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Dalla Franciacorta alle Marche, tutti i premi di Barone Pizzini

Franciacorta (Brescia). Per Barone Pizzini le sfide sono un’esortazione determinante per crescere e continuare a migliorarsi: lo si era capito già molti anni fa, quando, prima cantina in Franciacorta, iniziò il processo di conversione all’agricoltura biologica. Lo conferma ogni giorno la passione che la grande “famiglia” Barone Pizzini, riversa in un progetto che ha messo al centro l’attenzione per il territorio, l’ambiente e le persone. Gente che ama sporcarsi le mani di terra, sentire il profumo del mosto in cantina, degustare attorno a una tavola il risultato del proprio lavoro. E quando le sfide vengono superate, i nuovi traguardi raggiunti sono la più grande ricompensa agli sforzi, la fatica e le risorse investiti per perseguirli.

Ecco perché Barone Pizzini accoglie con orgoglio il ricco bottino di premi che anche quest’anno arriva dalle guide di settore. Un riconoscimento di qualità che condivide la casa marchigiana Pievalta, che con il suo acclamato Verdicchio dei Castelli di Jesi San Paolo 2010, ha un vero e proprio ruolo da comprimaria nell’accaparrarsi i massimi onori.

Partiamo dalla guida “Vini d’Italia” del Gambero Rosso che ogni anno premia con i Tre Bicchieri il fior fiore dell’enologia italiana. Il massimo riconoscimento dell’edizione 2014 è andato sia al Franciacorta Brut Nature 2009 di Barone Pizzini che al Verdicchio dei Castelli di Jesi San Paolo 2010 di Pievalta. “Bibenda 2014, Vini e Ristoranti d’Italia”, lo storico vademecum dell’Associazione Italiana Sommeliers attribuisce il punteggio top, i Cinque Grappoli, al Franciacorta Bagnadore 2006, la preziosa Riserva della casa franciacortina che in questa annata si chiama eccezionalmente Bagnadore Decimo Terzo, in onore del socio fondatore Pierjacomo Ghitti, appartenente appunto alla tredicesima generazione della famiglia Ghitti detta “I Bagnadore”. E sempre il Bagnadore si aggiudica il massimo punteggio sulla “Guida Oro I Vini di Veronelli”: alla cuvée della Barone Pizzini sono infatti andate le Super Tre Stelle (appannaggio di vini che hanno ottenuto punteggio uguale o superiore a 93/100). L’ultima nata – ma già ai vertici in quanto ad autorevolezza – fra le Bibbie dedicate alla produzione vitivinicola del Belpaese, la prestigiosa “Slowine” edita da Slow Food, assegna premi a piene mani alla tenuta marchigiana Pievalta: dalla Chiocciola all’azienda, ovvero l’attestato alle cantine che si distinguono interpretando valori organolettici, territoriali, ambientali e identitari in sintonia con Slow Food; al titolo di Vino Slow, qualifica conferita ai prodotti di indubbia qualità e importanti valori culturali, di tradizione e di sostenibilità, per il Verdicchio dei Castelli di Jesi San Paolo 2010; fino alla nomina di Vino Quotidiano, riservato ai vini ottimi e con un prezzo contenuto, per il Verdicchio dei Castelli di Jesi 2012. E sempre il celebratissimo San Paolo 2010 si guadagna il titolo di Vino dell’Eccellenza della guida “I vini d’Italia” de L’Espresso, ovvero rientra a pieno titolo nella rosa di etichette a cui la storica coppia di curatori Rizzari-Gentili ha assegnato un punteggio di almeno 18/20.

Un elenco prestigioso che ricompensa l’impegno che la Barone Pizzini ha sempre dimostrato nel raggiungimento degli obiettivi qualitativi prefissati, rimanendo coerente a quella filosofia aziendale di attenzione per l’uomo, la sua salute e l’ambiente che sin dal 1998 ha portato all’adesione convinta e incondizionata dei metodi di coltivazione biologica. Il direttore Silvano Brescianini è solito affermare che “il biologico è il mezzo, il fine è la qualità”; e anche questa volta i fatti gli hanno dato ragione.

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