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Barolo 2010: tanta roba! Gli imperdibili, seconda parte

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pan da La Morra_1Fresca & “lunga”. Eppure ben accordata nei vari passaggi stagionali. Giusta, ecco: giusta. L’annata 2010 ha accompagnato amorevolmente le fasi fenologiche di accrescimento delle uve nebbiolo, assecondandone la proverbiale natura tardiva (che bel settembre ha fatto!) e consentendo ai vini di sintetizzare efficacemente tutta la forza espressiva ricavabile dai terroir di provenienza, regalandoci così una delle migliori performance collettive barolesche di questo nuovo secolo. Vini tonici e reattivi quindi, che non offrono il fianco a inopportune derive alcoliche o ad eccessi di maturazione, disegnando spesso e volentieri un arco gustativo brillante, dinamico e contrastato, in cui ad emergere sono la freschezza d’impianto e  la speciale “marca” tannica, doti messe a nudo da un millesimo bello e selettivo. Dall’alto (o dal basso) degli oltre trecento Barolo assaggiati quest’anno (al cui traguardo hanno contribuito massicciamente gli assaggi effettuati a Nebbiolo Prima, imperdibile evento maggenco nel cuore di Alba, e le ponderate ricognizioni guidaiole estive) un’ideina – del tutto personale savasandir – me la sono fatta: tanta roba! Al punto che ricavarne una impietosa sintesi raccolta attorno a una trentina di etichette non è stato semplice né indolore. Ma tant’è, partiamo da qui, da queste bottiglie, da questi autori. Ve ne sono di conosciuti, conosciutissimi, stranoti. Ve ne sono di meno celebri (e celebrati) ma altrettanto meritevoli di attenzioni e rispetto. Ve ne sono infine alcuni che potremo definire outsider, dalla cui performance lampeggia qualcosa di prezioso anche per l’inossidabile universo langarolo, là dove le gerarchie e il pregresso storico spesso tratteggiano linee di confine invalicabili, dinnanzi alle quali sostanzialmente genuflettersi. Ecco, da questi segnali intuiamo invece un salutare “movimento” trasversale, che porta ad allargare gli orizzonti e a spaziare maggiormente all’interno di una proposta vasta e diversificata, affiancando nuovi cru e nuovi autori alla supremazia dei valori consolidati.

Ah, dimenticavo: in questa selezione restano comprese pressoché tutte le sottozone/comuni che contano, da La Morra a Barolo, da Serralunga a Castiglione Falletto, fino a Monforte e a Verduno (e addirittura Roddi e Grinzane!). Tanto per ribadire l’ecumenicità dell’annata, prodiga di segnali importanti che potevano cogliersi in ogni terroir di Langa, se parliamo di nebbiolo. A ben vedere, un’occasione che in molti non si sono lasciati sfuggire.

Oddero Poderi e Cantine

Oddero_Rocche etiBarolo Rocche di Castiglione 2010

Nel mio bicchiere di oggi la grandezza e la spazialità del Rocche più ispirato, un cru che “nel cor mi sta”. Finissimo e incisivo, pervasivo ed irradiante, fra austerità e purezza, assume le irresistibili cadenze aromatiche del sottobosco castiglionese, arricchite da ricami balsamici. In più, l’intransigente saldezza dei Barolo importanti, in cui la voce tannica sa farsi profonda e baritonale sia pur ammantata di freschezza. Maria Cristina Oddero firma una delle bottiglie più belle recentemente uscite dalla storica cantina di Borgata Tetti. Ne va dato (e preso) atto.

Guido Porro

Porro_Barolo Vigna s caterina_etiBarolo Santa Caterina 2010

La mano attenta del vinificatore premuroso fa del riservato Guido Porro una delle voci più personali (peraltro non conosciuta per quanto meriterebbe) del versante Serralunga. I Barolo della casa, ricavati da due appezzamenti ubicati nel quadrante meridionale del vigneto Lazzarito, hanno il pregio della trasparenza espressiva, e nella articolata nudità con cui sono soliti offrirsi (conseguenza naturale di calibratissime estrazioni) risolvono in una miriade di microdettagli la complessa fisionomia del cru, dissimulando solidità strutturale e consistenza tannica attraverso un disegno particolarmente flessuoso e comunicativo.

Qui terra, liquirizia, anice e genziana annunciano un naso profondo e sfaccettato. Ricco, tenace e vibrante in bocca, sensuale e calibratamente maschio, l’affondo sapido e le nuance minerali ne allungano la persistenza, svelandone l’anima più grintosa. Sì, è un Santa Caterina a cui il carattere tardivo del millesimo sembra aver conferito un maggior grado di contrasto. In sua compagnia ti troverai bene.

Giuseppe Rinaldi

Rinaldi_Brunate le coste etiBarolo Brunate 2010

Se esistono vini decisamente riconoscibili nell’universo mondo nebbiolesco, questi sono i vini di Beppe Rinaldi, dialettico e carismatico vignaiolo in quel di Barolo. L’attuale legislazione, improntata sulle menzioni geografiche aggiuntive, lo ha costretto a malincuore a dover rinunciare alle “vecchie insegne”: non più dunque Brunate-Le Coste e Cannubi San Lorenzo-Ravera bensì Brunate e Tre Tine (quest’ultimo nome  -ovviamente- niente ha a che vedere con le suddette menzioni). Con la sostanza che resta la stessa, per nostra fortuna. Come dimostra un luminoso, eccellente Brunate, che alla nobile avvolgenza alcolica associa una tensione, una integrità di frutto, una stoffa e una succosità tali da rendere il sorso ineludibile e tutto da bere.

