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Le nobili “Vette” di Tenuta San Leonardo

Vette_2È nel profondo nord, nel Trentino, luogo incantevole forse molto più in estate piuttosto che d’inverno quando in tanti godono delle sue vette innevate, che ho già avuto modo di apprezzare una famiglia legata al vino in modo viscerale, una famiglia nobile tanto quanto i loro vini e quei luoghi, una famiglia tanto cordiale che val la pena ripetermi citando ciò che scrissi qualche anno fa: “Una conferma che le persone che vivono e lavorano nel mondo del vino, trasmettendo in questa Vette_3attività passione e serietà, tradizione e competenza, storia e professionalità, sono sempre persone di valore e di spessore umano considerevole”. In particolare il Marchese Anselmo Guerreri Gonzaga ha dimostrato ancora una volta, in un’occasione del tutto casuale, che nei piccoli gesti e nella semplicità del rapporto umano, si nasconde la vera nobiltà dell’individuo. Alla famiglia Guerreri Gonzaga, nella Vallagarina Trentina, appartiene da oltre due secoli la Tenuta San Leonardo, azienda vinicola dall’impronta perfettamente in linea con la filosofia, la cultura e l’energia dei suoi fondatori e di chi oggi ancor più vi infonde passione e mestiere. Il mestiere del vino.

Il destino ha dunque tracciato un incrocio di eventi che mi ha fatto incontrare, proprio il giorno del mio compleanno, una segnalazione dell’unico bianco di Tenuta San Leonardo: il Vette. È bastato un guizzo di iniziativa, più istintiva che ragionata, una mail per prendere contatto, che in poche ore ho ricevuto la telefonata del marchese Anselmo, lieto della mia richiesta e sinceramente interessato a conoscere il mio pensiero sul suo Sauvignon blanc, piuttosto che a una recensione. Chiedo venia, ma l’esperienza sensoriale è stata tale che meritava di essere condivisa.

BBeQ - CopyHo fatto le cose per bene: ho organizzato una degustazione ad hoc dal mio amico Carlo Tanoni del BBeQ di Latina, l’ho sensibilizzato e stimolato a creare le giuste portate per onorare le qualità di un vino dai presupposti di aromaticità e fragranza tipici di un sauvignon, ma anche di un terroir particolare. Il risultato è stato magnifico e il Vette si è dimostrato completo e dinamico, accompagnando al meglio le preparazioni di pesce create da Carlo, esaltandole, esaltandosi.

TartareLe due portate di antipasto hanno aperto la degustazione proponendo: prima una semplice ma “vivaddio” impeccabile tartare di tonno, poi un calamaro ripieno su passatina di melanzana e porro fritto accompagnato. Nel primo caso ho apprezzato quella punta di mineralità che il vino conferiva al gusto del tonno sapientemente marinato; con il calamaro, invece, la dolce cremosità del ripieno, equilibrata da quella sapida della salsa, hanno trovato nel Vette quella componente acida in grado di sgrassare il palato e assecondare le fragranze del piatto.

riso_venereUn tortino di riso venere ai gamberi con bisque aromatizzata alla paprika era il primo piatto proposto da Carlo e il profumo del Vette, tipicamente selvatico, con aperture floreali e note vegetali in rilievo sul registro fruttato, ha inebriato il naso intento a dividersi tra gli odori del piatto e quelli del calice. Ancora una volta la beva si è rivelata all’altezza, tenendo botta alla speziatura della salsa con una freschezza incisiva e tonificante, con una gusto ampio e vellutato ricco di fragranze fruttate di pesca e pera, ma anche di un riverbero aromatico notevole.

Vette_1Il Vette viene realizzato secondo i rigidi protocolli di qualità di “casa” San Leonardo: vendemmia rigorosamente manuale, pigia-diraspatura e breve macerazione a freddo per un innesco fermentativo che precede la soffice pressatura in ambiente controllato da azoto e quindi senza contatto con l’aria. La fermentazione a freddo si prolunga per circa 12 giorni per poi proseguire la vinificazione su lieviti selezionati in contenitori di acciaio per cinque mesi, durante i quali regolari batonage e controlli termici regolano l’evoluzione del vino fino alla fase conclusiva di filtraggio e imbottigliamento. Ma torniamo alla degustazione.

salmoneI secondi piatti erano due declinazioni di barbeque: la prima realizzata con un trancio di tonno su crostone e cicoria accompagnato da salsa al vino rosso, la successiva con un filetto croccante di salmone su bruschetta con salsa tartara e porro fritto. Che dire. tonnoIl palato è stato deliziato da tutto, ma volendo trovare il cosiddetto “pelo nell’uovo”, forse con il tonno il vino ha preso il sopravvento con la sua incisiva fragranza e quel ricco ventaglio di aromi tra i quali la delicatezza del tonno si è sembrata un po’ perdere. Con il salmone invece c’è stato un confronto ad alti livelli, anzi, su “vette” di grandissimo spessore gustativo, per un’esemplare cottura del pesce che ha restituito integro il sapore del salmone arricchito dalle note fumé del braciere, per un tessuto aromatico avvolgente e verticale del vino, che ha completato il piatto aggiungendo quel pizzico di spezie in più, pepe verde e salvia su tutte, ma anche cardamomo, zenzero, coriandolo e pietra focaia. Eccitante

One Comment

  • Renato ha detto:

    Conosco bene questo vino, ottima lettura e, a mio giudizio, ottimo prezzo … certo che mangiandoci a quel modo si va in paradiso 😉

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