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Vinexpo e il bordolese, un viaggio nell’Universo Vino. Seconda parte, i vini della Loira

Con questa seconda parte continuiamo il racconto della nostra visita a Vinexpo 2013 e nel bordolese; qui sotto il seguito del racconto interrotto nel precedente articolo , lasciando poi spazio al collega Urano Cupisti per un approfondimento sui vini della Loira degustati in questa occasione. Segnalo poi un altro articolo, pubblicato di recente,  frutto di questa esperienza,  sul Domaine Départimental d’Ognoas:

Riprenderò  il racconto,  nella terza parte, con le altre degustazioni dal Vinexpo 2013 e con le visite ad una azienda di Saint-Emilion e la tradizionale visita finale a Chateau d’Yquem;  ma ecco il resoconto della prima giornata al Vinexpo.

BORDEAUX – La mattina ci attende una levataccia, dato che il pullman che collega Arcachon a Bordeaux, e quindi al Vinexpo, parte alle 7,30. Ci consola, prima del viaggio, una pasticceria che sforna magnifici croissant fin dalle sei di mattina.

Il viaggio si svolge nelle foreste di pino che si sviluppano dall’Atlantico fino alla periferia della città, e poi nelle zone residenziali della città stessa, dato che il centro esposizioni Le Lac è situato all’esterno della Rocade, a nord della città.

All’arrivo basta passare nell’ingresso riservato ai giornalisti, stamparci in automatico il pass e siamo dentro. Senza un programma preciso si rischia di vagare come bambini al luna park, ma noi abbiamo una serie di appuntamenti che partono dall’ingresso all’area giornalistica, dove ogni giornalista accreditato è dotato di una cassetta della posta interna e dove le aziende depositano gli inviti per le varie degustazione/eventi/presentazioni che si svolgono durante la giornata.

In programma abbiamo la degustazione di Riesling dolci tedeschi di varie annate e zone, la presentazione delle annate 2011 e 2010 dell’Union des Grands Crus de Bordeaux.

La prima tappa dunque è raggiungere la zona giornalisti passando attraverso gli stand disposti su molte file nel lungo padiglione principale. Nonostante il nostro programma preveda orari precisi, non ci possiamo esimere dla degustare prima dell’ora di pranzo alcuni vini della Loira.

Eccone il resoconto che ne fa il collega Urano Cupisti, che con noi ha assaggiato i vini.

loiraLa regione di provenienza dei vini si chiama Pays de la Loire, e da questo si capisce il legame stretto con la sua storia. “Paesi della Loira” come i trecento Castelli rinascimentali disseminati più o meno lungo gli argini del grande fiume. Nomi di città dai ricordi miliari dell’epopea francese come Nantes, Cholet, Angers, Saumur, Poitiers, Le Mans, Tours, Amboise, Blois, Bourges e Orléans. Il fiume Loira, il più lungo della Francia con i suoi quasi mille chilometri, nasce nel territorio montano del Comune di Sainte-Eulalie, nel Massiccio Centrale, e ha da sempre segnato il confine tra nord e sud nelle arti, nelle lettere, nel pensiero. Ma l’elemento più interessante è che il suo bacino idrografico ricopre più di un quinto dell’intero territorio nazionale, ben 117.000 chilometri quadrati, ciò che crea una successione di microclimi particolari che favoriscono il rigoglire di vigneti nella vasta area che degrada verso le rive del fleuve royal.

L’ultimo viaggio fatto da quelle parti è stato durante la visita al Padiglione de Les Vins de Loire , in occasione del Vinexpo di Bordeaux. La grande carta geografica ha ben evidenziate le quattro zone vitivinicole di riferimento, immagini proiettate dovunque per vivere, come in un grande Cinerama, la dolcezza di luoghi armoniosi, il contatto con i vignerons che raccontano fedelmente un territorio, la sua gente, la storia, le tradizioni. Espressioni fedeli di un legame di continuità.

Dalla cittadina di Sainte-Eulalie, più ricordata per gli alpeggi e i meravigliosi formaggi, dove il vino è il risultato di processi ancestrali, fino ad arrivare alla prima grande zona vitivinicola, la Centre-Loire con i piccoli ma famosissimi comuni che formano le AOC di Sancerre, Poully sur Loire, Poully Fumé, Coteaux du Giennois. Terra di bianchi di grande ricchezza, dove prevalgono il Sauvignon Blanc e il Melon. Dopo la grande ansa del fiume nei pressi di Orléans, ecco la seconda grande zona, la Touraine. Les vins di Chinon, Touraine, Amboise, Vouvray con i cépages blancs Chenin e Melon, cépages rouges Cabernet Franc e Gamay e  vini rosé prodotti con gli stessi vitigni.

