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Per le guide de L’Espresso 2015 ancora un evento alla Stazione Leopolda di Firenze

guide-espresso-4FIRENZE – Pare un secolo ma è passato solo un anno. E un anno fa qui c’era Matteo Renzi, oggi padrone d’Italia, e già allora irradiava potere. Stavolta di “politica politicante” non se ne vede, non arriva neanche il sindaco Nardella. Ma a parte questo, la presentazione delle guide de L’Espresso è stata ancora una volta, e lo è di anno in anno sempre di più, un evento per il quale si precipita alla stazione Leopolda di Firenze molto del mondo che ruota attorno al vino ed alla ristorazione. I produttori di vino più o meno blasonati, chef, giornalisti, intuiscono che bisogna esserci. Un successo ed un’attenzione che dà ragione all’insistenza del gruppo editoriale su di un settore, quello dell’enogastronomia, piuttosto lontano dal suo core business dei quotidiani e dei settimanali di informazione “generalista”. Per dire, Bruno Manfellotto si è detto felicissimo di passare l’ultimo giorno da direttore qui a Firenze. Insomma, il settore guide è, o appare, in ottima salute, grazie anche al direttore Enzo Vizzari, capace di organizzare efficienti squadre di lavoro. 

guide-espresso-11La mattina delle presentazioni, come ogni anno, scorre fra discorsi e riflessioni. Vizzari celebra la trentasettesima edizione de I Ristoranti d’Italia, la più longeva delle guide “raccontate”, e ripete quelle che sono le sue convinzioni sui trend nella cucina, che hanno visto scorrere la traiettoria spagnola, poi quella nord-europea e quella sudamericana. Noi ci siamo, con il nostro straordinario repertorio di prodotti e di tradizioni che nessun altro paese (almeno in Europa) possiede. E da noi, di questi tempi e anzi da un po’, si assiste ad una grossa crisi della ristorazione “media”, dovuta sostanzialmente all’impoverimento di quella fascia di popolazione che si concedeva, ogni tanto, una buona tavola alla portata delle sue tasche. Nella “fascia d’entrata”, dove entrano  in gioco creatività, informalità, voglia di cambiare e di proporre novità, le cose vanno un pochino meglio. E, sul lato opposto i locali “top” riescono a resistere, ed anzi i loro chef (da Scabin a Cracco, a Pinchiorri) aprono con successo ristoranti all’estero

guide-espresso-5Nella guida 2015 aumentano i locali “eccellenti”, designati dai tre cappelli da cuoco e da un punteggio di almeno 18/20. Pochi i movimenti, in questa fascia altissima: Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena rimane saldo al primo posto con 19,75/20, e la novità più importante è la salita a 19,50/20 del Casadonna Reale di Niko Romito a Castel di Sangro che va a far compagnia a La Pergola di Heinz Beck nell’hotel Rome Cavaleri di Roma, a Le Calandre dei fratelli Alajmo (quest’anno a Firenze c’era il padre), al Piazza Duomo di Enrico Crippa ad Alba. Appena più sotto, piccole ma significative novità il progresso a 18,5/20 di Enrico Bartolini con il suo Devero di Cavenago Brianza e di Moreno Cedroni de La Madonnina del Pescatore a Senigallia.  Poi, sotto, il lavoro del centinaio di collaboratori che hanno recensito diligentemente 2700 locali dei quali 400 al loro primo ingresso.

guide-espresso-3Il panorama è, come è naturale, più fluido per i vini, dove ci sono le aziende “stellate”, un riconoscimento dato alla continuità qualitativa (quest’anno è passata a tre stelle la chiantigiana Castell’in Villa), ma gli occhi sono puntati sulle “cinque bottiglie”, i vini che sono stati valutati almeno 18/20. Guardando la guida non si può non riflettere che, al di là delle annate, ormai il Piemonte è da considerarsi la regione di riferimento per la viticoltura italiana, grazie alla tradizione contadina, alla varietà di vitigni disponibili, e anche ai tremendi progressi compiuti negli ultimi anni. Di grandissimo valore naturalmente la Toscana, poi il blocco del nord-est (Alto Adige compreso). Dal centro-sud, stante l’indubbio interesse e valore di tante realtà, dopo un’enfasi magari eccessiva, forse ci si sarebbe aspettati qualcosa in più.

guide-espresso-2Ma veniamo al 2014. Due vini hanno centrato il 20/20, la perfezione. Uno è toccato, per il secondo anno consecutivo al Barolo cru e riserva di Massolino, il Vigna Rionda 2008. E poi, per la prima volta, ad un bianco: il “mitico” Trebbiano d’Abruzzo di Valentini. Poi, in ordine sparso: tanto Barolo che però quest’anno è stato incalzato dal Barbaresco. In Toscana si è giocato sulle declinazioni del sangiovese, fra Chianti e Montalcino, con incursioni bolgheresi e sorprendenti outsider da territori inconsueti come il “garfagnino” Melograno di Podere Còncori. Friuli ed Alto Adige rimangono regioni a vocazione bianchista (un rapporto di tre a uno più o meno fra i vini premiati dei due colori), come quest’anno sono state “bianchiste” anche le Marche, la Campania (lo stesso numero di eccellenze da uve a bacca bianca del Friuli). Sui rossi sono andate forte Puglia e Sardegna, e la Sicilia ha visto trionfare soprattutto i suoi passiti, oltre che per l’unico rosato “eccellente” italiano.

guide-espresso-7A parte questo, come non si stanca di ripetere la squadra di degustatori, è bene guardare tutta la guida, che offre un panorama globale ed utili suggerimenti su ottime etichette a prezzi abbordabili: per dire, un vino premiato anche quest’anno, e non solo da L’Espresso, è stato il Verdicchio di Matelica di Collestefano che costa meno di dieci euro. Un consiglio rivolto anche ai ristoratori da uno dei curatori, Ernesto Gentili,  assieme all’invito accorato di costruire o rinnovare le liste dei vini con intelligenza. Perché con l’intelligenza si risparmia, si fa “girare” qualche bottiglia in più, e si aiutano così anche i viticoltori bravi e che tengono i prezzi coerenti con i costi e con il mercato.

