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Le favole del vino/Il Sommo e la contadina

di Francesca Ciuffi

sommoMi chiamo Sommo, ma non sono un poeta… anche se del poeta ho l’eleganza e l’estro…

Vengo da colline marchigiane, precisamente dalle colline intorno a Serrapetrona, nell’alto maceratese e se volete vi racconto la mia storia…

. ma di certo la fantasia è amica della poesia e dei sentori di nettari divini…

Eh già, perché io mi chiamo Sommo e sono un vino, un vino passito….. Nero, anzi color rosso rubino….. sebbene io provenga da acini di Vernaccia, di cui forse…. ai più, sono meglio note alcune mie “cugine in bianco”, come la Vernaccia di San Gimignano, per esempio….. fra l’altro ora che mi ci fate pensare…  quant’è che non la vedo…. chissà come sta!! So che la zia Gabriella, mia grande estimatrice ricorda sempre il gusto supremo delle farfalline alla Vernaccia, insegnatele da zia Luigina, ricetta autoctona, in cui rigorosamente occorre Vernaccia (bianca) di San Gimignano, che fusa con il sapore intenso della fontina Valdostana e la freschezza dei pomodorini pachino crea una superba armonia di sapore…. che acquolina!!

Tornando a noi, dicevo. . . sono un vino passito prodotto con il 100% di uve vernaccia nera. Insomma, sono un vino di razza pura…. Certo il nome che mi hanno assegnato, non è facile da sostenere…. mi fa apparire un po’ snob e questo non rispetta a pieno il mio animo sensibile, che si avvicina più a quello di un romantico poeta….. Le uve da cui derivo sono raccolte ad Ottobre e forse è per questo che sono un romantico, talora un poco malinconico, nel pieno delle corde dell’Autunno…. Le uve sono poste in appassimento naturale per circa quattro mesi…. e poi il mosto viene messo in vasche di acciaio inox per completare la fermentazione alcolica alla temperatura fresca di circa 23 gradi per 40 giorni… Ed è proprio durante questa “quarantena” che si forma il mio carattere…. che poi affino in barriques di rovere per nove mesi, come il tempo di un parto. La mia nascita la vedo proprio così: un faticoso, ma emozionante parto… le botti di rovere sono francesi e ciò mi rende agli occhi di molti ancora più snob, ma io, come dicevo poco fa, sento talora ingombrante tale eredità…. Soprattutto perché, un giorno, mi sono innamorato di una giovane, splendida, dolce, esile e delicata contadinella: Lia.

serrapetronaLia era la figlia del contadino a cui la zia Gabriella e lo zio Remo avevano affidato la vendemmia dell’uva Vernaccia, da cui poi dovevo nascere io…

Lia raccoglieva l’uva con l’eleganza di una principessa e talora quand’era inosservata, nascosta in un angolino della vigna, ne gustava qualche chicco, che portava alla bocca, assaporandone lentamente la dolcezza.. Ogni suo gesto era divino…

Di anno in anno si faceva più bella, ed io la osservavo dal tavolo di legno posto in fondo alla vigna, dove i contadini appoggiavano la bottiglia di Sommo (cioè IO) dell’anno prima degustandone un bicchierino ogni tanto, mentre raccoglievano i grappoli di Vernaccia e si pregustavano già il sapore del vino nuovo….. Ogni tanto invitavano Lia ad assaggiare un sorso di Sommo, ma lei era rigorosamente astemia. Niente da fare! Ci avevano provato in tanti a convincere la giovane contadina, ma lei aveva sempre resistito sottraendosi all’emozione di assaggiarmi…

E dire che avrei voluto tanto finire nella su ugola d’oro….. e forse sarebbe avvenuto un miracolo!!!

Finché un giorno, la zia Gabriella invitò alla sue tenuta, un conte con il suo giovane figlio, rampollo di una nobile famiglia di viticoltori francesi, che si erano arricchiti producendo supremi vini Sauternes, esportati in tutto il mondo, la creme de la creme dei vini passiti……Era giusto il tempo della vendemmia della Vernaccia Nera.

Philippe, così si chiamava il figlio del conte era un presuntuoso abituato ad ottenere tutto ciò che voleva, e indovinate un po’…. quell’anno, che si trovava ospite della zia Gabriella per una breve vacanza in Italia, di chi si invaghì…. Ma certo! Della bella Lia…..

Lei sembrava non mostrare alcun interesse per Philippe, ma lui faceva di tutto per mettersi in mostra e la riempiva di regali. Fu così che la giovane accettò l’invito di quel viziato giovincello ad andare alla festa del paese, fatta in onore della fine della vendemmia. Ballarono, risero e Lia sembrava davvero divertirsi. Philippe pensava di aver raggiunto il suo obiettivo…farla innamorare di sé… Mancava un ultimo particolare…un piccolo particolare a cui, però, Philippe teneva molto… Voleva iniziare Lia al vino…. ma non ad un vino qualunque… ad una divinità fra i passiti: il Sauterne Blanc, il principe dei Sauternes.. la perla rara della produzione di suo nonno Charles.

