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“Eccopinò”, la territorialità toscana del Pinot Nero

IMG_20150413_104433LUCCA – Parlare di territorio per un vitigno come il pinot nero appare subito un discorso difficile. Difficile perché è un vitigno che lega la sua diffusione, nella stessa Francia, a zone e utilizzi anche assai diversi: base spumante in Champagne, vino rosato e semmai rosso in Loira, rosso e lungamente affinato in Borgogna, senza parlare della Savoia o dell’Alsazia. Dunque definire un terroir per il pinot nero in Toscana appare ancor più problematico e aleatorio. Con questi ed altri argomenti si è aperta al Real Collegio di Lucca la presentazione dell’annata 2012 organizzata dai produttori del Pinot Nero toscani, in particolare dell’Appennino toscano

Lo splendido complesso recentemente rinnovato ha accolto i produttori e i numerosi giornalisti ed esperti per consentire di dibattere e mettere a fuoco la vendemmia 2012, figlia di una annata calda per questo vitigno caratterizzato da epoche di maturazione precoci. E così, oltre ad una narrazione quasi epica circa l’evoluzione climatica dell’annata, si è cercato di centrare l’argomento terroir legandolo non tanto al sistema geografico quanto soprattutto al contesto climatico che definisce le zone più idonee alla coltivazione del nostro vitigno.

Senza scomodare gli indici bioclimatici di Winkler o di Huglin, è chiaro che vi è una stretta relazione tra andamento termico e crescita delle piante e loro sviluppo fenologico. Così l’Appennino toscano e le valli afferenti  esprimono un clima idoneo per la varietà, tale che il pinot nero possa svilupparsi ed fruttificare con agio e a tempo debito. Questo concetto più ampio di vocazionalità deve essere sempre più chiaro ai produttori e agli esperti, data la sempre più importante variabilità climatica da un’ anno all’altro.

IMG_2267Passando alla vera e propria degustazione, le aziende presenti erano otto:

Casteldelpiano di Licciana Nardi (Ms)
Fattoria il Lago di Dicomano (Fi)
Il Rio di Vicchio di Mugello (Fi)
Macea di Borgo a Mozzano (Lu)
Podere Còncori di Gallicano (Lu)
Podere della Civettaja di Pratovecchio (Ar)
Terre di Giotto di Vicchio di Mugello (Fi)
Voltumna di Dicomano(Fi)

Nei vini dell’annata 2012 sono apparsi nel complesso distinguibili due IMG_20150413_122614stili: uno più elegante, che ricorda i pinot nero borgognoni, a cui appartengono a mio avviso i vini di Podere Còncori e Casteldelpiano; uno più caldo e intenso legato ai vini dell’Appennino fiorentino e aretino. Due stili al cui interno si modulano diverse tonalità: da quella più speziata, e ancora contratta, del Rio a quella più fruttata e quasi “atipica” del Podere Civettaja.

Nel complesso si è avuta l’impressione che si stia tracciando una via toscana al Pinot Nero, fatta di sperimentazione e passione, entro la quale i produttori vanno mettendo a punto tecniche “interpretative” anche molto diverse tra loro per esprimere attraverso questo vitigno così sensibile alle variazioni climatiche e ai territori le peculiarità della loro specifica realtà.

 

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