Passeggiando per l’affollata sala di degustazione (ma è l’unico evento gratuito – seppur su invito – della tipologia)

guide-espresso-14Andiamo subito sul 20/20 “in bianco”, il Trebbiano d’Abruzzo 2010 di Valentini, un vino che esprime in versione monumentale le caratteristiche dell’uva; maestoso, ampio, unisce la frutta secca alla mela, in un finale interminabile. Riuscite le due bollicine premiate di Ca’ del Bosco: il Franciacorta Satèn Vintage Collection 2009 colpisce per la delicatezza delle note di lieviti, l’ampiezza, la tessitura in una bocca di grande classe; il Franciacorta Brut Vintage Collection 2009, meno immediato al naso, è profondo e di grande nerbo e compattezza al palato. Rimanendo in ambito di metodo classico, non si può non registrare il riconoscimento al toscano Montellori Pas Dosé 2010 dell’omonima cantina, vino caratteriale, che non passa inosservato con i suoi scarti dinamici e gustativi.

guide-espresso-16Il Verdicchio di Matelica di Collestefano è un piccolo “caso”: miete successi e costa meno di 10 euro. Questo 2013 è come al solito intensissimo, quasi violento nelle sue note agrumate. Invece si distende vellutato il Fiano La Congregazione 2012 di Villa Diamante, più sornione che dinamico, ma con un finale di grande impatto.

Il Bolgheri Sassicaia 2011 merita tutti i suoi 19/20: naso “pulsante” e travolgente, di impeccabile eleganza ma che sa evocare i profumi della macchia mediterranea, ed un finale di bocca leggermente mentoso che non finisce mai. E merita i 20/20 il Barolo Riserva Vigna Rionda 2008 di Massolino con quel naso lirico e penetrante, interminabile, ed una trama in bocca che sprigiona una energia straordinaria. Vino immenso. Restando nel Piemonte del nebbiolo, merita una menzione il Gattinara Molsino 2008 di Nervi, compatto, maturo, dalle belle vibrazioni.

guide-espresso-15Due premi alla storia di Montalcino firmata Biondi Santi, per due vini molto diversi; il Rosso di Montalcino 2010 ed il Brunello di Montalcino Riserva 2008: due vini accomunati (su scale espressive diverse, naturalmente) da una elegante maturità olfattiva e da una bocca snella, quasi impalpabile, e di grande forza. Veramente molto buono il Montefalco Sagrantino Il Domenico 2008 di Adanti, pieno di spezie e di bacca in un naso elegantemente mediterraneo ed un palato polposo, progressivo fino ad un finale enorme dove i famosi tannini dell’uva umbra vibrano senza mordere. Altra bella interpretazione del territorio viene da Aldegheri premiata per un Valpolicella Classico Superiore Ripasso Santambrogio 2011 dove il frutto rosso fresco si mescola con lievi sfumature erbose, e per l’Amarone della Valpolicella Riserva 2005, che mostra un quadro composito fra dolcezza, erbe aromatiche e contributo speziato. In bocca un vino pieno di materia finemente espressa.

guide-espresso-12Il Valtellina Superiore Riserva 2005 di Nino Negri abbina la concretezza e la dolce suadenza di questa espressione del nebbiolo con la grande vitalità e freschezza di una beva assai bella e fragrante, che termina con un tannino che accarezza il palato. Una Lombardia assai diversa quella dell’Oltrepò Pavese Buttafuoco Bricco Riva Bianca 2010 del bravo Andrea Picchioni, vino spesso e cremoso, con il suo bel guizzo tannico nel finale.

Sorprendente l’Aglianico del Vulture Serra del Prete Etichetta Bianca 2012 di Musto Carmelitano, anche considerando che viene prodotto con un passaggio di sei mesi in acciaio e sei in cemento: un vino pieno, esuberante, spesso, di una bella polpa fruttata spruzzata di erbe aromariche, anche se vi si intravede un po’ di stanchezza nel finale. Notevoli poi i due Cannonau di Montisci Giovanni-Barrosu: il Cannonau di Sardegna Barrosu Riserva Franzisca 2011 è dolce ma nervoso, di grande scheletro tannico, il Cannonau di Sardegna Barrosu Riserva 2012 è più ordinato, si sviluppa in bella progressione ed sfoggia un grande finale: molto bello.

guide-espresso-13Fra i tanti bei vini dolci meritano una menzione il Trentino Vino Santo 2002 di Francesco Poli, bello, cremoso e con un frutto elegante e trasfigurato; il Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno 2004 di Alberto Lusignani, una miracolosa unione di dolcezza, nerbo e freschezza di beva, e poi il grandioso Moscato Passito di Pantelleria Creato 1983 di Salvatore Murana, un vino quasi “solido” che ricorda i Pedro Ximénez più concentrati: caramello, fico secco, una punta amarognola a contrastare.

Enzo Vizzari: applauso in omaggio a Stefano Bonilli, fondatore del Gambero Rosso, scomparso nello scorso agosto

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Ernesto Gentili: appello ai ristoratori perché si impegnino in carte dei vini intelligenti

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