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Le fiabe del vino/Dedicato ad un Vin Santo

1658, Toscana Centrale.

Tremila erano gli aspiranti frati benedettini, da tutta Europa.

vinsantoIl loro sogno più grande era poter passare il resto dei loro giorni, là, nell’imponente Abbazia dei Colli dell’Etruria Centrale, una ridente terra che gravitava in parte dei territori delle provincie di Arezzo, Firenze, Pistoia, Pisa, Prato e Siena. Un luogo circondato da profumate e rigogliose vigne, incantato e intriso di tranquillità e misticismo… Anche se molti storici concordavano sul fatto che furono gli Etruschi ad introdurre la viticoltura nel territorio dei Colli dell’Etruria Centrale, il ritrovamento di alcune viti fossili risalenti a decine di milioni di anni fa, induceva a pensare ad un’origine ancora più antica per una delle più rinomate colture della regione.

In questa zona il popolo viveva in buona parte grazie alla viticoltura, con la produzione di vini d’eccellenza comprati da gente proveniente dai luoghi più disparati. E spesso si facevano allegre feste intorno all’Abbazia, durante le quali il popolo e i pochi frati rimasti, dopo il grande incendio avvenuto circa dieci anni prima, si divertivano in armonia, degustando anch’essi i preziosi nettari di quella terra. L’Abbazia in buona parte distrutta dall’ incendio, sulla cui natura si indagava ancora alimentando la mitologia intorno a quel luogo, era stata ricostruita grazie ad un ricchissimo benefattore.

Costui era grato ai frati benedettini per la cura e il supporto umano dato ai vecchi genitori in punto di morte, genitori che avevano vissuto tutta la vita producendo vino e che erano devoti a San Francesco, quale grande protettore della Natura in ogni sua forma. Egli, che aveva voluto mantenere l’anonimato nella valle, aveva giusto fatto in tempo a rivedere fiorita la sua Abbazia. Ed amava definirla “sua” perché era un luogo a cui era affezionatissimo. Ci aveva giocato da piccolo, in compagnia dei frati e di altri ragazzini che si recavano là per ascoltare vecchie storie e per aiutare i frati con la coltivazione di erbette medicinali, affascinati soprattutto dall’abilità da veri alchimisti dei frati stessi, capaci di preparare miscele incredibili. Dopo la morte del benefattore, però, essa era come congelata in una sorta di limbo circa il suo destino… A breve, a tal proposito, si sarebbe dovuto svolgere proprio presso di essa un concilio francescano, per deliberare chi dovesse vivere in quel luogo così ambito per la sua bellezza e infinita pace.

L’abate Antonio, il più vecchio fra i frati che abitavano lì, aveva decretato che i vincitori sarebbero stati trecento. Essi avrebbero dovuto mettersi in mostra per dieci eccellenti prove di benevolenza, umiltà, compassione nel corso di un intero anno. Un gruppo di dieci fra i più dotti frati della Toscana avrebbe presieduto la giuria di merito. Ma come già accennato, gli aspiranti erano ben tremila. Tutti erano convenuti presso l’Abbazia e non vedevano l’ora di prestare la loro opera a servizio della comunità e di mettersi in mostra in quanto a benevolenza, umiltà e compassione.

Cominciarono infatti ad accudire i più poveri, a dare una mano nell’insegnamento delle lettere ai giovani scolari che gravitavano tutti nell’unica scuola del paese e a prestare ascolto a chi ne aveva bisogno, per disgrazie famigliari o debolezza emotiva…. Insomma, erano davvero affaccendati, e negando un po’ lo spirito di fratellanza tipico dell’ordine benedettino, sembravano in competizione tra loro nelle attività quotidiane.

Un altro importante aiuto che i frati si erano prefissati verso la comunità era aiutare i contadini nella loro impresa più ardua: la grande vendemmia, ciò che avrebbe garantito il sostentamento per tutto l’anno. Ma, ahimè, quell’anno l’estate era stata pesante. Un’afa e un caldo terribile aveva creato secchezza del terreno. Un vero e proprio periodo di siccità, come non se ne erano mai visti da anni, ormai.

I contadini erano disperati. A fine Agosto si fece vedere una leggera pioggerella per alcuni giorni contigui, e forse una speranza rinasceva nei contadini, ma poi, proprio al limitare del fatidico inizio della raccolta, il cielo si fece particolarmente scuro. Era preludio di uragano. Un odore acre invadeva l’aria. Un odore di invadente umidità, un odore che quasi soffocava, come quello che sprigiona la muffa. Anche gli animali sembravano agitati. Fu presagito il peggio: i contadini erano in forte stato d’ansia e i frati cercavano come potevano di dar loro conforto.

Finché la mattina del 3 Settembre 1658, si scatenò un vero putiferio. L’acqua dal cielo sembrava scendere giù pesante come cemento. Si doveva compiere un miracolo perché quell’anno si potesse vendemmiare. Ma i contadini sotto quell’ incessante pioggia non si dettero per vinti e si riversarono nei campi e tutti i 3000 frati con loro…. C’era da salvare il possibile. Ma, ahimè, nonostante il lavoro senza tregua, senza sentir fatica, dando anima e corpo alla raccolta, si salvarono solo le uve di Trebbiano Toscano.

