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Oggi va di scena Il Caberlot: verticale storica. Nel segno dell’unicità

Caberlot_sfilata bottiglieGli architravi portanti di una fama divenuta nel frattempo più o meno planetaria possono probabilmente riassumersi in quattro punti angolari: unicità del vitigno, unicità dei luoghi, tirature limitate, singolarità espressiva. Tutti e quattro, ognuno con il proprio peso, hanno concorso e ancora concorrono al privilegio, alla esclusività e alla bellezza, se parliamo del Caberlot. Anche se, a ben vedere, è soprattutto la singolarità espressiva che ha elevato questo inusuale percorso di vita e di vigna, intrapreso 25 anni orsono dalla famiglia Rogosky in quel di Mercatale Valdarno, a percorso virtuoso. Senza la palese singolarità organolettica mostrata fin dagli esordi da uno specialissimo rosso di Toscana chiamato Il Caberlot, forse tutta questa storia avrebbe preso un’altra piega, e le parole per raccontarla sarebbero state altre. E invece qualcosa è accaduto.

Così, questo strano monovitigno (sì, perché di monovitigno trattasi), naturale incrocio di cabernet franc e merlot rinvenuto negli anni ’50 del secolo scorso in una vigna dei Colli Euganei e studiato con dovizia di particolari dall’agronomo Remigio Bordini (poi divenuto consulente della cantina), è stato accolto e piantato con intuizione, entusiasmo e una adeguata dose di scelleratezza da Wolf Rogosky al momento di pensare che cosa fare di quel bel podere appena acquistato sulle colline del Valdarno. Eravamo negli anni ’80 del secolo scorso. Il podere fu chiamato Il Carnasciale, lo strano vitigno incrociato, con istintiva crasi, caberlot. E fu marchio registrato. Così che attualmente il caberlot, inteso come uva, viene coltivato e vinificato solo lì, al Podere Il Carnasciale, sui terreni gialli di sabbie e arenarie dell’epoca Messiniana che costituiscono lo zoccolo duro di un terroir dimostratosi poi miracolosamente elettivo.

Caberlot_bottiglieProdotto a partire dalla vendemmia 1988 e solo in formato magnum, l’esigua produzione è relativamente cresciuta nel tempo grazie all’ampliamento del piccolo parco vigneti. Oggi si viaggia nientepopodimenoche sull’ordine delle 3000 magnum annue! Ha toccato fin da subito prezzi proibitivi ma nel contempo si è ritagliato spicchi sempre più grandi di credibilità, dimostrando nei fatti come il progetto vitivinicolo imbastito non prestasse più di tanto il fianco a scettici detrattori d’ogni dove sotto il segno della “puzza sotto al naso”, ma avesse semplicemente l’ardire di puntare in alto: elaborare cioé un vino unico e senza compromessi. Negli anni, in effetti, il Caberlot si è letteralmente nutrito della sua unicità caratteriale, ma ha trovato sul cammino un buon compagno di strada: il vino cadetto Il Carnasciale, esso pure da uve caberlot, esso pure buonissimo, prodotto in bottiglie normali e dai prezzi più “umani”. Densità di impianto importanti e basse rese, solitamente attorno ai 30 qli/Ha, precedono una elaborazione cantiniera che prevede un lungo affinamento in barrique essenzialmente di primo passaggio. Ed è bello notare come per una volta questo protocollo produttivo, tutto men che originale, sia oltremodo funzionale alla espressività del vino, senza che ne pregiudichi gli esiti comprimendone disegno o gusto negli alvei del deja vu. No, perché Il Caberlot possiede nel Dna uno straordinario potenziale naturale: che significa, soprattutto, ineludibile originalità aromatica. Quale seducente fusione di umori speziati, balsamici e officinali, lo spettro dei profumi è a dir poco coinvolgente, caleidoscopico. A questi si aggiunge in dote una tannicità raffinata e mai arrogante, con il contrappunto di sentori grafitici e minerali figli legittimi del terroir di provenienza. Con gli anni e l’affinamento i fondamentali organolettici tendono ad avvicinarsi di più a quelli di certi (grandi) bordolesi, perché in fondo quell’incrocio varietale ha genitori ben noti e l’ascendente “familiare” non lo puoi certo nascondere. Ma allo stesso tempo quella carnosità di frutto, quella levigatezza tattile, quella melodiosa “fodera” alcolica lo associano ad altre terre, ad altri lidi, già in odor di Mediterraneo. E lo fanno sentire più nostro. Ma Caberlot è anche chi lo crea e chi lo ha creato. In primis, i due grandi ambasciatori nel mondo di questa etichetta: Bettina Rogosky ed il figlio Moritz, che tengono salde le redini della cantina con grande sensibilità e savoir faire, dopo la prematura scomparsa dell’amato Wolf. E a proposito di cantina, Peter Schilling, l’insostituibile e preziosa anima tecnica, coadiuvato (ieri più che oggi, a dire il vero) da Vittorio Fiore.

