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Villa Calcinaia: il futuro è selezione. Con la Borgogna nel cuore

Villa Calcinaia_logoSe in Chianti c’è una tenuta storica che è una, questa è Villa Calcinaia. Grazie soprattutto alla specificità non così frequente, per come saremmo portati a pensare, di appartenere alla stessa famiglia, i Conti Capponi, da “appena” 500 anni. Sebastiano Capponi, l’attuale proprietario, è un conte contadino. Di quelli che prediligono di gran lunga indossare gli abiti del vignaiolo -in tutti i sensi- invece che dar sfoggio di etichetta e blasone. Simpatico, non c’è che dire. E alla mano, una “mano” assolutamente chiantigiana per schiettezza, genuino senso dell’ospitalità e pragmatismo. In lui traspare nitido l’impulso buono a sviluppare con coscienza il mestiere di viticoltore, ciò che va riflettendosi in maniera sempre più evidente nella produzione della casa. Perché, è inutile negarlo, sono state le più recenti versioni dei suoi Chianti Classico che mi hanno stimolato verso il ritorno a Calcinaia. Succede, no? D’altronde, mai sottovalutare il portato di verità dentro a un bicchiere di vino. Mai dimenticare come, senza bisogno di parole, i bicchieri siano in grado di parlare.

Villa Calcinaia Sebastiano CapponiE il racconto delle ultime annate ci parla di un rinnovato “senso” del territorio, con una capacità di dettaglio e un livello di definizione tali da focalizzare con crescente incisività una fisionomia naturalmente incline alla tenerezza e alla freschezza fruttata, doti che stanno nel DNA di questi vini. Vini provenienti da un versante sistemato in dolce declivio sulla dorsale che affianca il corso del fiume Greve, e che si alimenta della tipica matrice argillo-calcarea dei suoli. Eppure, all’interno di un parco vigneti che conta 27 ettari in produzione (sono in corso lavori di sistemazione di una nuova parcella ubicata in una zona “pendente” di eccezionale sassosità, che prevedono la costruzione di muri a secco per poter disporre le viti secondo curve di livello) sostanzialmente raccolti nei dintorni della Villa, sul fronte di collina che guarda ad oriente, si possono riscontrare sensibili differenze: nella tessitura dei suoli, nella componente calcarea, nell’età dei vigneti che vi insistono.

Villa Calcinaia vigne_1Opportunamente stuzzicata, sta di fatto che da qualche anno la proprietà è andata ripensando il proprio “orizzonte” viticolo, instradandolo verso una generale opera di risistemazione, con il rifacimento di alcuni appezzamenti, ora piantati ad alberello, e la graduale conversione a guyot dei cordoni speronati. Fortuna vuole che qui trovino ancora dimora vecchi ceppi piantati nel ‘59 e nel ‘75. Come non tentare di valorizzarli? E un piccolo, istruttivo patrimonio di vitigni locali altrimenti in via di estinzione dai nomi tanto misteriosi quanto evocativi: mammolo, sanforte, occhiorosso. Fortuna vuole che Sebastiano creda fortemente nel sangiovese, fatto oggetto di crescente approfondimento attraverso l’elaborazione di ben quattro selezioni -da dichiararsi con orgoglio Chianti Classico– che andranno probabilmente a fregiarsi della nuova e chiacchieratissima denominazione Gran Selezione, per una volta interpretata secondo ragione e buon senso: selezione di vigna, uve autoctone. Ed è così che al Chianti Classico (Gran Selezione) Vigna Bastignano, proveniente da uno dei quattro storici poderi della fattoria (nel 1524 i poderi originari acquistati dal conte Niccolò Capponi furono Sepale, Calcinaia, San Pierino al Pino e Bastignano) e che ha già fornito bella prova di sé a partire dal millesimo 2008, si affiancano oggi tre nuove etichette le cui uve sangiovese ci arrivano da altrettanti vigneti caratterizzati da suoli di struttura differente, da ceppi di età differente, da tipologie di impianto differenti, da orientamenti differenti. Ciò di cui vi parleremo.

Villa Calcinaia ceppi_1Ah, tanto per essere chiari: le potenzialità che lampeggiano dai primi imbottigliamenti sono tali da far drizzare antenne e papille ai viandanti enofili. E’ un percorso che si avvìa questo qua, alla ricerca di una caratterizzazione più spinta, con l’asticella della qualità che inevitabilmente si alzerà di un po’. E’ così che la storica Villa Calcinaia, dopo un intermezzo temporale non esente da incertezze e contraddistinto da vini perlopiù piacevoli senza però essere speciali, sotto la guida di Sebastiano sembra aver ritrovato l’indirizzo, lo smalto e la determinazione dei tempi migliori; come una sorta di nuova maturità. Sono scelte che fanno bene al Chianti queste, e noi tifiamo per loro.

Mammolo 2013 ( da uve mammolo, vigna presso Bastignano, solo acciaio)

Ciliegia durone, viola e menta per un profilo morbido ed accattivante, rotondo ma senza mollezze. Netto, dai tannini docili e mai aggressivi, è vino goloso e comunicativo.