I contadini spiegarono ai frati che quel vitigno a bacca bianca, della numerosa famiglia dei Trebbiani, molto diffuso nell’Italia Centrale, era di gran lunga il più coltivato e la sua così vasta diffusione era dovuta alla grande produttività e alla buona resistenza alle malattie e alla siccità, ma, ahimè, dava risultati mediocri sul piano organolettico, a causa della spiccata acidità e della sua scarsa aromaticità. Unica eccezione era l’uso del trebbiano toscano per produrre il Vin Santo dove quel vitigno dava ottimi risultati grazie all’appassimento sui graticci.

Ma quante bottiglie si potevano fare di Vin Santo con il solo trebbiano? Quell’anno metà della popolazione avrebbe sofferto la fame e fu allora che all’unanimità i tremila frati, forti della ritrovata fratellanza dei benedettini, dissero ai contadini che non si dovevano preoccupare. La produzione di Vin Santo avrebbe reso per tutto l’anno. I contadini erano increduli, ma decisero di avere fiducia. Cominciò la catena di montaggio per la fabbricazione dei preziosi graticci dove si misero ad appassire le uve di Trebbiano Bianco.

E dopo tre lunghi mesi di appassimento durante i quali i frati aiutarono i contadini a costruire belle ceste di vimini decorate, si passò alla vinificazione. Anch’essa richiese mesi di tempo, intanto con una grande lotteria di beneficenza con oggetti usati, tenutasi all’Abbazia, il popolo si sostenne, fino al grande giorno: il primo imbottigliamento del sublime Vin Santo! Era una delizia, superiore anche a quelli degli anni precedenti.

Fu in questo momento che si avvalorò definitivamente l’dea dei frati. Organizzare una grande fiera in paese, la fiera di Primavera, dove si sarebbero vendute le bottiglie di Vin Santo; e grazie al tam tam che solo le persone religiose in quei tempi potevano metter su, alla fiera sarebbero intervenute persone da tutta Europa, avvertite dai frati che abitavano nella Abbazie francesi, inglesi, tedesche…. Questo Vin Santo si sarebbe presentato come un vin santo benedetto, capace di regalare gioia a chi lo avesse bevuto… E sappiamo tutti quanto il potere di convinzione delle persone religiose possa far presa sul popolo….

Ecco che alla fiera intervennero un numero impensabile di persone. Tutte volevano comprare il Vin Santo dei Colli dell’Etruria Centrale e dato che le bottiglie erano limitate dettero anche corposi acconti per prenotarsi bottiglie di Vin Santo delle vendemmie successive a quell’anno….c’erano ordini per circa vent’anni….Fu una fiera e una festa indimenticabile e l’Abate Antonio volle fare il suo solenne discorso davanti a tutti.

Così disse: “A questo Vin Santo darò il nome di Vin Santo Dedicato, proprio perché la sua armonica e sublime essenza è dedicata al devoto impegno di frati e popolo di questa nostra ridente terra….e a questo punto penso non ci sia neppure più bisogno del concilio. Ho preso io l’importante decisione circa il destino dell’Abbazia. Le bottiglie prodotte con l’impegno di tutti sono state 3000, così come il numero dei frati intervenuti qui per avere un giudizio sulla propria opera….Questa coincidenza sembra essere un segno della Divina Provvidenza, così tutti i tremila frati, fatta eccezione per nessuno, d’ora in poi vivranno qua. Ciò affermo ora e ciò sosterrò fino alla fine dei miei giorni”.

Ci fu dapprima un silenzio assoluto, poi uno scambio di sguardi fra frati e tutte le persone presenti, poi un fragoroso applauso che durò lunghi minuti… e successivamente tutti scoppiarono in danze frenetiche e bizzarre in lungo e largo per l’intero perimetro della fiera. Quella scena forse non si addiceva troppo a dei frati benedettini, ma l’allegria e la gioia furono tali che pure il vecchio abate Antonio si buttò a capofitto nelle danze, e da allora l’Abbazia passò tanti, tantissimi giorni felici.

Scheda: Il vino “Vinsanto Dedicato Colli Etruria Centrale” è uno dei prodotti di punta dell’azienda Villa Corliano, in provincia di Firenze (Toscana). E’ basato sul vitigno trebbiano toscano. Ne vengono prodotte circa 3.000 bottiglie.

Annuario dei Migliori Vini Italiani 2012:

Cresce il merito della proposta di Villa Corliano. Un Vinsanto Dedicato Colli Etruria Centrale 2004 di grande ricchezza e viscosità estrattiva, un balsamico, speziato, morbido Chianti Colli Fiorentini Briccole 2008. E una gran bella concentrazione estrattiva, una rotonda armoniosità espressiva sfoggia il vino migliore del tasting. Il Ghirigoro Toscana Igt 2009, campione di superiore piacevolezza giacché ricco frutto di virtuosa viticoltura ed enologia.

Villa Corliano: Via di Corliano, 4
50055 Lastra a Signa (Firenze)
www.villacorliano.com

Suggerimento di nutrizionista. Ho degustato questo Vin Santo per merito del proprietario dell’Osteria dell’Ignorante (di essa potete leggere un mio articolo in archivio su L’Acquabuona.it, nel mese di ottobre – 16 ottobre 2013), ed è stato un fulmineo innamoramento. Un gusto sincero e pulito che non appesantisce, non troppo zuccherino, né acido in quanto a retrogusto, come invece molti vin santi industriali.

Provatelo con della pasticceria secca di qualità o con i famosi cantucci toscani, ma mi raccomando quelli artigianali, meglio ancora se prodotti con zucchero di canna, invece che il comune saccarosio…

A presto!

L’immagine del bicchiere con il Vin Santo è tratta dal sito www.vinnatur.org

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