Caberlot_Bettina Moritz e PeterL’occasione che si è presentata poche settimane fa è una di quelle che fai presto a definire imperdibili. Nel venticinquennale della nascita, ecco qua la prima verticale completa. Teatro della rappresentazione…. un teatro: quello del Sale, in pieno centro storico fiorentino; una location suggestiva per un vino altrettanto suggestivo. E la verticale non ha fatto altro che testimoniare come questo rosso sia assolutamente capace di resistere nel tempo senza niente concedere alle sfrangiature tipiche dell’evoluzione. Nessuna, fra le bottiglie assaggiate, ha sofferto e subìto il peso del tempo che passa. Qua e là casomai disegno ed articolazione non sempre sono apparsi ottimali, ma quanto a tonicità non vi sono state flessioni di sorta. In più, in una dozzina di casi, la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un grande vino, in grado di far dimenticare in fretta prezzi ed esclusività per imprimersi stabilmente nei recettori neuro-sensoriali più profondi, quelli ad alto tasso di sensibilità. Quelli che gli faranno trovare casa fra le pieghe della memoria. Come una cosa cara, che riesce a raccontarti la terra con il linguaggio dell’autenticità.

Il Caberlot 1988 (Data vendemmia: 26 settembre – Magnum prodotte: 350)

Intenso, penetrante, seducente, è una girandola ipnotica di sentori speziati, dal pepe nero al cardamomo al macis. Quasi ad arrestare lo scorrere del tempo, per cristallizzarne la vitalità aromatica nel verso della freschezza. Poi ancora cuoio, carne affumicata e -se non hai fretta- un incisivo timbro minerale dal carattere quasi vulcanico. Un grande bordolese nell’anima, questo è, ma dagli accenti mediterranei. Balsamico ch’è tutto dire, offre una bella sensazione di carnosità nel frutto e il melodioso conforto di una “culla alcolica”, in grado di levigare il sorso quanto basta senza troppo riscaldarlo. E’ calor buono. E trama preziosa ricamata a macramé.

Caberlot_ in degustazioneIl Caberlot 1991 ( Data vendemmia: 30 settembre – Magnum prodotte: 420)

Più “scuro” e “umotico” rispetto all’88, non si nasconde qualche scoria vegetale pur restando un vino impettito, tonico, fors’anche rigido e compassato. I lasciti del rovere nel frattempo ne addolciscono la trama gustativa, mentre la sostanziale freschezza di fondo tende a far virare gli umori sulle note di bacca selvatica. Non hai qui l’espansione delle meraviglie, casomai risolutezza e cipiglio. L’aria e l’ossigeno ne restituiscono un bel coté di grafite e pietra focaia, testimonianza inalienabile delle arenarie di Terranuova Bracciolini. Ne apprezzerai allora meglio la consistenza tattilmente sabbiosa della sua impronta tannica.

Il Caberlot 1993 ( Data vendemmia: 1 ottobre – Magnum prodotte: 633)

Naso non del tutto a fuoco, da cui emergono sentori di confettura di frutti neri, humus e liquirizia dolce. Meno incisivo del solito il rilievo speziato. In bocca cambia passo: nitidezza, avvolgente densità tattile, velluto, pienezza, voluttà. Forse non la spazialità o la capacità di dettaglio dell’88, ma che bocca!

Il Caberlot 1994 ( Data vendemmia: 4 ottobre – Magnum prodotte: 738)

Qui hai un naso più rarefatto e sfumato rispetto ai millesimi precedenti; elegante e profondo, vive di chiaroscuro e di sottili “cromatismi” aromatici. Fai conto un ’88 ma con minore intensità. Però gli umori del sottobosco umido e delle spezie ti proiettano immediatamente in Toscana, regalandoti una sensazione di fiera nobiltà. Al palato ha media densità e immensa piacevolezza: bello, struggente, sapido e dettagliato, di una acidità “angolosa” e vibrante. Da toscano di razza.

Il Caberlot 1995 ( Data vendemmia: 25 settembre – Magnum prodotte: 650)

Impronta tipica da ’95 toscano, in cui si fondono potenza aromatica e profonda sensazione di humus, finanche selvosa. E’ vino compassato, dalla speziatura vivace, molto “franc”. Sono spezie orientali ed eucalipto ad imprimerne il timbro “boschivo”. Tonico e compatto al palato, va giù deciso con sensuale selvatichezza. Molto intensa la balsamicità, così come la nota di erbe in chiusura.

