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Le prelibatezze che hanno cambiato la storia

prelibatezzeÈ questo un momento particolarmente felice per la letteratura che si occupa di gastronomia: gli scaffali delle librerie scoppiano, e non solo di instant book televisivi, di ricettari d’autore o “cotti e mangiati”, ma anche di volumi che investigano con serietà sugli aspetti più profondi della storia del cibo, sulla filosofia e psicologia della sua fruizione, eccetera. E anche chi fosse dotato della più grande buona volontà nel seguire questo ormai rigogliosissimo movimento culturale, sarebbe seriamente tentato di arrendersi usando le parole di Massimo Troisi: io sono solo uno che legge, quelli sono tanti che scrivono!

Ma poi, viene da pensare, tutto ciò trova una autentica giustificazione nella quantità e qualità della materia affrontata? il cibo ha avuto un ruolo realmente importante nella storia umana (attraverso risvolti politici, ecologici, economici, antropologici, simbolici, e così via) o è rimasto tutto sommato relegato in un ambito puramente nutrizionistico/sostentativo? Una risposta che va nella direzione della prima ipotesi la dà questo libro che, in relativamente poche pagine, fornisce un quadro esaustivo e convincente del rapporto cibo-storia, un rapporto di influenze reciproche e bidirezionali.

Il cibo e ciò che gli ruota intorno hanno condizionato la storia: basti pensare ai viaggi e alle scoperte geografiche motivate dalla ricerca delle spezie (Cristoforo Colombo non trovò quelle che cercava ma scoprì fagioli, zucca, mais e peperoncino, che peraltro nella cucina affiancò e per certi versi soppiantò pepe, cannella e chiodo di garofano) e ai tanti momenti di svolta in seguito a decisioni prese a tavola. Altri esempi: i fichi raccolti a Cartagine da Catone e arrivati ancora freschi a Roma convinsero i senatori a scatenare la terza guerra punica temendo un nemico prospero e troppo vicino; i banchetti a sfondo prettamente politico permisero nella Francia in vista dei moti del ’48 di aggirare le leggi anti raduno, e l’annullamento di uno di essi accelerò la fine della monarchia di Luigi Filippo. E si potrebbe continuare.

Lungo l’altro verso ci sono le modifiche impresse sulle abitudini a tavola dai fatti della storia come guerre ed assedi, magari sotto la forma di nuove produzioni o ricette ancor oggi famose. Si pensi ad esempio alla decisiva accelerazione subìta dalla produzione industriale dello zucchero da barbabietola dovuta agli scontri fra Napoleone e gli inglesi ed ai conseguenti blocchi dei rifornimenti dello zucchero di canna verso l’impero. L’inaugurazione della raffineria di Passy avvenne il 2 gennaio 1812 e alla caduta dell’Impero nel 1814 funzionavano 213 raffinerie per 4000 tonnellate prodotte. L’assedio dei turchi a Vienna portò all’introduzione da parte dei fornai dei croissant: gli hornchen, ossia le mezzelune, erano il simbolo del Gran Turco. E così via.

Una attenzione particolare è riservata dall’autore, come forse è comprensibile, alla storia della sua nazione, la Francia. E pazienza se, come precisa con puntiglio, “nell’invenzione del cappuccino l’Italia non c’entra”, essendo stato chiamato kapuziner un caffè con panna inventato in un locale di Vienna a due passi da un convento: lui saprà di certo (e forse il puntiglio è dovuto proprio a questo) a quale cultura si pensa oggi quando se ne ordina uno nei bar in giro per il mondo. Così come a quale Paese si pensa quando si desidera un buon caffè, anche se una “dimenticanza” gli impedisce di menzionarlo nei due ampli paragrafi ad esso dedicati, fitti di avventure, peripezie e retroscena.

Insomma, se durante la lettura qualche volta si viene sfiorati dal sospetto di una certa vocazione al nozionismo, di star leggendo una serie di “schede” erudite, diligentemente preparate e raccolte in modo da coprire la storia dell’uomo dagli egizi in poi, l’impressione che si ha alla fine è che sì, il cibo e la gastronomia hanno svolto un ruolo nella storia ben più ampio che il semplice sostentamento del corpo. Un’impressione che forse avevamo già, senza però averne le tante “pezze d’appoggio” che questo volume sa offrire.

Jean Vitaux
Prelibatezze della storia
Argo editore
183 pagg, 16 euro
Gennaio 2013

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