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Mini verticale “BBB”: Bolgheri, Barolo e Brunello di Montalcino simpaticamente a confronto

Pagli, Satta e GabrieleLIVORNO – La delegazione Fisar di Livorno si conferma una delle più attive in Toscana. Tra le altre iniziative organizzate durante l’anno è da sottolineare il ricco programma che ha accompagnato per una settimana l’evento Maredivino: l’importante rassegna dei vini della Provincia di Livorno, ospitato nella suggestiva cornice del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo, giunta alla quarta edizione in un crescendo di pubblico e produttori (quest’anno anche alcuni ospiti stranieri). Così, a degna conclusione della manifestazione, la delegazione labronica, presso la propria sede di via Calafati, ha proposto questo interessante confronto di terroir. In verità l’ideatore è stato Michele Satta, noto ed ormai “storico” vignaiolo bolgherese, il quale trovava attraente la degustazione in forma di “mini verticale” consistente in tre vini rappresentativi di tre delle zone di eccellenza della viticoltura italiana, che non mancano mai sugli scaffali delle più prestigiose enoteche e ristoranti all over the world.

I protagonisti della serata sono stati il Piastraia di Michele Satta per Bolgheri, il Barolo Bussia di Giacomo Fenocchio e il Brunello di Montalcino di Valdicava. Le annate non omogenee non hanno rappresentato un problema per il pubblico esperto, i vini sono riusciti comunque ad esprimere le caratteristiche organolettiche dei propri terroir e ad essere ben identificabili nelle diverse vendemmie.

Piastraia Satta

A presentare le cantine e i vini sono intervenuti Michele Satta stesso, Riccardo Gabriele curatore delle pubbliche relazioni per Fenocchio, ed Attilio Pagli enologo di Valdicava (nonché tuttora collaboratore di Satta). Su Michele Satta e la sua azienda rimando volentieri ad un articolo che scrissi tre anni fa, aggiungendo solamente che per il futuro Piastraia Michele si è proposto di passare lentamente dall’equa ripartizione dei vitigni che lo compongono (sangiovese, syrah, cabernet sauvignon e merlot), ad un blend con una significativa diminuzione del sangiovese.

Di Valdicava, Pagli ha esposto velocemente i tratti essenziali: circa 27 ettari vitati a sangiovese grosso localizzabili nell’area nord della denominazione. L’avventura parte negli anni ’50 e l’attuale proprietario, Vincenzo Abruzzese, prende le redini dell’azienda familiare nel 1986. Pagli tiene ad evidenziare il percorso intrapreso negli ultimi dieci anni con la collaborazione di un fisiatra per gestire al meglio le fasi fenologiche della vite: al momento sono effettuati pochissimi trattamenti poiché anche le malattie (alcune) sono “necessarie” per fortificare le piante e migliorarne i frutti; non tutto il male vien per nuocere. La vinificazione è un mix fra tradizionale e moderna, impiegando quindi sia botti grandi che barrique.

L’ultima introduzione spetta a Riccardo Gabriele per parlare di Fenocchio: l’azienda storica (nel 1864 le prime vigne) situata nel cuore del Barolo, può vantare proprietà in quattro famosi cru – Bussia, Cannubi, Villero e Castellero – per un totale di circa dodicimila bottiglie di barolo, oltre al resto dei vini tipici della zona. Dalle prime bottiglie datate 1901 è passato un po’ di tempo, fino alla vera svolta commerciale avvenuta dopo il 1950, mentre l’attuale “condottiero” Claudio pianifica le “strategie” dal 1989, anche se, essendo un classico tradizionalista da lieviti indigeni e botti grandi, a dettare il passo ci pensa di più la natura. L’enologo di supporto è il bravo Emiliano Falsini, allievo di Pagli … insomma anche qui il buon Attilio ci ha messo lo zampino.

Barolo Bussia Fenocchio

La degustazione parte con le annate più giovani e Davide Amadei, uno dei più capaci direttori di corso della delegazione, si fa carico di descrivere il vino nel bicchiere in uno scambio d’impressioni con gli intervenuti:

BOLGHERI PIASTRAIA 2009: figlio di un’annata mediocre dovuta ad una certa umidità prolungata sul finale sebbene sulla costa toscana i venti marini abbiano attenuato il fattore negativo. Si presenta di un bel rubino carico; al naso è morbido, con un frutto, specialmente mirtillo e ribes nero, maturo e ben espresso. Inizialmente colpisce anche per un sentore di pasta lievitata poi subentra decisa la speziatura, pepe e chiodi di garofano, per poi tornare sul frutto e ricordi d’inchiostro. Piacevoli le note balsamiche mentolate. In bocca è corrispondente, regna l’equilibrio risultando così un vino elegante e vellutato nello scorrere grazie anche ad una buona acidità e a tannini maturi.