Il Caberlot 1996 ( Data vendemmia: 8 ottobre – Magnum prodotte: 1120)

Legno non perfettamente digerito qui, su intensa coltre balsamica e speziata. Lievi sfrangiature ti arrivano da certi umori di frutta secca, a scalfirne il tono aromatico. Vino rigido nello sviluppo e comunque vivo, determinato, piccante al retrogusto. Di buona -ma non superiore- grana tannica.

Il Caberlot 1997 ( Data vendemmia: 20 settembre – Magnum prodotte: 630)

Coté vegetale in evidenza al naso, oltre (e sopra) la proverbiale “indole” speziata. Resta un po’ “obbligato” nello sviluppo, palesando ridondanza di frutto e di struttura, non incanalati stavolta in un disegno troppo armonioso, tratteggiato cioè con la consueta finezza e il consueto garbo espositivo.

Il Caberlot 1998 ( Data vendemmia: 8 ottobre – Magnum prodotte: 870)

Naso che all’inizio stenta un po’ a delinearsi. C’é però un brivido avvertibile di volatile, quel tanto che basta a renderne via via più ariosa e leggibile la trama del frutto, più leggiadra e penetrante la speziatura. Buona la tessitura al palato, che è palato polposo e avvolgente, con un pelo di dolcezza in esubero.

Il Caberlot 1999 ( Data vendemmia: 5 ottobre – Magnum prodotte: 1510)

Netta la sensazione di trovarsi di fronte ad un grande Bordeaux (médocain) colto in una grande annata. Profondo, percuttivo, dinamico, di seducente presenza scenica, in bocca è perfino capace di compiere il miracolo: la magia di un sorso librato sui toni dell’humus, delle erbe e delle spezie, raccontato con misura ed abbagliante nitore. Vivo e setoso, attenderlo nel bicchiere significherà festeggiarne la solenne e definitiva visceralità.

Il Caberlot 2000 ( Data vendemmia: 21 settembre 2000 – Magnum prodotte: 1460)

Ottima freschezza balsamica, che richiama l’humus; bocca diritta, affusolata, incisiva, bella e sensuale, dinamica e profonda, senza alcuna ridondanza alcolica. Una scheggia, se pensi alle insidie di quell’annata calda.

Il Caberlot 2001 (Data vendemmia: 10 ottobre – Magnum prodotte: 1585)

La nota lattica e la sostanziale incompiutezza del profilo aromatico annunciano una espressività più ovattata rispetto agli altri millesimi in degustazione. Resta ai margini, senza entrare nel vivo del gioco, tonico quanto basta per interessarti di lui, ma non articolato come vorresti. Con il dubbio legittimo di essersi imbattuti in una bottiglia sfortunata.

Il Caberlot 2002 ( Data vendemmia: 5 ottobre– Magnum prodotte: 1450)

Intenso, “esotico” (rispetto agli standard), pimpante e spiccatamente agrumato, concretizza una silhouette aromatica al contempo agile e diversa. In bocca è fresco, dissetante, e sconta solo qualche lieve vacuità lungo lo sviluppo. I ritorni di spezie e liquirizia dolce suggeriscono il suo nome. Intrigante, non c’è che dire. Con i limiti intrinseci di un’annata acida e magra, racchiude nei profumi sbarazzini il lato suo più accattivante.

Il Caberlot 2003 (Data vendemmia: 13 settembre – Magnum prodotte: 2170)

Tu pensa al calore asfissiante, perdurante e snervante (tutto –ante) di questa vendemmia in Toscana. Ancor di più ti sorprenderai allora per come la densa cremosità, la “ciccia” e la pienezza gustativa di questo vino non contemplino la parola mollezza. Intenso & invitante, pur non palesando una dispiegata espressività aromatica, pur non entrando cioè nei dettagli come è solito fare, resta un bicchiere sorprendente per tenuta ed equilibrio espositivo.

Il Caberlot 2004 ( Data vendemmia: 4 ottobre – Magnum prodotte: 1790)

Profumi compatti, profondi, “scuri”, fatti di spezie, humus e frutti neri del bosco. Ottima polpa, ci stanno ricchezza ed energia. E una dinamica incisiva, d’impatto, per un gusto non troppo profilato, di balsamica “consistenza erbosa”, ancora da sciogliersi.

