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“Finché c’è prosecco c’è speranza”, di Fulvio Ervas

Fulvio Ervas

Per la serie “libri sotto l’ombrellone”, ecco una proposta per una lettura piacevole, e per certi aspetti vinosa.

Fulvio ErvasNon è certo una novità editoriale, ma questo libro di Fulvio Ervas pubblicato nel 2010 merita di esser proposto come lettura da portarsi in vacanza. Veneto, laureato in Scienze agrarie, poi insegnante di Scienze naturali nelle scuole superiori e infine approdato alla scrittura, Fulvio Ervas ha lo stile, la leggerezza, la vena ironica per raccontare al meglio le storie della provincia italiana. Lo fa principalmente attraverso gli occhi del suo personaggio più famoso, l’ispettore Stucky, trevisano con radici persiane, che, sornione e un po’ spiantato, si diletta a risolvere casi intricati sulle sponde del Sile.

Questa volta è l’oste di fiducia a raccontare a Stuky un evento assai strano: il conte Ancillotto, produttore dell’amatissimo Prosecco, si è misteriosamente suicidato. Perché un vecchio uomo di mondo, amante della vita e delle donne, a un certo punto decide di togliersi la vita? E per di più nominando come suo erede una lontana nipote d’oltreoceano, che piomba come un ciclone a reclamare i suoi vigneti, minacciando di estirparli per farne una piantagione di banane…

Strane morti si intrecciano tra la piana e la collina: anche il direttore di un cementificio fa una fine precoce, e si mormora che quel cementificio smaltisca rifiuti che poi ammorbano l’aria delle famose colline.

Ma gli intrighi non sono tutto in questo romanzo che scorre facile, come un calice di prosecco. Ci sono personaggi ben caratterizzati e rassicuranti, come Stucky con il suo girovagare nei borghi del Veneto, l’oste Secondo con i suoi riti sacrali legati al vino, l’agente Landrulli, napoletano in perenne ricerca di un caffè decente.
Una pagina tra tutte vale la pena d’esser riportata, a beneficio degli amanti del vino:

“In quasi trent’anni l’oste Secondo aveva versato nei bicchieri decine e decine di ettolitri di vino e aveva visto tanti bevitori da considerarsi un classificatore. Il Linneo dei bevitori.
Affermava che le dita attorno al bicchiere rivelano la natura di una persona, e così le labbra di chi si appresta a bere. Rammentava a chiunque che le labbra possono lambire, aspirare, attendere, mordere, pregare, tremare, persino mormorare cantilene cercando di esorcizzare l’alcol.
La verità sulle persone non si manifesterebbe attraverso l’ebbrezza causata dal vino, ma attraverso i movimenti per gustarlo. Così Secondo sosteneva di distinguere il veronese dal vicentino, l’egocentrico dal narcisista e l’avvocato dal dentista. Lo scapolo che non riuscirà mai a sposarsi da quello che non sa cosa lo aspetta.
«Comunque, si capisce subito chi ha un’intimità profonda con il vino»
«Davvero? E quel tizio?» sussurrò l’ispettore Stucky indicando un giovane.
«Da come tartassa il bicchiere, o si illude di ottenere il burro oppure ha il tetano».

Fulvio Ervas
Finché c’è prosecco c’è speranza
con prefazione di Margherita Hack
301 pagine, euro 16,50
Marcos y Marcos 2010
www.marcosymarcos.com

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