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Flashback: schegge di assaggi indietro nel tempo. “Giulio”, Ramonet, Tenuta Bonzara, Rampolla, Ar.Pe.Pe…..

Giulio 96 Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1996 – Ferrari (collezione privata)

Vibrante, salato, “ostricoso”; l’ouverture è impattante, contrastata, sorretta da una bolla finissima e da un niente di evoluzione; la progressione ariosa, fresca, tesa come una lama. Ne conterai volentieri le sfaccettature. E ne apprezzerai le trame d’ordito fine e gli allunghi. Nel frattempo, conquistato dalla straordinaria bevibilità, una volta di più ti domanderai se alla fine dei salmi il “Giulio” resta e resterà il primo (e unico) Champagne d’Italì. Eppure la risposta la conosci già.

Chassagne Ramonet 2008Chassagne Montrachet 1er cru Les Ruchottes 2008 – Domaine Ramonet (Ristorante Romano, Viareggio)

Citrino, vibrante, luminoso, complesso, minerale, da bere senza tentennamenti, ché ti capiterà sì e no una o due volte nella vita. Un equilibrio perfetto per un gusto cesellato, dove il rovere si è fatto da parte fondendosi amorevolmente al corpus del frutto -a conferire spalla e cremosità- mentre le nuances cerealicole, floreali e ammandorlate vanno a imprimere direzionalità e “senso” al gusto, lasciandoti in compagnia di una seducente scia speziata, di coriandolo e pepe bianco. Sans lordure, è solare pienezza, spazialità e privilegio.

Rocca di Bonacciara 98_BonzaraColli Bolognesi Merlot Rocca di Bonacciara 1998 – Tenuta di Bonzara (collezione personale)

Lento da che ti chiede aria e pazienza, alla fine riesce a sprigionare per davvero un “sentimento” bordolese, con la timbrica buona di quella razza lì. E se le trame non aprono più di tanto alla complessità la più complessa, ti colpiranno per l’armoniosa esposizione, in una veste leggermente terrosa dove cuoio, bacca di cipresso, eucapilto e mentolo soffiano freschezza smorzando l’afflato vegetale della prim’ora. Ciò che si stempera ben volentieri all’aria, rivelando nuance più dolci e suadenti nel frutto -un frutto leggermente “accaldato”- con rilievi di sottobosco umido ad impreziosirne i contorni. Sul fondo del bicchiere il sentore della scorza d’arancia, ed è un bel sentire.

Una delle primissime annate del Rocca, il vino che avrebbe affiancato il celebre Bonzarone (voluminoso cabernettone dei colli bolognesi) ai vertici qualitativi dell’enoica compagine dell’indimenticato Francesco Lambertini, “il professore”, persona squisita e “d’altri tempi” con la quale è sempre stato piacevole incontrarsi, confrontarsi e imparare. Ci ha lasciati troppo presto, poche settimane fa. Questo vino parla per lui e di lui, perché è la sua storia.

Sammarco 91Sammarco 1991 – Castello dei Rampolla (collezione personale)

Solido, vivo, intenso, di coriacea (ma finissima) impalcatura tannica, straordinariamente propulsivo nonostante gli anni e nonostante l’annata (non proprio indimenticabile in Toscana). Eppure se ne esce fuori con tutta la carnosità di frutto (terziari non pervenuti) e la grinta salina del vino importante, quale sintesi espressiva di un terroir che non scherza e che ha trovato a Santa Lucia in Faulle, nel cuore del Chianti Classico di sponda panzanese, uno dei cru di maggior pregio. Nel frattempo, l’aria ne rende più chiari i contorni e più evidente la forza espressiva. Le note di erbe ricamano le trame; grafite, tabacco, cassis e terra rappresentano invece l’essenza di un rosso sempre giovanile, comunicativo, caratteriale, con molte cartucce ancora da sparare.

Sassella Vigna Regina 2001 ArpepeValtellina Superiore Sassella Riserva Vigna Regina 2001 – AR.PE.PE. (Ristorante In Vernice-Livorno)

Quintessenziale, luminoso, irradiante, di sublime sottigliezza e candore. Grande naturalezza espressiva qui: il nebbiolo delle Alpi nella sua veste più rarefatta e pura, con picchi di eleganza inarrivabili ai più. Dalla secolare sfida ai vigneti pendenti della Valtellina, nel mio bicchiere di oggi risplende l’anima liquida e struggente di un paesaggio estremo e “contundente”, a testimonianza perenne di una storia artigiana che ancora oggi alimenta i suoi racconti nel nome del sacrificio, della perseveranza, del talento e di una idea di territorio mai confusa o edulcorata dalle tendenze modaiole. Perché in fondo sta nel rispetto antico verso le plaghe retiche la linfa ideale di un percorso umano e professionale senza ombre, che ha portato le generazioni vecchie e nuove della famiglia Pelizzatti Perego a realizzare vini lirici, sfumati e senza tempo, vini che se hanno un peso, è il peso dell’aria.

2 Comments

  • Piero ha detto:

    Salve Fernando, complimenti per il bell’articolo e le belle bevute, ovviamente. Volevo solo aggiungere, a proposito di prima annata in commercio, di avere ancora in cantina un Rocca di Bonacciara anno 1997 ma credo sia stato prodotto anche il 1996, se non ricordo male. Cordiali saluti, Piero

  • Fernando Pardini ha detto:

    Grazie Piero, della lettura e della puntualizzazione ulle annate del Rocca. Infatti come avrai notato nel testo esprimevo il beneficio del dubbio circa l’annata, Cosa prontamente rivisitata.

    saluti cordiali
    fernando

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