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Teatro del vino: una distribuzione dal catalogo “pe(n)sante”

Villa CastellettiSIGNA (FI) – Parafrasando Pirandello, al Teatro del Vino sono andati in scena 6(0) produttori in cerca d’acquirente. L’evento annuale della rinomata casa di distribuzione ha avuto luogo presso la Villa Castelletti di Signa, luogo dall’indubbio fascino. Un plauso particolare spetta all’organizzazione, che ha dovuto affrontare il cambio di location in tempi brevissimi. Ciò nonostante la risposta di clienti ed operatori del settore non è venuta meno ,facendo scorrere letteralmente fiumi di vino nella due giorni vinicola.

La maggioranza delle aziende in listino erano presentate direttamente dai produttori, stranieri inclusi. Come capita spesso in eventi di questo livello, si viene assaliti dall’imbarazzo della scelta, così, tra uno stuzzichino e l’altro sfornati in continuo dalla cucina, ho girovagato tra i banchi cercando quei produttori meno noti o di più rara reperibilità. Non me ne vogliano quindi quelli non menzionati, ma il tempo a disposizione imponeva dei tagli, un minimo di selezione seppur “dolorosa”.

Seguendo l’ordine dell’elenco dei vini presenti in degustazione, alcune brevi tracce delle mie personalissime impressioni:

NANNI COPE’: il “Sabbie di Sopra il Bosco – Terre del Volturno” 2011, prevalentemente da uve pallagrello con contributo di aglianico, stupisce per l’eleganza e la finezza. Ciò che non ti aspetteresti nel Meridione.

TENUTA SAN FRANCESCO: siamo nella Costa d’Amalfi. Tra i bianchi “Per Eva” 2012, da uve falanghina e altri vitigni autoctoni, denota una discreta complessità aromatica dove, tra fiori e frutti, spunta il tipico timbro fumé dei terreni vulcanici; anche in bocca è altrettanto articolato, con sapidità e mineralità da vendere. Fra i rossi “E’ Iss” 2010, 100% tintore, gioca le carte migliori tra eleganza e struttura. Notevoli la profondità e la persistenza.

Sala degustazioniHISOTELARAY: dal Salento una cantina bio facente parte del progetto etico di Libera Terra assieme alla cantina siciliana Centopassi. Il negroamaro “Renata Fonte” 2011 è fresco di fragola zuccherata, e conserva buon equilibrio e lunghezza, mentre il primitivo ”Anto’” 2011 gioca su toni più scuri ma sempre dolci, nella frutta amarena ed anche mirtillo.

CENTOPASSI: la “cugina” siciliana più famosa mi intriga più coi rossi che coi bianchi. Il nero d’Avola “Argille di Tagghia Via” 2012, vinificato in acciaio,  sfoggia sentori fruttati di ribes e prugna, con interessanti ricordi di toffee. Buona beva ed equilibrio complessivo. Lo stesso vino ma del 2011 ed affinato in legno guadagna in complessità e corpo, la frutta comprende anche la mora, il vegetale sottobosco e rovo e le spezie si fanno sentire maggiormente. Buoni i tannini e la persistenza.

VIGNAI DA DULINE: tagliamo l’Italia in diagonale e approdiamo in provincia di Udine. Tanti i vini proposti e difficile fare la cernita… Il “Morus Alba” 2011, malvasia e sauvignon, di notevole complessità aromatica, trova supporto in bocca di un legno sapientemente dosato; assaggiato il 2007 dimostra un’ottima tenuta. Lo schioppettino “La Duline” 2012 evidenzia una fine frutta rossa con note di rosolio e un palato dinamico dalla buona beva. Il refosco “Morus Nigra” 2011 è morbido con una bella frutta e note più scure d’inchiostro, buona la lunghezza; ottimo anche nell’annata 2008.

AR.PE.PE: un salto in Valtellina, dovuto se non altro per lo stupendo Sassella Riserva “Rocce Rosse” 2001, elegantissimo nei profumi sottili di frutta rossa ed erbette aromatiche e con una vena minerale sicura, molto lungo.

ANTOLINI: il Valpolicella nel bicchiere. L’Amarone “Ca’ Coato” 2009 è ricchissimo di profumi, dalla frutta rossa e nera spazia alle varie note di caffè, cioccolato e tabacco, finanche frutta secca. Potente ed avvolgente, mantiene comunque una buona beva. Il “Recioto della Valpolicella Classico” 2009 riesce ad essere dolce con garbo.

banchi dei produttoriBROVIA: non poteva mancare un passaggio in Langa. Dei numerosi vini presentati segnalo il Dolcetto d’Alba “Solatio – Ca’ Mia” 2011, ben fruttato, di discreto corpo ed equilibrio; il “Ciabot del Fi” 2011, Barbera d’Alba dalle pregevoli sfumature floreali e di una sua dolcezza sferzata dalla brillante acidità; i Barolo “Rocche” e “Ca’ Mia” 2009, potenti, fini e dall’ottima trama tannica.

PROPRIETA’ SPERINO: restiamo in Piemonte ma nella zona “alta”. Il “Lessona” 2009 tira fuori tutta la grinta e la finezza del nebbiolo di montagna, frutti rossi e terziari di cuoio sovrastano il floreale, la sapidità e la mineralità sostengono l’allungo.

