Treno + Bici + Vino: verso i colli Piacentini

Di • 1 Lug 2015 • Rubrica: Attualità e idee
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E così eccomi qua di nuovo in treno, in partenza per una pedalata tutta saliscendi tra le colline dell’Appennino Piacentino. La bici è pronta, imbottita di borsoni, acqua, maglie di ricambio e carta geografica. Il meteo prometteva tempo incerto, ma stamattina di rinunciare non volevo proprio sentirne parlare: ho aggiunto una mantellina impermeabile all’ultimo minuto e via, infischiandomene delle quattro gocce che cadevano su Milano alle otto di mattina. I Frecciarossa, nei chilometri iniziali, ci sorpassano da tutte le parti; il nostro treno, un regionale “veloce”, procede con un certa flemma ma oggi non c’è fretta. Dopo Rogoredo finisce la città, e iniziano i campi; mi colpisce da subito il colore del grano, che in pochi giorni di caldo è passato dal verde all’oro.

chiesa Fiorenzuola

Non ci vuole molto, basta poco più di un’ora per raggiungere Fiorenzuola, il punto di partenza della pedalata di oggi. Allaccio il casco e via, i primi giri di pedale li faccio nel centro della cittadina, per poi uscire in direzione dell’appennino in direzione Castell’Arquato. Ma non arriverò lì: il mio itinerario prevede di passare dalla valle accanto; un po’ mi dispiace, perché è sicuramente uno dei borghi più belli d’Italia, con un centro storico arroccato su uno sperone di una bellezza disarmante. E non posso dimenticare i pisarei e fasò spettacolari che si mangiano alla Trattoria del Voltone, ai piedi della rocca: un posto da tenere in gran considerazione, con una carta dei vini ampia e molto attenta alle realtà locali e un’accoglienza squisita.

francigena
Bando alle ciance, ancora penso ai pisarei, mentre lo stradone che esce da Fiorenzuola mi mette in apprensione per le macchine che sfrecciano a gran carriera al mio fianco. Fortuna che dura poco; all’altezza di Lusurasco svolto a sinistra e mi immetto finalmente in una via di campagna come dio comanda, case sparse, orti, campi di grano sterminati. Ancora siamo in pianura ma non per molto: si vede che la collina si avvicina, che in lontananza appaiono boschi e morbide increspature dei campi. Taglio la Provinciale 31 e proseguo per Cortina, e finalmente iniziano le curve, iniziano le salite, iniziano le vigne.

vigneti e grano
Dopo Cortina svolto per Fellegara, la strada si fa ancora più piccola, ed ecco un paio di tornanti. Niente di che, poi spiana, poi riprende. L’inizio dell’Appennino, a cavallo tra le valli dell’Arda e dello Stirone, è un morbido saliscendi continuo. In salita, la bici appesantita dai borsoni frena l’entusiasmo del ciclista che c’è in me; pazienza, ogni tanto una pausa per una foto mi fa rifiatare, poi riparto.

grano
Oggi la mia meta saranno due piccole aziende di queste colline, a breve distanza l’una dall’altra: la prima è La Tollara, in località Gasparini, di cui avevo assaggiato uno splendido gutturnio e un ottimo metodo classico allo scorso November Porc, la seconda è il Podere Pavolini, azienda specializzata nella creazione di insoliti spumanti metodo classico. Ma di loro avrò modo di parlare in seguito.

Basti dire che le visite si sono protratte a lungo, le sorprese vinose sono state notevoli, tanto da farmi convincere sempre di più del valore del terroir dell’appennino piacentino, come patria non solo di vini “basici”, ma come un territorio valido a tutto tondo, bisognoso solo di esser valorizzato da vignaioli con le idee chiare, che sappiano fare rete e confrontarsi per imparare ognuno dall’altro il bello che hanno a portata di mano.

PANORAMA
Ad aver più tempo, si potrebbe salire ancora un po’, verso Vigoleno, altro borgo meraviglioso pressoché arrivato intatto dal Medioevo. Lì, il cercatore di perle enogastronomiche troverà il Vin santo di Vigoleno, una minuscola DOC per tutelare un vino raro, pressoché sconosciuto fuori dai colli piacentini.

Vino, paesaggi, storia, persone. Questo si trova sulle strade di questo nostro Paese. Ed anche storie complesse. Come quelle dei due ragazzi eritrei che sedevano accanto a me sul regionale del ritorno a Milano. Pochi cenni per farmi capire che avevano bisogno di un’informazione su una coincidenza: avevano un biglietto per Milano, e un biglietto da Milano per Ginevra. Un solo zainetto, e la speranza di passare il confine. Anche queste storie, oltre a quelle belle di vino, si incontrano in questi giorni, ed è giusto non dimenticarle. Per chi viaggia per tornare a casa, e per chi invece viaggia sapendo che alla propria casa non tornerà più.

biglietto treno

GALLERIA DELLE IMMAGINI

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