Sobrero

Sobrero_Ciabot TanasioBarolo Ciabot Tanasio 2010

Versione in spolvero per Ciabot Tanasio, ispirato blend di uve provenienti da tre appezzamenti diversi di Castiglione Falletto che il giovane Flavio Sobrero è solito plasmare con dovizia di particolari, indirizzandolo stilisticamente nel verso della classicità. Una veste quest’ultima che lascia così trasparire tutta la magica eleganza (e la compostezza) dei migliori nebbiolo della denominazione. Qui il quadro dei riferimenti aromatici è struggente e super tradizionale, in leggera ma propositiva evoluzione: dal sottobosco alla terra, dalla menta ai fiori macerati, fino alle erbe di campo, ciò che tornerà al palato con euritmica corrispondenza, giocando di sottigliezze, vibrando, esprimendosi con naturale disinvoltura. La salinità del suo finale ti abbandonerà malvolentieri.

 G. D. Vajra

Vajra_Bricco delle Viole_etiBarolo Bricco delle Viole 2010

Non sbaglia un colpo, e su diversi fronti “tipologici” poi, la produzione di Aldo Vajra. Definizione e compiutezza, risoluzione e messa a fuoco sono le linee fondanti di uno stile (con)vincente e riconoscibile, sempre a debita distanza dai lidi insidiosi del tecnicismo puro. Ciò che rifulge appieno anche nella nuova annata del Bricco delle Viole, elegante cru di alta collina (siamo nella frazione di Vergne, nel comune di Barolo, ad altimetrie importanti) dal bel respiro aromatico -polposo, succoso, seducente- e dall’allungo perentorio, di grande spazialità gustativa, in odor di erbe, menta, viola e terra. Lo bevi, lo ribevi e pensi: caspita, non gli manca proprio niente!

Gli outsider

Bric Cenciurio

Bric Cenciurio_Barolo_etiBarolo 2010

Impegnata su diversi fronti produttivi, sia sulla destra che sulla sinistra del fiume Tanaro, la famiglia Sacchetto Pittatore non lesina certo in attenzioni ed affidabilità complessiva. Ma la scioltezza eloquente che ho riscontrato in questo Barolo, le cui uve provengono dai suoli tortoniani del cru Coste di Rose, nel comune di Barolo, lascia il segno, aprendo ad orizzonti tutti nuovi. Purezza espressiva, ricamo sottile, flessuosità, carnosità di frutto, iridescenze floreali, gentile presa tannica: la bocca è come un soffio, non lunghissima mi dirai, ma godibilissima e ispirata.

Casina Bric 460

Casina Bric 460_etiBarolo Bricco delle Viole 2010

Prime prove di trasmissione -sulle frequenze giuste dell’immedesimazione- per questa nuova realtà di Vergne guidata da Gianluca Viberti. Che propone un Bricco delle Viole il quale, sia pur a fronte di una bottiglia dalla forma inusuale e tozza, che “odora” di marketing ammiccante, appare serissimo e sfumatissimo (anche nel colore). Attraente fin dai primi segnali aromatici, giocandosela fra freschezza agrumata ed evoluzione controllata, presenta una decisa mineralità e un candore floreale a supporto. Portato per le sfumature, agile e delicato, il suo finale non è forse esplosivo come vorresti ma è vino che fila dritto, confortato da una mano felicissima e da una sapidità allettante.

Bruna Grimaldi

Grimaldi_bricco-ambrogio_etiBarolo Camilla 2010

Da qualche stagione in avanti la precisa identità stilistica assunta dai vini di Bruna Grimaldi non lascia indifferenti, no davvero. Soprattutto potrà ringalluzzire gli amanti delle sottigliezze, dei chiaroscuro e della vinificazione in “sottrazione”. In questo cru di Grinzane Cavour c’è un naso intenso e iodato, dai ritorni terrosi e floreali e dagli invitanti ricami agrumati. E una bocca accogliente, rilassata, armoniosa, composta, speziata (curry) e modulata, che si srotola in finezza, non ammettendo arroganza.

Barolo Bricco Ambrogio 2010

Da un piccolo appezzamento di Roddi, quindi non proprio al centro del mondo se mi parli di Barolo, ecco un vino rarefatto, puro, leggiadro, affusolato, agrumato e speziato. Delicata la presa tannica, “sentimentale” il tratto gustativo, inevitabile il ricordo.

Diego Conterno

Diego Conterno_Le Coste etiBarolo Le Coste di Monforte 2010

Ma chi l’ha detto che i vini di Monforte ( e della Ginestra in particolare) debbano essere sempre e comunque polputi, volitivi o mastodontici? Se stai alla fisionomia assunta da quelli di Diego Conterno (per circa venti anni collaboratore storico della Conterno Fantino) la penseresti diversamente.  Perché qui hai un respiro etereo per un rosso in filigrana, di purezza sottesa, dettagliato, sottile. Elegiaco da sembrare un Pinot Nero, è vino tutto sussurri e niente grida: tonico, croccante nel frutto e nel tannino, coinvolgente.

Barolo Ginestra 2010

Raffinato, “in sottrazione”, limpido, trasparente. Gran tocco qui, per un vino da bere e ribere senza tentennamenti o sensi di colpa. Un Ginestra quanto mai docile e comunicativo, che porta in dote tenerezza, e la complicità di un bere amico.

barolo 2010: gli imperdibili – prima parte

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