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L’eleganza del sangiovese in una “mini verticale” di Cepparello

bottiglieLIVORNO – 2004, 2005, 2007 e 2009 queste le quattro annate del sangiovese in purezza che hanno accompagnato la cena svoltasi i primi di febbraio presso il ristorante “In Vernice” di Livorno. Prima di passare ai vini merita aprire una breve parentesi sulla cena: entrée con un mini “5 e 5” (consultare Wikipedia per chi non è pratico dell’area labronica), un classico del locale e della tradizione; antipasto di tortino di patate e rafano su crema di porri; pasta fatta in casa al colombaccio; vitello Fassone al forno e piccolo dessert. Tutto quanto alla cifra irrisoria di trenta euro (!) compreso pure un assaggio di Chianti Classico 2010, sempre di Isole e Olena, omaggiato per il piacere dei commensali. Questa è solo una delle tante serate organizzate dal mitico Claudio Corrieri, patron del locale nonché collaboratore della guida dei vini de L’Espresso, capace di farti “godere” a cifre veramente contenute.

Tornando ai vini, su Isole e Olena, azienda cult del Chianti Classico, e sul suo condottiero Paolo de Marchi, c’è poco da dire e tanto da ringraziare. I suoi vini, dal Chianti Classico al Vin Santo passando per gli Igt come il Cepparello e le varie Collezioni de Marchi, sono un riferimento nell’universo enologico, una degustazione imprescindibile per gli amanti del buon vino. Il Cepparello in particolare, incarnando l’essenza del sangiovese d’elezione, assurge inevitabilmente a testimonial dell’eccellenza toscana.

09,07,05,04Lasciamo dunque il campo ai protagonisti della serata:

CEPPARELLO 2004: si presenta ancora di un bel rubino intenso con tanto di unghia dalle sfumature violacee. Al naso è estremamente elegante, si apre con la ciliegia sotto spirito che domina la piccola frutta rossa e nera e le arie floreali di un prato a fine stagione, a seguire una pletora di profumi: cuoio, tabacco dolce, caffè, sentori ematici, sottobosco e una nota pungente di pepe; sul finale si avvertono anche sfumature agrumate e balsamiche. Al palato è estremamente armonico, succoso e lungo grazie ad una sottile acidità. La finissima trama tannica accarezza gentilmente le papille. Sul finale un lievissimo ritorno alcolico non deturpa affatto l’eleganza dell’insieme.

tortinoPurtroppo cotanta bellezza alla lunga risente del tempo, man mano che la serata va avanti ed il vino viene centellinato a cadenze regolari, dapprima emergono note di fungo secco poi il caffè perde la “cremosità” per ricordare di più i fondi. Una caduta che dispiace davvero.

CEPPARELLO 2005: lo strano caso di una bottiglia dal difetto non chiaro e che faceva pensare ad un vino poco riuscito considerata l’annata non felicissima. Fortunatamente non era l’unica a disposizione. La prima bottiglia ha proposto un vino dal naso chiuso, giocato su toni più scuri dove la frutta si percepiva a fatica e sono sopravvenuti ricordi di salamoia e soffi di anice. In bocca il vino appariva ancor meno espressivo, contratto e con dei tannini veramente graffianti. E il quadro organolettico non migliorava col tempo.

pastaPoi è arrivata la seconda bottiglia: irrompendo come un bel libeccio, vento tanto caro ai livornesi, ha spazzato via tutte le nubi ed il cielo è tornato a splendere. Anzi, alla fine si è rivelato uno dei migliori della serata, l’eleganza e la complessità del 2004 in un corpo più solido e dai toni più austeri, un carattere più deciso sottolineato da tannini vivi ma molto più aggraziati rispetto alla prima bottiglia. È il caso di invertire il conosciuto detto “dalle stelle alle stalle…”

CEPPARELLO 2007: quello meno convincente della serata, ma è questione di sfumature. Il naso è sempre piuttosto ampio, con una ciliegia “pepata” decisa, ma per il resto appare un po’ assopito rispetto alle precedenti annate. Anche in bocca è meno entusiasmante, i tannini si fanno sentire così come una nota amarognola al centro bocca. La chiusura non è particolarmente lunga. Dopo due grandi vini come i precedenti è facile subire il confronto, probabilmente in un’altra occasione avrebbe avuto maggiori apprezzamenti.

FassoneCEPPARELLO 2009: la partenza è in salita, si mostra un po’ chiuso e slegato, la frutta e il floreale sono poco più che accennati, inoltre qua e là si ravvisano sentori di straccio bagnato e vaniglia. In bocca invece cambia marcia, ingrana la quinta e schizza via in discesa. Il palato è decisamente più ampio, complesso e profondo. La frutta si mostra abbondante e succosa, la trama tannica si raccorda perfettamente all’armonia generale e la persistenza è notevole. Potenza certa e finezza in divenire. Assodato che al momento sia già una goduria, tratti ancora giovanili, nonostante i 6 anni alle spalle, lasciano presagire bellissime emozioni a prefetta maturità raggiunta: si accettano scommesse.

In chiusura merita due parole il Chianti Classico 2010: uno di quei vini che non smetteresti mai di bere, sia al naso che in bocca ha la complessità del Cepparello ma giocata su tonalità inferiori, una “leggerezza” comunque intrigante, l’armonia complessiva e il dinamismo regalano una beva insaziabile.

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