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Firenze come Madrid, San Lorenzo come San Miguel? Apre il Mercato Centrale di Firenze

mercatoFIRENZE – “Abbiamo voluto dare a Firenze una nuova piazza, una piazza dell’enogastronomia, così non saranno più gli italiani a raccontare cosa hanno visto a Londra, ma gli inglesi quello che hanno visto a Firenze”. Una piazza il cui nastro sarà tagliato mercoledì 23 aprile e sarà pienamente operativa dal giorno dopo.

Con piglio renziano, il “proconsole ” fiorentino Dario Nardella lancia la sfida ai palati europei e non. Al suo fianco, Umberto Montano, big della ristorazione cittadina (vedi Le murate con i tanto di affreschi trecenteschi e Caffè Italiano) e Claudio Cardini, dell’omonimo gruppo leader in campeggi e villaggi turistici. Insieme detengono fifty-fifty la Mercato Centrale Srl che ha vinto la gara per la riqualificazione dello storico mercato realizzato da Giuseppe Mengoni, lo stesso architetto della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Un fiume di denaro per aggiudicarsi il bando del Comune di Firenze, speso nel rispetto della struttura, realizzando tremila metri quadri di superficie con materiali naturali, le montano1 botteghe inserite all’interno delle arcate lasciate a ritmare il colpo d’occhio, i cinque strati di pavimento per salvaguardare quello originale… E pare che le sinergie con l’amministrazione e con la Soprintendenza alle belle arti, strano ma vero, abbiano funzionato alla grande.

E così, allo scoccare del 140^ anniversario dalla costruzione, a piano terra c’è ancora il brulicare del mercato vero, quello della spesa di ogni giorno. Ma è salendo le scale che Firenze si arricchisce di un mercato gourmet e culturale, dove si assaggia, si mangia, si beve e s’impara. L’area è stata divisa in due, scandita dalle file di tavolini da quattro, stretti da tête-à-tête e sedie dalla seduta alta per 500 posti a sedere. C’è la libreria (Giunti) e non manca la banca. C’è la scuola di cucina (Lorenzo de’ Medici) e quella di avvicinamento al vino, a cura del sommelier italiano campione del mondo Luca Gardini, che si muove come un furetto con la sua giacca azzurra. E proposito di bere, a San Lorenzo si beve Chianti Classico, grazie alla collaborazione con il Consorzio del gallo nero, e tanta birra.

chiantiE poi: subito appena entrati le mozzarelle di bufala (ci son sembrate al top) di Angelo ed Emanuele Campomaggiore dell’Antico Demanio da Pignataro Maggiore, Caserta, che pare scelgano il foraggio fra i migliori mais, erba medica e loietto; i formaggi del selezionatore Franco Parola (perlopiù Toscana e Piemonte, in questo allestimento forse frettoloso ma assicurano che “ci sarà mezzo mondo”), che attinge fra gli altri al caseificio garfagnino Marovelli, ed i salumi di Savigni, dall’Appennino pistoiese a cavallo fra Toscana ed Emilia (ed infatti il battuto di maiale ha il sale di Cervia e le tigelle sono notevoli). Il profumo delle friggitorie che una volta popolavano le strade intorno lo ritroviamo vicino a Il fritto le polpette di Marco Rosi e Paolo Soderi, il Banco delle verdure di Filippo Viana e Alessandra Camèra che servirà piatti caldi e rinfrescherà con un buonissimo succo di spinaci carota arancio e limone, e la pescheria Rosellini di Montecatini Terme servirà anche il fritto.

tramezziniDa applauso la scelta di dedicare un banco al tramezzino d’autore, che trasmette italianità ma non ci è stato ancora scippato e/o storpiato all’estero. Qui ci sarà Fabrizio Bandini (Amblé di Firenze, contaminazione di cibo ed arredamento) che servirà a 4 -5 euro una scelta di quattro classici, quattro toscani, più qualcuno ispirato al mercato o che ammicchi al “piatto”. Naturalmente pizza, naturalmente pasta fresca (Raimondo Mendolia), naturalmente lampredotto (Lorenzo Nigro), cioccolato e gelato (Cristian Beduschi da Pieve di Cadore).