BAROLO BUSSIA 2009: nasce da cinque ettari piantati nella sottozona Bussia (Sottana) nel Comune di Monforte d’Alba. Il colore non lascia dubbi sulla tipologia di vino con la sua affascinante trasparenza. Al naso evidenzia il floreale della rosa, la piccola frutta rossa, iodio e un tocco di rosolio. In bocca mostra tutto il carattere dei barolo di questa zona con un attacco deciso, austero e dai tannini “pimpanti”, la freschezza agevola la beva nonostante un certo ritorno alcolico; sul finale ancora le note di rosolio.

Brunello di Montalcino Valdicava

BRUNELLO DI MONTALCINO VALDICAVA 2006: il colore sorprende per i toni scuri superiori alla media evidenziando sin d’ora il “piglio” mascolino. Un gradevole floreale di viola introduce una bella frutta, specialmente nera, prima di scendere nella terra e nel minerale. La dolcezza del tabacco e la freschezza della liquirizia rifiniscono il quadro olfattivo. Al palato è vibrante, fresco e decisamente profondo; pregevole la trama tannica nonostante la gioventù.

BOLGHERI PIASTRAIA 2005: torniamo in quel di Bolgheri, quattro vendemmie prima del precedente. Il profilo aromatico è cambiato decisamente, il frutto ha ridotto l’ampiezza ma è sempre ben presente, più evidenti i richiami di macchia mediterranea e di speziatura (anche un vago ricordo di mortadella). Anche in bocca i sentori vegetal-balsamici sono più incisivi, la frutta rimane in secondo piano facendosi sentire in particolare sul finale. Nonostante l’annata abbastanza calda il vino vanta una certa eleganza grazie ad un buon equilibrio complessivo ed una piacevole trama tannica.

BAROLO BUSSIA 2004: grande annata nel Barolo e nel bicchiere non delude le aspettative. L’olfatto è estremamente fine ed elegante: soffi floreali introducono la piccola frutta rossa, sfumature agrumate di bergamotto, una leggera balsamicità e un tocco di cipria; i terziari sono ancora restii ad emergere chiaramente. Al palato è subito evidente la qualità dei tannini e la stupenda profondità donata da una discreta vena minerale, al quadro olfattivo si aggiungono sentori di sottobosco. Chiude lunghissimo.

BRUNELLO DI MONTALCINO VALDICAVA 2005: l’annata non è stata delle migliori, il freddo ha rallentato la maturazione.  Il quadro aromatico non colpisce per intensità, è comunque interessante per l’equilibrio tra note fruttate (marasca, mirtillo), legno e sentori terrosi-minerali. Al palato la corrispondenza conferma un’ampiezza limitata, la progressione evidenzia un calo al centro bocca e dei tannini decisamente vivi.

Vini nei bicchieri

BOLGHERI PIASTRAIA 2000: l’ultima tripletta dei vini più vecchi parte con un Piastraia non proprio in forma. Il naso un po’ evoluto gioca a favore dei toni scuri dei terziari, un filo di speziatura e balsamicità portano freschezza al quadro complessivo. In bocca una certa complessità parte su note dolciastre di frutta surmatura e chiude in netto contrasto su note mandorlate. Buoni i tannini.

BAROLO BUSSIA 2000: altra ottima annata sebbene reputata non ai livelli della 2004. Sempre molto eleganti le note floreali e agrumate di mandarino specialmente; la frutta rossa inizia leggera per poi aumentare d’intensità aprendosi. La bocca è corrispondente, la frutta si avverte maggiormente che al naso e si avvertono anche sfumature di erbette aromatiche, goudron e rosolio. Armonico ed elegante sfoggia un’ottima trama tannica.

BRUNELLO DI MONTALCINO VALDICAVA 2004: peccato non aver concluso con un’annata più vecchia, magari la 2001, ma questa 2004 ha dato bella prova di sé. Al naso è complesso ed equilibrato, la frutta rossa e nera è ben supportata dai sentori terrosi, speziati e di grafite mentre soffi balsamici e di note di liquirizia donano freschezza. In bocca corpo e struttura non mancano, i tannini sono sempre ben presenti e di buona fattura. Un vino dal lungo avvenire ma già decisamente godibile.

Foto:

1) da sinistra Pagli, Satta e Gabriele; 2) bottiglie di Piastraia; 3) bottiglie di Barolo Bussia; 4) bottiglie di Brunello Valdicava; 5) vini nel bicchiere da sinistra a destra Piastraia-Barolo Bussia-Brunello Valdicava, dall’alto al basso le annate dalla più giovane alla più vecchia.

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