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Cory Sky Wine 2015, una festa di aromi e sapori

tempioRiverberano ancora, tra i vicoli dello storico borgo di Cori, gli echi di un week end di festa e sapori, di arte e fragranze, di aromi e cultura. Sono accorsi in migliaia (oltre 7000) infatti a godere dello scenario storico di questa antica città, su cui vigila austero e mistico il Tempio di Ercole, e delle prelibatezze enogastronomiche del territorio pontino.

stradaLe ripide viuzze e le piazzette di Cori brulicavano così, lo scorso 6 e 7 giugno, di visitatori occasionali, abitanti del luogo e di enoturisti, che regolarmente selezionano eventi di interesse a cui partecipare per immergersi in un bagno sensoriale e permearsi, questa volta, delle tradizioni agroalimentari e artigianali di un areale produttivo fra i più prolifici del Lazio e fra i più caratteristici del Lazio che si è peraltro fregiato dell’attribuzione di “Strada del vino, dell’olio e dei sapori della provincia di Latina”.

giuseppeIl territorio pontino ha infatti un suo carattere specifico e una tipicità pedoclimatica che le aziende locali hanno saputo sfruttare al meglio e valorizzare, anche attraverso manifestazioni come lo Sky Wine che la Best Event organizza ormai da anni e che, dopo due edizioni di lancio nella culla di Cisterna di Latina e altre due a toccare il cielo nel capoluogo Latina, ha iniziato a trasporre nei vari comuni che compongono in tutta la sua estensione dell’agro pontino.

musicisteLo scorso anno a Sermoneta, quest’anno a Cori, città che affonda le sue radici fra il XII e il XIII secolo a.C. e che ha avuto nella sua storia momenti di decadenza e altri di splendore; comune che accoglie fra i suoi confini e le sue colline, le vigne e le cantine di Marco Carpineti, Cincinnato, Pietra Pinta e Alcioni, ma anche altre pregiate produzioni del panorama enogastronomico della provincia di Latina, come birre, olio, liquori, miele, formaggi, dolci, insaccati, distillati o cioccolati. Secondo lo stile consolidato Sky Wine, la manifestazione ha ospitato anche grandi produttori di altre regioni come la Campania, la Toscana, l’Umbria o il Trentino Alto Adige, ma anche di altri Paesi, come la consueta collaborazione con Afriwines.

coocking_showCosì, ritmati dalla cadenza oraria dei coocking show proposti dalla scuola di cucina Burro e Bollicine e in collaborazione con i ristoratori locali, intrattenuti dalle esibizioni degli sbandieratori o dei musicisti che hanno collaborato, distraendosi con lo spettacolo di stelle e pianeti resi visibili dai telescopi dell’associazione astrofila, i visitatori si sono appassionati a un percorso principalmente enologico che si è snodato fra quattro location distribuite nel cuore del centro storico.

E’ difficile riassumere al meglio un programma così ricco di eventi, articolati in due giorni, e trasmettere al tempo stesso le emozioni e il coinvolgimento che questa manifestazione ha saputo infondere in tutti i partecipanti, con un’atmosfera assolutamente gioiosa e conviviale, con una miscellanea di iniziative e attrazioni legate al mondo dell’arte, della cucina e del vino, in un caleidoscopio di colori, profumi e sapori che hanno inebriato tutti, pilotando lo svolgimento della kermesse sui binari del successo.

banco_1Sarebbe altresì impossibile fare un resoconto completo di tutte le prelibatezze disponibili o le schede di degustazione delle centinaia di etichette sui banchi d’assaggio. Mi limiterò pertanto a citare solo alcuni dei prodotti che ho potuto testare e che particolarmente hanno acceso in me la fiammella del racconto.

Inizio con una birra, locale (Borgo Montello), artigianale e buona: la L.O.S.A. Questo birrificio, orientato alla fermentazione alta e alle birre crude, lo conoscevo, o almeno alcuni suoi prodotti proposti in alcuni selezionati locali di Latina, dove avevo apprezzato in diverse occasioni sia la Chiara che l’Ambrata. In questa occasione mi propongono un nuovo prodotto, un passo in avanti, a mio giudizio, verso nuovi orizzonti sensoriali legati al mondo delle birre artigianali, che mi ripropongo di approfondire. Si tratta di una IPA (India Pale Ale) in perfetto stile, con la presenza decisa del luppolo, di note vegetali e fruttate, con una struttura consistente ed equilibrata, inizialmente amaro poi ben bilanciato da un ritorno di malto caramellato, ma con una persistenza post-beva amaricante e … Ammiccante.

