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Le Bertille: il vino buono di Montepulciano

fascia_mpLo confesso, non era mai sbocciato l’amore tra me e il Nobile di Montepulciano, così come non avevo una particolare inclinazione per la versione “Colli Senesi” del Chianti. Ebbene, mi sbagliavo. C’è voluta l’insistenza di una persona che mi ha convinto a provare di nuovo questi vini, sottoponendomi un’azienda giovane che nel 2006 imbottiglia il suo primo Nobile (annata 2003), grazie alla scelta coraggiosa e sincera di Olimpia Roberti, avvocato figlia di avvocato (Saverio), che trasforma la tenuta di famiglia, storicamente dedicata alle vacanze, in un’azienda vinicola. Il Podere Le Bertille, due ettari a 450 metri sul livello del mare, nel territorio di Poggiano, è dunque la storica parcella che dal 1971 forniva il vino a familiari e amici; poi, trent’anni dopo, è arrivato il Podere Casella, otto ettari leggermente più bassi, nel territorio di Canneto. La tenuta e i vigneti si estendono dunque a ovest e sud-ovest di Montepulciano e qui, dove è cresciuta nel tempo libero, Olimpia ha scelto di vivere per sempre dedicandosi a una passione respirata a pieni polmoni che oggi ispira i suoi vini.

attesa4Il vino di vertice dell’areale è ovviamente il Nobile di Montepulciano, il cui attuale disciplinare prevede almeno il 70% di sangiovese, che qui si chiama prugnolo gentile; il restante 30% di vitigni toscani, che possono concorrere al conseguimento della “fascetta” (con un 5% massimo di uve bianche), sono in effetti un patrimonio estremamente ampio che consente uno spettro di soluzioni fin troppo variegato, tale da non fornire, volendo argomentare il mio atavico dissapore con l’etichetta, un’identità specifica e immediatamente riconoscibile. Da qualche tempo molti produttori di Montepulciano, inoltre, propendono per l’utilizzo anche di Merlot e Cabernet Sauvignon che, associato all’uso di barriques francesi, orienta le fragranze dei vini verso una bevibilità più internazionale, agevole e godibile. Questa lettura ha però dei detrattori, che sposano invece una tradizione più conservatrice e meno omologata, fatta di grandi botti di rovere di Slavonia e lunghe macerazioni, con l’utilizzo di vitigni autoctoni come Ciliegiolo, Colorino, Canaiolo o Mammolo. Personalmente, nonostante ci siano ambiti in cui apprezzo molto l’intervento delle uve francesi e dei piccoli legni nuovi, sono incline ai sapori forti, alle fragranze incisive, al carattere deciso e a volte scorbutico dei vini più tradizionali, ma questo vale in generale.

Le Bertille fa parte di quel novero di produttori che ricercano nella tradizione l’identità di un territorio e trasmettono questa filosofia nei vini che lo rappresentano, come il Vino Nobile o il Rosso di Montepulciano. Nonostante ciò, cercando di appagare tutti i gusti, realizzano un vino dal taglio internazionale, come L’Attesa, che non ha la pretesa di “fare” il supertuscan, ma si fa bere con grande soddisfazione. C’è poi il Chianti che, nella versione docg Colli Senesi, la grande sottozona che abbraccia diversi comuni del senese, offre un buon profilo con un pizzico di Merlot. Come detto ho avuto la fortuna di assaggiare questi vini ed ho così scoperto un potenziale notevole e un’espressività davvero marcata, in vini dal rapporto qualità/prezzo invidiabile; non mi dilungherò nel dettagliare le schede tecniche di produzione, per le quali rimando al sito aziendale, ma certamente val la pena raccontare un incontro sensoriale molto positivo.

chiantiChianti Colli Senesi Docg 2009

Composizione fatta al 75 % di prugnolo gentile, poi canaiolo (10%), merlot (10%) e colorino (5%); vinifica, macera e fermenta in tini di rovere di Slavonia, e nello stesso legno (botti da 20 hl) matura per ben 10 mesi. Il vino è brillante, rubino scuro dai riflessi violacei, con profumi freschi di bacche di sottobosco e un tocco floreale di viola. In bocca è prettamente fruttato, prevale la prugna e poi la ciliegia, agile e moderatamente complesso; la struttura, nonostante il legno, non è possente e la persistenza non è lunghissima, ma la beva è equilibrata e docilmente tannica, lasciando una traccia sapida interessante che, con un pizzico di pepe e sentore di chiodi di garofano, appaga.

