Forza ed eleganza in Val d’Orcia. Il Sangiovese secondo Marco Capitoni

Di • 11 Feb 2015 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
Stampa questo articolo

Capitoni_tappoAbbiamo già incontrato Marco Capitoni e la sua azienda tempo fa e abbiamo parlato della sua forza e della “sua bifora romanica” attraverso il racconto del bravo Enzo Zappalà. Si è parlato di amore per una terra e per il sangiovese, ma anche di umiltà, intelligenza, passione e consapevolezza delle esigenze del vino e del suo mercato. Si è parlato del Frasi, che in etichetta riporta ogni anno un pensiero diverso di Marco, analizzando le prime due annate e palesando genuinità, eleganza e potenza, e tratteggiando un futuro più che roseo. Oggi, a distanza di qualche anno, voglio dire la mia su un’azienda che appare sempre più un monolito di integrità e coerenza, ma anche raccontare un paio di etichette che mi hanno conquistato ed emozionato.

Siamo immersi nella campagna senese, patrimonio dell’umanità secondo l’Unesco, e precisamente nella val d’Orcia, dove la denominazione Orcia Doc abbraccia diverse splendide località, tra cui Pienza, Castiglione e San Quirico d’Orcia, con speroni nei comuni di Montalcino, Chianciano e altri dove il sangiovese regna incontrastato e circondato da una corte di vitigni minori o internazionali tutti a supporto del “sovrano” toscano.

Tra le blasonatissime denominazioni in cui si incastona l’Orcia doc, Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano, la qualità di questi vini e la serietà di produttori come Marco Capitoni fanno sì che il confronto possa rendere solo mutua crescita qualitativa, progresso culturale e sviluppo industriale a tutti. L’ingegno e l’intuito dei produttori ha saputo infatti definire e popolare diverse fasce di mercato in grado di soddisfare le più svariate richieste dei consumatori e le necessità dei viticoltori stessi.

Capitoni_caliceL’azienda e la famiglia Capitoni vive e lavora proprio sulla collina che risale verso Montepulciano, di fronte a Pienza, dove domina lo storico Podere Sedime, cinquanta ettari tra campi coltivati a grano, con un poco di bosco tra prati, ulivi e le amate viti su cui si concentra l’attività produttiva della cantina. Si tratta di una viticoltura attenta, manuale e rispettosa dell’ambiente, che restituisce uve sane e ricche; poi in cantina i trattamenti sono altrettanto delicati e riguardosi dell’autenticità della materia prima. Lavorazioni non invasive fatte di “tanta manualità e voglia di fare bene”: delicate pigia-diraspature, fermentazioni spontanee in acciaio senza uso di lieviti, minimo uso di solfiti e totale assenza di additivi, per ottenere vini espressivi di un territorio ricco di carattere, lasciando emergere di volta in volta ogni specifica peculiarità dell’annata di produzione. La fermentazione naturale si svolge tipicamente in tini di acciaio, lasciando il mosto a contatto con le bucce per circa 18 giorni, durante i quali vengono effettuati, ad intervalli regolari, rimontaggi e follature rigorosamente manuali.

Il Capitoni è la prima creatura dell’azienda, nato nel 2001 per proporre al palato del pubblico un’interpretazione di sangiovese identitaria e sanguigna, ma anche “piaciona” come la definisce lo stesso Marco, in grado di unire tradizione e innovazione. La percentuale di sangiovese è spinta all’80% con un saldo di merlot per rendere appunto il vino più accessibile e smussarne le asperità; matura dodici mesi in barriques e affina altri dodici mesi in bottiglia prima di incontrare il mercato.

Il Frasi è nato invece nel 2005, ma era da sempre nel cuore e nella testa di Marco, che dedica ad ogni sua annata un pensiero da condividere con chi sceglie di berlo. Frutto del sapiente dosaggio di sangiovese, canaiolo e colorino, dai vigneti più vecchi (40 anni) dell’intera proprietà, affina per 23-24 mesi in grandi botti di rovere di Allier (33 hl) e poi ancora 12 mesi in bottiglia.

Le annate che ho potuto degustare, in un parallelo di due piccole verticali, sono state una vera delizia e devo dire che, pur dovendo aspettare per impegni qualche mese per tradurre i miei appunti in racconto, nel recuperarli, il ricordo delle emozioni e delle sensazioni gustative è riaffiorato vivido e immediato, restituendo ogni profumo e ogni fragranza nella sua integra nitidezza e incisività.