carpinetiIl Kius di Marco Carpineti, uno spumante metodo classico ottenuto da uve Bellone, sboccatura 2012 e 24 mesi di affinamento sui lieviti, è un vino ormai così perfezionato da deliziare naso e palato con fragranze inconfondibili di pesca, albicocca e crosta di pane, con l’effervescenza di un perlage vivo e sottile, con la freschezza di una spuma ricca e briosa. Elegante. Quest’azienda offre prodotti biologici ormai da anni e sta svolgendo un incredibile lavoro di recupero delle tecniche di lavorazione tradizionali volgendo al bio-dinamico, un percorso che mi riprometto di seguire con interesse e portare all’attenzione di chi ci legge al più presto.

cincinnatoIl Pozzodorico 2012 di Cincinnato è un bianco da monovitigno Bellone che mi ha sorpreso per la sua freschezza e spinta acida ragguardevoli; al naso è invitante e speziato, in bocca morbido e bevibile, con un tenore fruttato fragrante e soffio vanigliato che certamente è figlio di un leggero passaggio in legno. Agile.

Il Petit Manseng 2014 è invece il bianco di Casale del Giglio, tra i vari, a cui mi sono dedicato, curioso di assaggiare l’annata e assolutamente soddisfatto della scelta; un vino che ha un respiro ricco, profondo e intenso, che rivela subito il carattere di quest’uva, un carattere che al palato si palesa in una freschezza esaltante e un registro fruttato ad ampio spettro, con una peculiare mineralità che ricorda la pietra focaia e lascia in bocca un ricordo sapido che chiama un nuovo sorso. Disinvolto.

giangiDonato Giangirolami è un altro che fa agricoltura biologica da oltre vent’anni e questo diventa quasi tratto distintivo della viticoltura pontina; altrettanto distintiva è la qualità del prodotto: il Regius 2014 è un assemblaggio di Viognier, Sauvignon e Chardonnay sapientemente lavorato, con riscontri gusto-olfattivi dall’impronta sinceramente fruttata, su note dolci di ananas e pesca matura equilibrate da una profonda scia agrumata che rilega naso e bocca con un fervido ritorno retronasale. Godibile.

Al banco della cantina Il Quadrifoglio, trovo un’altra ressa, ma non mi sorprendo, il Pezze di Ninfa 2014 è sempre una solida garanzia, lo chardonnay che non ti aspetti, se non lo conosci: avvolgente al naso, eppure incisivo, elegante al palato, eppure esuberante, ricco di sfumature. Gli aromi volteggiano su fragranze di frutta appena tagliata e fiori di camomilla e zagara; l’assaggio offre croccanti spicchi di albicocca e pesca, mentre la deglutizione regala una traccia minerale e un sentore vanigliato che non ti aspetti. Appagante.

riflessiL’Oppidum 2014 di Cantina Sant’Andrea fa sempre il pieno di riconoscimenti dalle guide e, in questo caso, dal pubblico, che assale il banco … ma non è l’unico. Questo Moscato di Terracina in purezza è un volto noto, un simbolo dell’azienda e del territorio, e degustarlo è sempre un piacere, con quel suo complesso aromatico a tratti fruttato, con note di cedro e albicocca, a volte floreale, con un fondo di lavanda. In bocca è seducente e ampio, acido ma sapido, con sentori di frutta candita, una scia iodata che prende dal vicino mare e un ritorno vagamente ammandorlato. Delizioso.

luna_del_casaleDal terroir di Lanuvio, l’azienda biologica (ancora) La Luna del Casale propone dei vini molto interessanti, fra apprezzo in particolare lo Chardonnay in purezza Sara 2014; mi colpisce la particolare intensità e complessità dell’approccio olfattivo, organizzata su delicati sentori di spezie dolci, miele di castagno e tracce di lieviti. Mi informo e, guarda un po’, affina in legno. L’assaggio curioso e, al palato, è coerente, incisivo ma non aggressivo, austero ma non scontroso; sovviene la bacca di ginepro e il gelso bianco, poi il respiro rimanda note ancora speziate, pepe bianco e vaniglia, ma vagamente fumé. Intrigante.

lupoAl banco d’assaggio delle Cantine Lupo, di Campoverde, trovo la mitica e vulcanica Maria Rosa Porcari, volto storico e delegato della FISAR Latina, grande conoscenza e competenza dei prodotti del territorio, poi l’occhio mi cade su un passito; ci penso un attimo e guardo l’orologio, per chiudere il giro si può fare, poi devo proprio andare. Il Kefi 2013 è un vino che non conoscevo, di recente introduzione nella produzione Lupo e frutto di un’attenta e meticolosa lavorazione delle uve Vermentino. Il profumo è invitante: senti subito quella nota affumicata e mielosa che un buon passito emana, sviluppando quel fremito di gioia che si prova davanti a un buon dolce. In bocca è gustoso, la lingua schiocca e rimbalza su fragranze di albicocca disidratata, dattero, fico secco e cedro candito, ma la dolcezza non disturba, ben bilanciata da una spalla acida di rilievo e sostanza. Lungo e profondo, ghiotto e fresco. Riflessivo.

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