RossoRosso di Montepulciano Doc 2010

Bel vino, realizzato con 80% di prugnolo gentile e 10% di ciliegiolo e colorino, che macerano e fermentano in acciaio, dove il mosto svolge anche la malolattica, poi affina in piccole botti di rovere di Slavonia (da 550 litri) per circa otto mesi. Il colore è ancora intenso e vivido, con una spiccata nuance floreale di violette che solo dopo si apre al fruttato, un naso pulito e avvolgente. Al palato sviluppa una progressione altrettanto avvincente, ma la frutta rossa diventa protagonista: la ciliegia matura, la susina e il ribes. Il Sangiovese fa il suo e i tannini si amalgamano alle fragranze, il nerbo acido sostiene i sapori e la deglutizione restituisce una profondità che non ti aspetti, fatta di humus e pepe bianco.

nobile_retro2Nobile di Montepulciano Docg 2008

Il sangiovese sale ancora (85%), colorino, ciliegiolo, canaiolo compongono il restante 15%; vinifica in tini troncoconici sempre e rigorosamente di rovere di Slavonia, svolge una breve macerazione prefermentativa a freddo e poi una fermentazione alcolica con lunga macerazione sulle vinacce. Svolta anche la malolattica, il vino viene trasferito in piccoli carati (550 litri) dello stesso legno (ma con pochi passaggi) per un anno, quindi affina ulteriormente per un altro anno in botti più grandi (40 hl). Dunque una lunga e attenta lavorazione, che realizza un prodotto scuro e impenetrabile, dagli aromi compositi che abbracciano il sottobosco e il bouquet floreale, lasciando decifrabile una traccia fruttata di mirtilli e more. La bocca viene investita da un sorso denso e incisivo, in cui i tannini mordono e il frutto è pastoso, in confettura, su un sottile tappeto di goudron; il respiro post-beva riverbera un variegato e lungo intrigo di fragranze, che si allungano al palato lasciando aromi di pepe rosa, cannella e liquirizia.

Nobile di Montepulciano Docg 2007

Stessa composizione e stessa lavorazione, per un vino rosso rubino, intenso, cupo e con riflessi vagamente granati. L’approccio olfattivo è complesso, tra sentori floreali di viola e rosa appassita che avvolgono fragranze fruttate di amarena, con note funginee e speziate di cuoio e concia. L’ingresso in bocca è elegante, felpato e vibrante, strutturato e profondo, con richiami maturi di prugna e lamponi, accompagnati da una trama tannica morbida e cremosa. La deglutizione restituisce un velo speziato di tabacco e noce moscata, con una scia iodata e una lunga e terrosa persistenza retronasale che resta a lungo sul timbro balsamico.

attesaL’attesa 2008

Questa Igt recupera l’apporto del merlot (20%) a integrare la base di sangiovese (65%), completando il blend con colorino (10%) e ciliegiolo (5%). Come detto non persegue il fenomeno supertuscan, ma conserva l’identità toscana del sangiovese e delle uve autoctone, abbracciando un registro più immediato e funzionale con l’uso del merlot. Vinifica, macera e fermenta in tini di rovere di Slavonia, ma svolge la malolattica in acciaio; viene poi travasato in piccole botti (550 litri) di rovere francese, dove matura per un anno e quindi affina un ulteriore anno in bottiglia. Colore serrato, rubino carico e concentrato. Il naso rivela aromi balsamici di eucalipto che si sviluppano su un registro fruttato che ricorda il melograno e il mirto; l’apertura finale rivela un riverbero vanigliato. Al palato è morbido e avvolgente, con sentori di marasca e visciola, il tessuto tannico è setoso e lega le fragranze per una deglutizione gustosa dall’impronta di liquirizia che lascia un ricordo speziato piacevole di pepe bianco, cannella e tabacco.

 

 

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