Sanforte 2013 (da uve sangiovese forte, solo acciaio)

Teso, fresco e risoluto, evoca le erbe aromatiche in mazzetto, la china e il sottobosco. Spiccata l’acidità, ché ti fa salivare: molto interessante.

Occhiorosso 2013 ( da uve occhiorosso, solo acciaio)

Color melanzana carico; ricco, voluttuoso, morbido, intenso, con il frutto in prima linea. D’impatto, ma senza pavoneggiarsi inutilmente. Generoso, questo è.

Villa Calcinaia_bottiglie_1Chianti Classico Gran Selezione Vigna Il Pratino 2013 ( da uve sangiovese, vigne ad alberello, campione da tonneau)

Da un vigneto esposto ad Est su suoli argillo-calcarei a tessitura franca, ad una altitudine di 280 metri slm, con pH 7,5 e calcare totale 10,5; da vigne piantate nel 2002 con tre cloni diversi di sangiovese e tre diversi portainnesti, ecco che il Vigna Pratino di prim’acchito sembra soffrire l’insinuarsi del rovere, ciò che apparentemente tende a veicolare ed ottundere. Non avere fretta però: avrai modo così di apprezzare lo spessore e la carnosità di una materia importante, innervate qui da una bella corrente d’acidità. Con l’aria si aprirà alla bisogna: emergeranno allora ariosità e vibrazioni minerali, e con esse l’invitante baluginare di un futuro interessante.

Chianti Classico Gran Selezione Vigna La Fornace 2013 (da uve sangiovese, cordone speronato in conversione a guyot, campione da tonneau)

Da un vigneto esposto a Sud, sui 280metri slm, con pH 7,7 e calcare totale 6,3. Qui una maggiore presenza di limo a discapito della sabbia. La selezione massale innerva piante del 1975, mentre il vino ha deciso di sdilinquirmi fin da subito per espressività, dettaglio, sinuosità: le note ferrose convivono armoniosamente con una trama delicatamente floreale, il profilo è affusolato, il gusto elegante, flessuoso, istintivamente sentimentale. Si distingue per finezza e disinvoltura.

Chianti Classico Gran Selezione Vigna Contessa Luisa 2013 ( da uve sangiovese, cordone speronato in conversione a guyot, campione da botte)

Un vigneto esposto a Ovest, su suoli più argillosi rispetto agli altri, caratterizzati da una minore componente sabbiosa. Il pH è 7,7, significativo il calcare totale (22,1). E ancora, qui dimorano i ceppi aziendali più vecchi: 1959. Coerentemente, ecco palesarsi un colore più sostenuto, una struttura più presente, “spessa”, cospicua, annunciata da un naso carnoso ma per adesso poco incline al “movimento”. Eppure la ricchezza strutturale si ammanta di coloriture inattese, da quando sentirai pulsare nelle trame una forte dominante minerale, a stimolare e stemperare l’indole potente della prim’ora. E’ l’elemento caratterizzante, ciò che ne garantirà i giusti contrasti e la profondità. Di razza.

Chianti Classico Gran Selezione Vigna Bastignano 2013 ( da uve sangiovese, vigne ad alberello, campione da tonneau)

Villa Calcinaia_mappale vignetiIl primo cru, frutto del recente ripensamento agronomico, ad uscire sui mercati in ordine di tempo. Nato nella vendemmia 2008, con un 2010 e un 2011 in decisa crescita di personalità e spessore gustativo (tenuto conto della sostanziale gioventù dell’impianto), le sue uve provengono da un bel vigneto del 2004, situato a 280 metri slm ed esposto a est/sud-est. Qui pH 8,0 e calcare totale importante (29,2). E’ l’appezzamento a maggiore presenza di limo e a più basso tenore di argilla. Il sangiovese è stato ricavato da selezione massale del patrimonio aziendale e messo a dimora su un unico portainnesto.

Il rovere marca ed ammorbidisce le trame; senti la viola, la terra e la forza interiore. E’ vino ricco, voluttuoso, con quel briciolo di dolcezza in sopravanzo che fin dalle prime edizioni ne va caratterizzando il sapore di fondo. L’abbraccio alcolico è difatti generoso, il gusto tenero e caldo, dalle fondamenta eleganti, di discreto ma non eccezionale contrasto, a cui gioverà forse il futuro impiego del cemento e dei legni più grandi. Per incanalarlo verso registri espressivi più bilanciati. E risorgere a nuova bellezza.

A MARGINE

Villa Calcinaia_Sebastiano e il '68A margine, non posso dimenticare il Chianti Classico Riserva Villa Calcinaia 1968. Per la preziosa compagnia di un giorno. Coerentemente con le subliminali suggestioni di un millesimo epocale squarciato da tensioni ribelli e da assalti al cielo, questo “reduce” liquido appare ancora oggi fieramente battagliero. Profuma di terra e caffè, foglie e cuoio, tabacco e pepe nero. Gli lasci campo (aria) e lui ti ripaga con gli interessi, mostrando una scioltezza, una nonchalance e una bevibilità a tutto tondo, innervate da una acidità che non molla e dal pungolo costante dei provvidenziali ritorni agrumati. E’ vino che resiste; è idealità e concretezza fuse assieme. Formidabili quegli anni!

Visita effettuata in azienda nel mese di febbraio 2015

galleria fotografica

 

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