Ma Lia su questo risultava irremovibile. Dopo la festa in paese quella sera, i due giovani, la zia Gabriella, il conte De Tours, padre di Philippe e altri invitati alla festa tornarono alla villa della zia e si sedettero in veranda. Su un vecchio tavolo di legno erano appoggiate due bottiglie di Sauterne Blanc e una di me medesimo il SOMMO, fiore all’occhiello della Tenuta di Serrapetrona.

Philippe chiese al padre di Lia di chiamare Mario il sommelier di famiglia.

Mario arrivò e gli fu chiesto di aprire delicatamente la bottiglia di Sauterne, di farla ben respirare e poi di portare bicchieri di cristallo puro, che il conte De Tours non mancava mai di portare con sé in viaggio, ovunque si trovasse, nell’eventualità di aprire una sublime bottiglia della loro produzione…

E così fu fatto. Philippe si mise come un fiero Cicerone ad elencare tutte le caratteristiche e le virtù di quel vino. Si pavoneggia, si riempiva le labbra di parolone forbite e sembrava davvero un perfetto Narciso, solamente pieno di se stesso. Lia lo guardava ed ad ogni sua ampollosa parola, perdeva sempre più quel poco di ardore che prima l’aveva quasi accesa mente ballavano….. Infatti più lui parlava e più lei sentiva un fuoco arderle dentro…un impeto ad intervenire per fermare tutta quell’ostentazione, che lei ripudiava….

E fu allora che il vero miracolo avvenne. Lia osò un vero e proprio affronto a Philippe. Si alzò nel bel mezzo della sua dissertazione e disse:

“Ho vent’anni e nonostante sia figlia di un contadino a cui ogni anno è affidata una vendemmia, non ho mai assaggiato un goccio di qualsivoglia vino, ma adesso, se proprio devo cominciare – ed a queste parole Philippe la guardò soddisfatto, come ormai la avesse in pugno – inizierò con un vino le cui uve mi hanno spesso stregato per la loro ricca rotondità e la loro dolcezza armonica. Sì, inizierò con un sorso di SOMMO di Serrapetrona e così mi immergerò nell’ebbrezza di Bacco, che tanto avrebbe venerato questo vino dolce, schietto e sincero come questa terra, come queste uve…..”

Tutti rimasero ammutoliti, neppure un esperto sommelier avrebbe mai parlato così di un vino.

Il padre quasi non riconoscendo la propria figlia aprì anche la bottiglia di SOMMO e sotto gli occhi allibiti di Philippe, del conte e anche della zia Gabriella, ne versò un bicchiere e lo porse a Lia. La ragazza senza pensarci troppo, si portò il calice alla carnosa bocca, poi chiuse gli occhi e cominciò a sorseggiarlo piano, innamorandosene ad ogni goccia che finiva giù per la sua gola…..

L’ultima goccia del bicchiere scivolò sinuosamente dalla bocca di Lia e cadde a per terra… La ragazza allora aprì di scatto gli occhi e guardò in basso, dove si era posata.

E da quella goccia, improvvisamente, prese forma un bellissimo giovane dai capelli folti e neri, anzi neri con qualche sfumatura color rubino.. Il giovane guardò la ragazza, lei ricambiò lo sguardo, stettero alcuni secondi fermi uno di fonte all’altro, poi prendendosi la mano si avviarono verso la vigna confondendosi con il buio della notte, i profumi delle uve di Vernaccia nera messe a fermentare nei tini e il sentore di SOMMO che dalla bottiglia aperta si dissolveva nell’aria, offuscando qualsiasi altro odore….

E di loro, del loro volto illuminato, del loro perdersi l’uno nell’altra non si seppe più nulla, e quel ricordo sembra essere celato in questo meraviglioso passito di Vernaccia Nera di Serrapetrona: IL SOMMO.

Scheda: SOMMO (vino passito nero) della Tenuta Colli di Serrapetrona, Via Colli 7/8, Serrapetrona (MC) Italia.
Tel.  0733 908329, email: info@tenutacollidiserrapetrona.it

Color rosso rubino, complesso al naso, con note floreali e fruttate di frutti rossi e neri come la prugna, la mora, l’amarena, il mirtillo, con accenni speziati di cannella e cacao.

Dolce in bocca, ma non stucchevole, di corpo equilibrato e intenso. Si presta bene a valorizzare crostate alla frutta, pasticceria secca oppure semplicemente vino da degustazione serale al posto di un dessert. Titolo alcolimetrico non troppo alto per essere un vino passito: 13 % vol

Suggerimento di nutrizionista. Ho provato un bicchierino di SOMMO di Serrapetrona alla fine di una cena di pesce (dopo avere bevuto un ottimo bianco della Liguria). L’ho sorseggiato al posto del dessert e ne ho sortito una sensazione fresca e leggera che mi ha riempito la bocca di quel dolce, si….di certo amabile alla fine di un pasto, risparmiando, però, calorie superflue e quella sensazione di pesantezza che talora un dolce complesso rilascia allo stomaco, se consumato quando non si richiederebbe…… (“perle di saggezza nutrizionistica”).

L’immagine dell’etichetta del Sommo è tratta dal sito vinit.net, quella della vernaccia nera in appassimento dal sito turismomarche.com

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