Percorrendo gli argini del fiume arriviamo nella terza grande zona, Anjou e Saumur. I bianchi qui sono fruttati e generosi, i rossi luminosi con un vivo rubino, con note di frutti di bosco e toni aromatici, i rosé profumati e leggeri. In particolare il rosé di Anjou, adatto ad accompagnare les huitres bretonnes. I cépages presenti  sono Melon e Chenin per i bianchi, Cabernet Franc per i rossi e i rosati. Infine, vicino all’inizio del grande estuario c’è la quarta grande zona, Pays Nantais. Prevalentemente vitigni bianchi, Melon soprattutto, che da quelle parti prende il nome di Muscadet, con le AOC di Sèvre-et-Maine, Coteaux de la Loire e Coteaux de Grandlieu. Vinificazioni con permanenze sui lieviti anche per lunghi periodi e particolarmente abbinabili alle ostriche, in particolare alla qualità belon.

Interessanti Les Vins À Fines Bulles: a questo proposito, molti pensano che il secondo polo spumantistico francese sia l’Alsace. No, è la Vallée de la Loire, dove il primo spumante prodotto, precisamente a Saumur, risale al 1811. Les vins mousseux, elaborati con il metodo tradizionale (nella Champagne è chiamato champenoise, in Italia Metodo Classico), sono eleganti e finemente aromatici. Interessanti anche per la quantita prodotta: oltre 350.000 hl su base annua.

Gli assaggi

Riporto alcuni degli assaggi effettuati giudicati eccellenti, evitando i mostri sacri conosciuti nel mondo come Baron d’L, Didier Dagueneau e Masson-Blondelet per il Poully, Lucien Crochet, Pascal Jolivet e Marnier-Lapostolle per i Sancerre .

Ubert Brochard, viticoltore in Sancerre. Quando si dice Sancerre bisogna distinguere. Terroir nei terroirs. La produzione migliore è nella frazione di Chavignol, nella celebre Côte des Monts Damnés. Un Sauvignon Blanc che trae dalla sua esposizione eccezionale la grinta dell’eccellenza.  Il Vieilles Vignes è prodotto con uve selezionate dalle vecchie vigne, raccolte a mano e vinificate in tonneaux da 600 litri. Colore dorato, con una complessità dominata da eleganti sentori fumé. Sapido e aristocratico, di ottima persistenza. Chapeau! Interessante anche una versione non filtrata. Secco e fruttato, ideale per le serate estive, lo vedrei bene in abbinamento alle crudité e alle ostriche.

Dello stesso viticoltore ho assaggiato il Poully-Fumé prodotto sull’altra sponda del fiume, a nord, dal nome greco Akis (spina, punta), con un naturale riferimento alle barriques d’acacia. Rotondo, fiori bianchi, miele. Direi interessante, diverso.

Christophe Gadais, viticoltore in Sèvres et Maine, zona Muscadet. Una vera emozione. Vini che riflettono in pieno il territorio di provenienza  e il particolare sistema di vinificazione. L’affinamento sui lieviti che dona quel piccolo effetto di vin mousseux oltre ai sentori tipici di boulangerie. Il migliore per le ostriche belon e creuse e i grandi plateaux des fruits de mer. Provatelo su di una trota guarnita da champignon: una delizia. Ma veniamo ai vini del Domaine Gardais Père&Fils. Cuvée Emotion, da considerare il vino base, un vino fresco, di bassa gradazione, da bere entro l’anno, piacevole. Il Vieilles Vignes, da un impianto di oltre 80 anni, prodotto solo nelle annate eccellenti. L’ho definito sublime. Un sorso di Muscadet d’Exception. La Grand Réserve du Moulin. Proviene da un territorio diverso, posto verso l’atlantico. Pieno, grintoso, vuole il pesce grigliato. Infine il top di gamma: Les Perrières Monopole. Dietro c’è la storia “vignaiola” della Famiglia Gadais, nata  nel 1950 alle porte del Borgo Saint-Fiacre, sulle rive del minuscolo affluente Maine. Anche questo, prodotto soltanto nei grandi millesimi, è frutto di una vinificazione che gli permette di arrivare a 10-12 anni d’invecchiamento. Christophe mi sussurra, con tutta la discrezionalità francese, che ha il taglio di un grande Borgogna. Forse perché pensano che il melon altro non sia che un clone di chardonnay. Ne è convinto. Da parte mia posso dire che è eccellente, bello a vedersi, naso complesso con note evidenti di vaniglia, intenso, grintoso, con finale caldo e persistente. Un Muscadet diverso, che vedrei meglio con il crostaceo dell’Atlantico, l’Homard in una delle oltre 75 ricette au chaudron. Voglio provocare: una pizza con homard au chaudron. Perfetto.

E non mi sono fatto mancare i rossi. I rosé di Anjou, i rossi di Saumur (buonissimo il Moulin Touchais) a base Cabernet Franc, chiamato anche Breton, e per finire un tocco di dolce. Coteaux de l’Aubance, di fronte a Angers, con vini a base di chenin blanc con un certo residuo zuccherino. Consiglio l’abboccato Cuvée des Nonnes e il dolce Cuvèe de l’Abbesse del Domaine  “tutto al femminile” Roche-aux-Moines.

Questa è stata la mia Loira al Vinexpo.

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