Il Caberlot 2005 ( Data vendemmia: 10 ottobre – Magnum prodotte: 2100)

Legno in fase digestiva, ma è questione di lana caprina: menta, eucalipto e una indomita fittezza ne decretano oggi un profilo riflessivo, vagamente freddo e altezzoso, quasi restio a concedersi. In bocca cambia passo e cambia musica: di una balsamicità rigenerante, sposa mirabilmente tensione e profilatura. E’ matrimonio d’amore. L’acidità infatti spinge il sorso facendolo vibrare, alimentandone così l’inarginabile bevibilità, dal gusto rinfrescante e speziato.

Il Caberlot 2006 ( data vendemmia: 3 ottobre; manum prodotte: 2205)

Ad un naso in attesa di armonizzazione risponde una bocca di grande profondità e tridimensionalità: compatta, continua nello sviluppo, serrata ed elegante, è bocca di nobile speziatura e rinfrescante balsamicità, interminabile nella persistenza e difficile da dimenticare. With future on his side.

Il Caberlot 2007 ( data vendemmia 25 settembre – Magnum prodotte: 3080)

Quando l’apparenza inganna. Sì perché gli iniziali sentori di bon bon alla frutta potrebbero far presagire un tenore alcolico in grado di sbattere i pugni sul tavolo, imbolsendo la dinamica e allargando le trame. Ecco, niente di tutto questo: qui c’è una bocca leggiadra ad attenderti, librata e dinamicissima, tutta sussurri e niente grida. Con una capacità di dettaglio notevole e una voce profonda e delicata al contempo. Appagante, fine, lunghissimo, ai massimi livelli.

Il Caberlot 2008 ( data vendemmia: 23 settembre – Magnum prodotte: 3392)

Il coté esotico dei profumi nulla lede alla nettezza, al dinamismo e alla completezza. Scattante, contrastato eppure ancora giovane e compatto, troverà nel futuro l’assetto più armonioso, perché la brillantezza e la tonicità del disegno depongono a suo favore, nonostante l’alcol in leggero esubero.

Il Caberlot 2009 (Data vendemmia: 24 settembre – Magnum prodotte: 3050)

Giovane giovane. Ma che profondità, che succo e che stoffa! Energia ed eleganza vanno a braccetto, senza strattonarsi a vicenda. Fitto, compatto, balsamicissimo, lungo: da puntare dritto al futuro.

Il Caberlot 2010 (Data vendemmia: 2 ottobre – Magnum prodotte: 2425)

Lo spettro dei profumi è étonnante, caleidoscopico, ricco di sfumature speziate e officinali, tanto da farti venire alla mente lo Schioppettino di Prepotto dei fratelli Petrussa pari annata: stesso incanto sospeso e dinamico. Eppoi seta e agilità al palato. Palato inarrestabile, di presenza scenica conclamata eppure sinuoso, vibrante. Uno dei migliori Caberlot di sempre, che a distanza di vent’anni o giù di lì chiude il cerchio con il primigenio ’88: stessa impronta aromatica, stessa felicità espressiva, stessa capacità di dettaglio. Nelle intimità di quell’88 un futuro (glorioso) già scritto. E’ un cerchio che si chiude, ma già ne se ne apre un altro -lo sento- nel segno dell’unicità.

Degustazione effettuata il 17 febbraio 2014, al Teatro del Sale di Firenze.

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2 Comments

  • Angelo Cantù ha detto:

    Da anni sento parlare di questo vino che ritengo inavvicinabile per il costo e la discutibile scelta di produrre solo magnum. In questo stesso numero di Acquabuona si parla di Carema, vino che adoro e che nella versione Riserva si porta a casa con 12 Euro o giù di lì. E Carema ha una storia, è un esempio classico di viticultura eroica ecc. Il Caberlot è un vino che ha una storia relativamente breve, eppure da subito, credo, è stato commercializzato con prezzi stratosferici. Giusto per il cronista descrivere ed anche esaltare questo vino per la sua eccellenza, inevitabile per l’appassionato restare un po’ interdetto.

  • Fernando Pardini ha detto:

    Legittimo restare interdetti, Angelo. Da consumatore mille di questi Carema. Non mi potrei permettere una bottiglia di Caberlot. Nel modo più oggettivo possibile (che è pur sempre soggettivo), e per la mia esperienza, selon moi è raro trovare un vino “caro” altrettanto unico e speciale come Il Caberlot. Sovente può non esserci questa corrispondenza, purtroppo.
    Comunque sia, dalle nostre parti facciamo ancora di più: potrai assaggiarlo a niente se verrai a Terre di Toscana, il nostro evento annuale sui vini e i produttori toscani!!!
    Chissamai che non sia un inizio di innamoramento…..

    saluti
    fernando

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