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Addio a Stefano Bonilli, con lui se ne va un’epoca

bonilli13-12Domenica scorsa 3 agosto, verso le sette e mezzo di sera e poco prima di andare a cena, Stefano Bonilli è stato colto da un infarto che lo ha ucciso all’istante. La notizia si è diffusa immediatamente sulla rete e sui social network, provocando sbigottimento e tristezza.

Passata l’emozione, in questi casi viene da riflettere su cosa si perda con la scomparsa di una persona, se ed in quale modo questa abbia segnato un’epoca, in modo e chiaro tangibile. Nel caso di Stefano Bonilli il segno è assai marcato. È stato infatti l’interprete forse più creativo ed innovatore di quella voglia di raccontare il cibo ed il vino che da metà degli anni ottanta ha invaso l’Italia. Perché se è vero che negli anni ottanta c’era la forza associazionistica della nascente Arcigola/Slow Food, e c’era il grande insegnamento veronelliano che continuava, tuttavia la svolta impressa dal Gambero Rosso, ed il suo successo, furono il segnale che era stata giusta e vincente l’intuizione che l’enogastronomia aveva una forza che era insieme culturale ed economica, e quindi necessitava di adeguati strumenti descrittivi.

Giornalista economico del Manifesto (ad lui si deve il nome rimasto famoso di “marcia dei quarantamila” per la manifestazione dei quadri Fiat del 14 ottobre 1980), passò alla Rai nel glorioso programma “Di tasca nostra”. Inviato in Piemonte a seguire lo scandalo del vino metanolo incontrò Carlo Petrini. Ma la trasmissione pestò troppi piedi e la redazione fu dispersa. Un’esperienza che, di ritorno al Manifesto, gli suggerì l’idea di raccontare il cibo ed il vino in modo diverso, più decisamente giornalistico, culturale ed economico. L’inserto mensile Gambero Rosso scandalizzò, in uno dei “fogli” più impegnati di una sinistra che non aveva certo l’argomento nelle sue corde. Ma funzionò.

E fu l’ora della nuova svolta. La rivista autonoma, poi le guide dei vini e dei ristoranti, la televisione tematica e la Città del Gusto di Roma. Una crescita esponenziale ed un “cambio di scala” che forse sfuggì al controllo del fondatore con una fine densa di polemiche. Quindi, il grande impegno sulla rete, cercando ancora una volta strade nuove con il blog Papero Giallo e La Gazzetta Gastronomica.

Ed oggi? Oggi i volti e le penne che hanno segnato il racconto gastronomico con grande personalità ed individualismo scompaiono a poco a poco, lasciando un quadro magmatico che stenta ad organizzarsi in vie d’espressione nette e decise come era quella di Bonilli. Ma volendo volgere le cose in positivo, è anche un quadro magmatico di persone che hanno voglia di scoprire e raccontare anche grazie al suo esempio e che a lui devono molto.

Segnaliamo alcune testimonianze di vecchi e nuovi collaboratori di Stefano Bonilli: Daniele Cernilli, Fabio Rizzari, Elisia Menduni che ha dato per prima la notizia

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