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Le storie di coraggio (del vino italiano) di Oscar Farinetti

farinettaIl primo punto del riassunto finale di questo “Storie di coraggio” di Oscar Farinetti, compilato sul modello di quelli che l’imprenditore fa dopo ogni riunione, recita così: “Il vino: oggi per me è ancora più importante di quando sono partito. È diventato vitale”. C’è da drizzare le orecchie, anche perché una affermazione come questa si accorda con i rumors che vedono Eataly oggetto di desiderio della Cassa depositi e prestiti, il gigantesco salvadanaio statale pensato per dare sostegno al Made in Italy oltre che di fondi d’investimento privati, e Farinetti intenzionato a concentrarsi sul suo amato vino.

D’altronde i segnali c’erano tutti: padre di Barbaresco e madre di Barolo, il ciuccio intinto nel vino dal nonno, le vendemmie a Fontanafredda per 500 lire l’ora, poi di nuovo al lavoro ad etichettare le bottiglie di una piccola cantina di Alba. Ma in famiglia non possedevano terra, quindi arrivò la passione per gli elettrodomestici, quindi Unieuro, il famoso spot con Tonino Guerra che fece storcere la bocca a molti ma che consentì al grande poeta e sceneggiatore, naturalmente dimenticato dallo Stato, di vivere con tranquillità. Poi l’appagamento, la vendita di quello che era diventato un colosso e, oltre naturalmente a Eataly, la progressiva acquisizione di cantine culminata con due realtà storiche di Langa come Fontanafredda (ceduta da Monte dei Paschi perché impegnata nel brillante affare Antonveneta) e Giacomo Borgogno & Figli.

La figura di Farinetti ha diviso gli animi fin dall’inizio. Quando cominciò a farsi conoscere era il momento dei blog in cui l’enogastronomia ispirava mitomani e liti deliranti. Oggi sembra che in rete ci sia un pochino più di equilibrio, eppure sembra non si riesca a decidere se Farinetti è quello che traghetta l’enogastronomia di qualità dalle asfittiche nicchie degli iniziati a realtà macroeconomica “buona”, ispirata all’amore, o un imprenditore dopo tutto come gli altri (si vedano le polemiche sugli otto euro l’ora con cui paga i dipendenti e le perquisizioni al personale che finisce il turno, alle quali ha peraltro gagliardamente replicato in un’intervista a Il Fatto.)

Ma veniamo a questa cavalcata che si è svolta dal 10 al 14 aprile da nord a sud, dalla Val d’Aosta di Costantino Charrère alla Sicilia di Donnafugata e Planeta, passando per il Piemonte di Walter Massa, Beppe Rinaldi e Angelo Gaja, il Veneto di Marilisa Allegrini, il Friuli di Josko Gravner, la Toscana degli Antinori e degli Incisa della Rocchetta, le Marche di Ampelio Bucci e l’Umbria delle sorellastre eredi di Lungarotti. Insomma, un mélange di imprenditori a tutto tondo e vignaioli veraci, con una l’attenzione comunque concentrata, nelle conversazioni, sui fatturati e i numeri aziendali.

Nelle interviste Farinetti imbastisce il discorso in modo ficcante ma anche bonario, “parlando come mangia”, senza temere di far la figura del sempliciotto, con il suo socio in Eataly Japan Shigeru Hayashi che snocciola le degustazioni dei vini protagonisti di ogni visita con implacabili raffiche di riconoscimenti ed interessanti abbinamenti con la cucina giapponese. Di tanto in tanto la notizia, la chicca o il graffio. Come quando Gaja contrappone orgogliosamente la figura di suo padre, sempre positivo, a quella di Bartolo Mascarello, considerato bravo ma “lamentoso”, e rivela che Mondavi, prima che a Frescobaldi, propose a lui una joint-venture. O il racconto degli amori transoceanici di Marilisa Allegrini, o la figura in qualche modo misteriosa di Gravner. Con Antinori (che a p. 186 sembra peraltro scambiare il vino Nebbiolo con il Barolo) si arriva a parlare di Ebitda senza dire cos’è, da Incisa si scopre che la passione più grande sono i cavalli, e così via.

E la politica, si dirà? Sì, perché Farinetti è stato fin dall’inizio un fervente sostenitore di Matteo Renzi e dopo che questi ha trionfato si è vociferato di una sua candidatura addirittura per la regione Piemonte. “La politica da sola non basta. Anzi, vorrei che non fosse troppo invasiva. Deve solo creare le condizioni perché le potenzialità dei singoli si liberino”. Chi è di sinistra si sarebbe potuto aspettare qualcosa di più dal figlio del comandante Paolo della XXI Brigata Matteotti. Ma visti i tempi accontentiamoci, e facciamoci contagiare dall’idea che esista veramente una imprenditoria con qualche idea sana da spendere.

Oscar Farinetti, con Shigeru Hayashi
Storie di Coraggio, 12 incontri con i grandi italiani del vino
Mondadori Electa (Ottobre 2013)
340 pagg, 16,90 euro; ebook 6,99 euro

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