Capitoni_allCapitoni_ 2007

Come detto, il merlot e le barriques svolgono un’azione levigante rispetto alle “spigolature” del sangiovese, donando morbidezza alla rugosità dei tannini, per una scelta che strizza l’occhio al palato e alla filosofia supertuscan. Lungi da me o dal produttore avanzare paragoni, il posizionamento della denominazione è ben definito, ma il vino risulta di fatto ampio e potente, con un profondo respiro fruttato a base di bacche rosse con note vegetali di sottobosco e un alito speziato. L’assaggio rivela fragranze di amarena e marasca amalgamate a un solido tessuto tannico, ma in una vellutata consistenza che rende ghiotta la deglutizione. Il riverbero retronasale regala sentori di tostatura e lievi nuance speziate ricche di sfumature a base di pepe rosa, radice di liquirizia, vaniglia e una chiara traccia iodata. Avvolgente.

Capitoni 2008

L’aspetto è più cupo e il tenore glicerico appare più robusto. Al naso offre note ancora fruttate, con velature floreali di viola per un corredo aromatico composito e dall’allungo ancora ricco di spezie. Al palato non nega un ingresso tonico e felpato, ricco di calore alcolico e nerbo acido: mi piace; la frutta rossa è croccante e i tannini, pur arrotondati, si fanno sentire. Il vino va giù e la lingua schiocca soddisfatta, in attesa di percepire il respiro post-beva che sale anche al naso e lascia un ricordo chiaro di liquirizia, eucalipto e concia. Appagante.

Capitoni 2009

Scuro e corposo, con profumi sempre copiosi e penetranti che, pur con qualche chiusura in più, rievocano rovi umidi carichi di more e fogliame, seguiti da un nutrito spettro di spezie. Entra in bocca con decisione, sotto il vestito di seta del merlot si avvertono i muscoli del sangiovese, in equilibrio fra loro, tra colpo di spada e uno di fioretto. Della frutta si avverte più buccia che polpa, ma la tempra è ingentilita da un composito di sentori che si schiude pian piano tra note pepate e smaltate, tracce di cacao e un ritorno vegetale. Stimolante.

Capitoni 2010

Frasi_versoImpenetrabile, lucido e compatto. Le note aromatiche si lasciano scoprire pian piano, ancora tipiche, ma leggermente più orientate al verde delle piante da bacca che ai frutti stessi. L’assaggio mi intriga, il lavoro calmierante delle piccole botti francesi e delle uve bordolesi non sembra ancora esaurito; ne scaturisce un vino ancora leggermente ruvido, con un carattere scontroso che aspetta di essere domato, fatto di contrasti fruttati tra prugne e gelsi, di tannini spinosi e densità cioccolatosa. La beva non tradisce, il sorso è pieno e caldo, la vigoria si adorna di freschezza e il ritorno speziato offre percezioni di tabacco da pipa, cannella, liquirizia e un respiro selvatico. Mordace.

Frasi_2007Frasi 2007 – “La soddisfazione della fatica, le speranze ed i risultati…orgoglio

Come anticipato, i vigneti di provenienza sono più datati (anni ’70) e la base di sangiovese (80%) viene completata da un blend di canaiolo e colorino, che caratterizzano ancor più l’anima toscana di questo vino. Altra caratteristica è la ricerca estrema di qualità: se l’uva non è ben maturata, il vino non si fa, e quindi il Frasi viene prodotto solo nelle annate migliori. Lo spessore della materia prima, seppure il colore riveli una maturità ben ricercata, si vede già dal suo denso ondeggiare nel calice,; si avverte all’approccio olfattivo intenso e abbacinante, con la sua umida e boschiva fragranza, e infine si palesa in bocca, grazie a tannini decisi e nervosi, a una polpa corposa di prugna nera e ribes e a una beva possente ed elegante che rimanda, in una persistenza lunga e gradevole, aromi di tabacco, pepe nero e goudron. Elegante.

Frasi 2009 – “Poche parole e una stretta di mano … galantuomini

Aspetto più carico, ma riflessi e unghia che palesano il lungo affinamento. I profumi sono concentrati e si sprigionano progressivamente ossigenando il vino, roteando il calice; l’approccio olfattivo rivela note di mirto e humus, ma ripetendo l’esame si colgono rivoli balsamici. L’ingresso in bocca invece è energico, i tannini svelano subito il loro carattere e la componente fruttata arriva dopo, accompagnata dal caldo abbraccio dello spunto alcolico ben bilanciato da una freschezza acida quasi inaspettata. La deglutizione regala subito un fondo lievemente amaricante che poi si trasforma in ritorno officinale e aromatico, con riverberi di caffè e noce moscata; il finale della lunga scia retronasale e papillare rivanga ancora, e questa è stata una costante per tutti gli assaggi, una netta impronta sapida, che agevola la beva, figlia indubbiamente di un antico mare anticamente padrone del terroir. Incisivo.

Share
Parole chiave: , ,

Lascia un commento