E poi la sorpresa, il cielo toccato con un dito con i croissant e le focacce di David Bedu. Lui lo trovate solo qui, lui con la sua squadra francese a briochesselezionare le farine di quattro mulini (per esempio il garfagnino Grifoni per il mais ottofile, l’Antico mulino rosso per il grano Senatore Cappelli ed un mulino francese per le baguette). In bocca un miracolo di opposti, di friabilita e compattezza, di composta dolcezza e quel tocco di burrosità italianizzata e lontana dagli accessi francesi, che seduce e non stanca.

E ora, che inizino danze: saprà San Lorenzo fiorentino emulare il collega San Miguel di Madrid, che brulica di vita e di allegria, o si limiterà ad uno sfoggio di eleganza e di griffe made in Italy? Faremo senz’altro un salto per capirlo.

Nella seconda immagine, Umberto Montano e Dario Nardella

La presentazione

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5 Comments

  • Alessio ha detto:

    … E ci voleva lo sbarco di Eataly per movimentare un po’ l’orizzonte stantio fatto di pizze al taglio e di chèbab (lo scrivo come si legge, chè la mia tastiera si rifiuta d’imprimere la lettera càppa…) del centro storico fiorentino. Vorrò provare personalmente questa scommessa che si preannuncia ardua ma affascinante e, come dice il saggio, “ai postumi l’ardua sentenza”.

  • Riccardo Farchioni ha detto:

    Giusto Alessio,proviamo… Certo che da Eataly un pochino di più ci si poteva aspettare.. Che ne dici?

  • Luca Bonci ha detto:

    Approposito di Eataly ci sono finalmente stato, a Torino (l’originale!) qualche settimana fa… volevo farne un post sul blog ma poi ho perso l’occasione. Era febbraio, ho preso un cous cous (sì, lo so, poco piemontese…), e mi sono visto arrivare una ciotolona con piselli, melanzane… poco più in là un cartello decantava la scelta dei prodotti stagionali. Era buono? Poco… Certo, stupido giudicare da una sola occasione e comunque ho sbagliato io, Eataly è un supermercato, non un ristorante, però è vero, anche io mi aspettavo di più. Molto, ma molto, meglio il panino col lampredotto al piano terra (!) del mercato di San Lorenzo!

  • Paolo ha detto:

    Lo so che poi si finisce per parlare tutti di Eataly… Però, non potendo purtroppo andare a Firenze al Mercato Centrale, posso raccontare la mia esperienza di Eataly Milano. Aperto da poco, fino a pochi giorni fa meta di pellegrinaggi e di lunghe code di curiosi. Sono riuscito finalmente a mangiare in uno dei ristoranti (quello della pasta a piano terra): a parete un po’ di coda, e il servizio tra il rapido e il… troppo rapido (ma c’è ressa e siamo a Milano… ) devo dire che la pasta (calamarata di Gragnano al pesce e Calamarata pomodoro e mozzarella di bufala) era soddisfacente: porzione ok, cottura al punto giusto, condimento buono. Alle 14 il mio scontrino era il 3400esimo. Ne fanno girare di soldini. E si vede che il fatto che ancora non si sia assestato con le presenze ma continui a richiamare una gran folla che va anche per curiosare, vuol dire che era una cosa che mancava, che ha smosso le acque.
    Poi ben vengano proposte alternative, dove si respiri un po’ meno l’aria da clienti in pellegrinaggio in fila, e ci si senta più a casa, in grado di parlare con i venditori, di informarsi meglio, di avere un’offerta non così fortemente caratterizzata dalle cordate farinettiane (Borgogno/Fontananfredda/Lurisia/Afeltra/Baladin ecc.). Però… averne di questi problemi!

  • antonio ha detto:

    Eataly chi!

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