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Sushi o giapponese? Un test nei locali di Torino

Wasabi al lavoroTorino è invasa dal sushi. Non solo Torino a dire il vero, spacciatori di cibo a base di riso e del solito ubiquo trio tonno/salmone/orata (tutto industrialmente preparato e confezionato e sterilizzato e … insapore) nascono ovunque e ovunque mietono successo di pubblico.

Ieri ascoltavo alla radio (Rai), in una bella retrospettiva su Rino Gaetano, “Nun te reagge più“, ebbene, da un po d’anni, dopo aver anch’io aderito alla montante voglia di pesce crudo, mi sono detto che non lo reggevo più, e non per paura dell’anisakis, ma perché proprio era sempre lo stesso, dopo dieci volte basta!

Ma rinunciare alla cucina orientale per overdose di sushi (cattivo) e per nausea da involtini primavera (surgelati) non mi andava, e così, complice un paio di settimane di ritrovata voglia, ho voluto scavare tra i ristoranti giapponesi di Torino. Un rapido aggiornamento in rete, alcuni consigli di amici, e tre ristoranti di fila.

Wasabi omaggioPrima tappa al Sen Mi Ya (Corso Peschiera 167). Piccolo, carino, alcuni giapponesi a cena, zona tatami, bastoncini non usa e getta (un plus non certo un minus!). Vado su una scelta di maki vegetariani (mica mi smentisco sul pesciaccio?!) e poi verdure saltate con riso e poi un sushi-dolcetto (senza pesce…). Sapori netti, sensazione di freschezza, a me che non sono certo conoscitore dei locali nella madre patria giapponese dà l’idea di una piacevole trattoria, corretta e verace.

Seconda tappa all’Osaka (Via Rivalta 23). Subito noto la catasta di “barche” in attesa, i bastoncini usa e getta, la tovaglietta di plastica. Ma voglio giudicare dal cibo, e anche qui vado per i rotolini vegetali (abbastanza fuori stagione le verdure!) e per un ramen che mi soddisfa fino a un certo punto.

Wasabi misoSono sicuro che su sushi e sashimi saranno bravi, per quelli sono conosciuti, ma potrei essere all’aeroporto di Amburgo, non a Kyoto…

Terza scelta, non posso sbagliare, Wasabi (Corso Francesco Ferrucci 72)… il Migliore secondo molti.

Sarò stato influenzato, ma fatti due passi all’interno già sento un sapore diverso. Sarà anche per la coppia seduta a tavola, lei giapponese, lui italiano, le due piccole bimbe splendidamente miste, sarà per lei (la proprietaria? ne ha l’aria) che ti accoglie in kimono e infradito col passo incerto dettato dal lungo e stretto vestito, e con un italiano mezzo e mezzo. Lui (il proprietario? ne ha l’aria) sta dietro il banco a comporre i piatti. Entrambi indubitabilmente giapponesi.

Wasabi antipastoNon vedo “barche”, non mi attendono bottiglietta di salsa di soia Kikkoman, wasabi e zenzero marinato a tavola (non li vedrò neppure, non ordinando sushi). Due bei bastoncini tenuti insieme da un rotolino di carta appoggiati sulla pietra, separè mobili in bambù ridisegnano la geometria della sala man mano che arrivano clienti, dietro me la zona dei tavoli incastonati tra pedane rialzate dove i camerieri salgono (scalzi) per poi inchinarsi e servire ai tavoli (antico segno di riverenza verso il cliente?).

Ordino antipasto misto e zuppa di miso, e mi fanno notare che forse questa è meglio servita prima. Obbedisco. Una buona coppa di saporita zuppa calda, cavoli, patate e altre verdure di stagione che aumentano il mio buonumore, come la tazza di profumato tè verde, che mi sembra un matcha (chiederò ad Alessandro).

Wasabi anguilla dettaglioL’antipasto misto mi conforta ancora di più, non c’è niente che mi ricordi un sushi-bar! Salmone marinato, pesce spada affumicato, orata fritta, daikon filangè, sorprendenti piselli secchi al wasabi e tre code di gambero in una salsa a base di sesamo.

Ora serve un piatto principale e chiedo lumi (no sushi please!). La scelta cade su l’anguilla (risale agli albori dei miei ricordi l’aver mangiato anguilla!), servita caramellata, su cubetti di riso e avocado. Manca un po’ di sapidità a contrastare il dolce, qui forse avrei voluto un po’ di salsa di soia, ma corre in aiuto una spezia secca da aggiungere a piacere, kaori sansho, fresche fogliette tra l’agrumato e la lavanda

Wasabi gelatoIntorno a me crescono i commensali (è solo martedì) ma rimane immutata l’atmosfera, quasi che tutti limitino il volume, compresi nella parte di non essere italiani. E si moltiplicano i piatti che non ho assaggiato, tutti belli a vedersi, ma sono sazio e scelgo il dolce, anzi un gelato allo zenzero, evidentemente fatto in casa. Un piacevolissimo contrasto tra la dolcezza della crema alla vaniglia e il citrino piccante della radice, con un effetto digestivo che mi porta a rinunciare all’offerta del sake.

Noto sulla carta dei dolci una cosa che mi strappa un sorriso. L’italiano incerto nella descrizione dei piatti: “Torta di Nagasaki, insieme gelato” quasi avessero aperto ieri…

Wasabi sushiLa conclusione è pleonastica, Wasabi merita una visita! E’ un po’ più caro degli altri due, per i piatti descritti e due tazze di tè verde ho speso 40 euro, ma ho mangiato giapponese!!!

p.s. uscendo assisto alla costruzione di un vassoio di sushi… bellissimo, la prossima volta tocca anche a quello.

Le immagini si riferiscono tutte al ristorante Wasabi

One Comment

  • sergio peletti ha detto:

    Mi sono ritrovato dopo 13 ore di viaggio in Giappone,dopo aver assaggiato vari piatti in un ristorante di Tokyo che si trova in vetta ad un grattacielo,vicino la copia della torre Eifel, mi salvo il palato con un pò di tempura.
    La felicità quando scopro che la persona che ci aveva invitato,innamorata del’italia, aveva mandato un suo dipendente ad imparare l’arte della cucina italiana a Firenze.Per tre anni aveva cucinato in un noto ristorante fiorentino.Un invito a pranzo,carbonara,ribollita, formaggio grana di vacca rossa e prosciutto san daniele e per finere una tagliata di carne kobe (quella massaggiata e alimentata anche con birra)che ti risollevano lo spirito.Mi dimenticavo il bere un buon brunello.
    Il primo sushi a firenze vicino piazza della signoria diversi ani fà,non male poi altre esperienze ,infine un ottima realtà a Massa dove riescono a preparare in modo espresso del sushi che puoi consumare anche a casa.Quindi la prossima meta sarà Torino dove seguendo la traccia del’articolo porterò a termini la mia curiosità culinaria.

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