STROBLHOF: torniamo sul versante est a ridosso delle montagne dell’Alto Adige. Si parte con il Pinot Bianco “Strahler” 2012: il passaggio in botte grande porta solo il lato positivo di questa pratica senza precludere gli aromi delicati di frutta bianca e roccia bagnata. In bocca richiede ancora un po’ di assestamento ma è vibrante e profondo. I due Pinot Nero “Pigeno” 2011 e “Riserva” 2010 posso azzardare a definirli due facce della stessa medaglia: il primo -più esile- gioca sulla freschezza di una ciliegia delicata e dai tenui ricordi affumicati e di rosolio, mentre il secondo -più corposo- sa mostrare anche i muscoli, specialmente in bocca, ma sempre con fare elegante.

Dopo i tanti italiani passiamo alla nutrita compagine straniera:

LOPEZ DE HEREDIA: spettacolari vini spagnoli della Rioja. Tra i bianchi mi ha colpito il “Viña Tondonia Blanco Reserva” 1999, un bianco dai caratteristici sentori ossidativi e dalla finezza entusiasmante, frutta e fiori secchi leggiadri oltre a una delicata speziatura; in bocca è secco ma ammorbidito dall’aromaticità, discreto l’apporto minerale e l’acidità vibrante ne prolunga la persistenza. Tra i rossi onore al “Viña Tondonia Tinto Gran Reserva” 1994, naso complesso con animale e terziari in prevalenza su una frutta matura più tenue, in bocca è ben strutturato e stupisce per finezza di beva.

GUSBORNE: un tributo dovuto ad una rara apparizione di cantine inglesi, da Appledore, nelle vicinanze di Londra. Se il “Blanc de Blancs” non mi convince del tutto per il pérlage, il “Reserve” invece, nel classico assemblaggio dei tre vitigni, riesce a coniugare freschezza ed aromaticità ad un discreto corpo, giusta mineralità e buona lunghezza.

WEINGUT KERPEN: il Riesling della Mosella. Dieci i vini presentati e già dalla versione base è una goduria. Con il “Riesling Classic Abfuller” 2013, facile nei profumi freschi fruttati, mela specialmente, e nel sobrio timbro minerale ma al contempo lungo e dalla beva infinita. Saltando un po’ segnalo il “Riesling Wehlener Sonnenhur Spatlese Trocken Alte Reben” 2012 e “Riesling Wehlener Sonnenhur Auslese” 2010, due vini che, in un crescendo di dolcezza, non deludono per complessità aromatica – frutta gialla, agrumi, note fumé – e bilanciamento acido-minerale. Non potevano mancare i grandi dolci, così tra l’”Eiswein” 2010 e il “Trockenbeerenauslese” 2009, ho preferito quest’ultimo per la maggiore complessità.

MEULENHOF: rimaniamo in zona Mosella. Magnifico il “Welhener Sonnenhur Riesling Auslese” 1998 – bottiglia da 0,50 cl. – un tripudio di profumi e aromi sia al naso che al palato, in bocca è notevole anche l’equilibrio tra dolcezza, mineralità e acidità. Ovvia la persistenza infinita.

PHILIPPE COLIN: dalla Borgogna lo chardonnay che vorresti sempre bere. Lo “Chassagne-Montrachet 1er cru Les Chenevottes” 2011 si esalta per intensità e freschezza della frutta bianca e del floreale; la bocca è suadente, ben articolata tra morbidezza e sapidità, il legno è magistralmente addomesticato e l’equilibrio straordinario. Con il “Puligny-Montrachet 1er cru Les Demoiselles” 2007 si cresce in eleganza e finezza a livelli eccelsi, un vino che da solo meritava il viaggio.

Sala degustazioneDOMAINE CHRISTIAN MOREAU: dallo Chablis un’altra grande espressione dello chardonnay:  “Les Clos” Grand cru 2012, seppur giovane e ancora in fase di assestamento, mostra tutte le sue qualità e una classe innata. Bel naso centrato sulla frutta bianca e gialla e con uno spunto minerale-iodato molto intrigante. Bocca altrettanto complessa, buona struttura ed acidità citrina tagliente al punto giusto. Il legno si fa sentire ancora un po’ ma non disturba affatto.

BENOIT LAHAYE: rimaniamo in Francia ma nel regno delle bollicine. Dei tre Champagne biodinamici assaggiati mi è piaciuto soprattutto il “Naturessence”, assemblaggio paritetico di pinot noir e chardonnay, ben assortito tra freschezza e struttura, naso elegante sul fruttato di albicocca e nespola su leggera crosta di pane e floreale. In bocca il perlage è davvero fine e la vena minerale pregevole.

GAUBY: da Calce nel Roussillon, ai confini con la Spagna e vicino a Perpignan. Due bianchi e sei rossi in degustazione. Tra i bianchi la spunta il “Vieilles Vignes” Cotes du Roussillon Villages 2011, al variegato floreale con sambuco e anice in evidenza si aggiungono miele, sfumature ossidative e sentori marini. Al palato non mancano corpo, struttura e profondità. Chiude lungo. Nei rossi (ho saltato qualcosa) mi ha affascinato il “Coume Gineste” Cotes du Roussillon Villages 2011, grenache al 100% da vigne di cento anni. Naso complesso che apre su piccola frutta rossa, leggero sentore animale e spezie; in bocca si conferma, esibendo un bel timbro minerale oltre ad una struttura e ad una trama tannica di fine fattura.

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