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Calici d’estate: appunti di viaggio, di vino e di birra

Un-calice-di-calde-emozioni1È sempre con un certo rammarico che torno a casa dopo le scorribande estive tra spiagge e boschi, tra piscine e montagne, tra alberghi, ristoranti e … calici.

Le fotografie aiutano sempre a rivivere i momenti più belli fissati con l’obiettivo della fotocamera, ma gli appunti di degustazione, le note scritte sullo smartphone o sui tovaglioli di carta o sui foglietti rimediati al volo, rappresentano un ritorno sensoriale a quelle emozioni provate attorno a una tavola, con gli amici, in occasioni speciali o comunque utili a stappare una buona bottiglia.

carpineti_1Il Capolemole 2014 di Marco Carpineti rappresenta un mio personale caposaldo della viticoltura nell’agro-pontino, uno dei bianchi del nostro territorio che raramente delude, perché la produzione biologica, tendente al biodinamico, di Marco Carpineti, è sempre lineare, pulita, espressiva e di grande qualità. Questo vino è ottenuto dall’assemblaggio di uve Malvasia, Bellone e Trebbiano, risultando limpido e paglierino con fragranti profumi di frutta e fiori bianchi, come mela e biancospino, arricchiti da riverberi aromatici. In bocca è fresco e agile, la beva è morbida e al tempo stesso incisiva; va giù che è un piacere e lascia ricordi di pesca bianca e pera, con un ritorno vagamente nocciolato e sapido. Bei contrasti. Dinamico.

Yule_smallYule – La Notturna del birrificio Giratempo, un piccolo birrificio del cuneese; parliamo ovviamente di una birra artigianale, una Strong Dark Ale da meditazione che utilizza lieviti ad alta fermentazione e si presenta avvolta in un foglio di alluminio dorato, proteggendo il prodotto da luce e agenti interferenti, per un potenziale di invecchiamento anche lungo. Il tenore alcolico spinto (8,5%) non la rende affatto pesante, per effetto di una struttura eccellente e di un gusto decisamente piacevole; color mogano scuro, con una spuma ricca e burrosa, offre al palato note avvolgenti di caffè e cacao, con un allungo vagamente amaricante dall’aroma di liquirizia. Una vera scoperta che ha accompagnato un’intera cena dolomitica senza incrinature. Solida.

eremo_3Eremo Tuscolano 2013 dell’azienda agricola Valle Vermiglia è un Frascati Superiore docg che mi ha proposto l’amica giornalista Rosanna Ferraro e che qui pubblicamente ringrazio, perché mi ha consentito di fare un figurone con alcuni “amici dal palato fino” che ho sorpreso in una cena a bottiglie coperte, lasciandoli a bocca aperta quando ho scoperto questa etichetta che aveva riscosso (al buio) enormi consensi. Per merito del caparbio Mario Masini, da anni impegnato nella rivalutazione qualitativa di questo storico vino, con la guida tecnica dell’enologo Franco Bernabei, l’assemblaggio di uve Malvasia del Lazio, Malvasia di Candia, Trebbiano Toscano, Trebbiano Giallo e Bombino Bianco, tutte uve autoctone, accuratamente coltivate e vinificate in acciaio, conferisce al vino il carattere di una terra storicamente vocata come quella dei Castelli Romani e, in particolare, delle pendici del Monte Tuscolo, in un recondito appezzamento del vecchio Eremo dei frati Camaldolesi di Monte Corona, un complesso del XVII secolo arroccato a 500 metri sul livello del mare. Le peculiarità pedoclimatiche di questo areale, dal fondo vulcanico e dal microclima regolato da un fitto bosco, restituiscono caratteristiche gusto-olfattive altrettanto distintive: profumi fruttati con nuance agrumate e delicati riverberi di ginestra accompagnati da sentori di frutta secca e fieno; al palato si avvertono morbide fragranze di pesca gialla e albicocca, sostenute da un’acidità tonica e rinfrescante, mentre il sorso restituisce aromi ancora agrumati arricchiti da note ammandorlate e sapide, con una lunga scia minerale di pietra focaia. Complesso.

beyond-cloudsBeyond the Clouds 2013 di Elena Walch è un must che il destino ha portato sulla mia strada e, fortunatamente, nel mio calice, per merito di un amico di vecchia data che ha voluto regalarmi un respiro di Alto Adige dopo essere tornato dal Trentino: grazie Mario. La cantina Elena Walch è un caposaldo della viticoltura altoatesina e italiana, un’azienda a conduzione familiare ricca di una tradizione ultrasecolare e nobilitata da una filosofia storicamente legata alla eco-sostenibilità, che regala da sempre vini di altissimo valore e che ormai non necessita più di presentazioni. Il Beyond the Clouds è una cuvée a base Chardonnay delle migliori uve che l’annata regala alla cantina, raccolte insieme e vinificate in legno con il preciso intento di creare un vino eccezionale, in grado di trasporre il carattere del terroir su un piano internazionale. Il risultato di questa attenta lavorazione, che prevede in ultimo quasi un anno di affinamento in barrique di Allier e altri sei mesi in bottiglia, è un vino complesso già nell’aspetto, con quel colore brillante dai riflessi dorati, con profumi che si aprono come scatole cinesi a rivelare sfumature di frutta esotica, di rosa e di mimosa, poi di vaniglia, pepe rosa e forse sandalo. In bocca è vellutato e avvolgente, ma fresco e corposo, con note di ananas e pesca che cedono il passo a ritorni aromatici di nocciola e mandorle tostate, lasciando al palato un velo sapido e cremoso. Elegante.

dubl_2Dubl di Feudi San Gregorio versione Falanghina, in onore al mio anniversario (dopo l’omaggio al mio compleanno), è uno spumante metodo classico che da sempre amo e che quest’anno ha sorpreso me e gli ospiti alla cena che l’ha accompagnato, con il riscontro di una magnum perfettamente conservata dell’edizione 2013 e caratterizzata da un’etichetta personalizzata che conserverò gelosamente. Un perlage fitto e brioso accarezza la vista già irretita da una spuma soffice e viva; i profumi invitanti di frutta fresca e fiori di campo stimolano l’olfatto che recepisce al respiro le note di lievito. Al palato sorprende per un gusto fresco e fruttato, dove fragranze di albicocca o nespola danno corpo a un sorso pieno e appagante, che va giù con agilità e restituisce aromi di crosta di pane e iodio con un bel residuo minerale. Delizioso.

hawaiiLongboard Island Lager del birrificio Kona Brewing Co. (Hawaii). Che dire, un pranzo informale, di rientro e in amicizia, dall’amico Carlo Tanoni del BBeQ di Latina; pesce e buon umore, ma poca voglia di bere vino: cosa c’è meglio di una birra artigianale fresca? Accetto la proposta e accompagno la mia “amatriciana con gamberi e pecorino” bevendo questa birra a bassa fermentazione che non conoscevo, trovandola giusta e godibile nonostante il formato che non amo: 33cl finiscono troppo presto. L’idea di Hawaii è accattivante e non potevo non approfondire, per cui scopro che questo birrificio è da qualche anno assorbito dal colosso Anheuser-Busch InBev; può non significare nulla, ma in USA per poter definire la propria birra come “craft beer” (birra artigianale), un birrificio deve rispettare i principi di piccolo (meno di 6 milioni di US barrel l’anno), indipendente (economicamente svincolato dalle grosse aziende del beverage) e tradizionale (solo malto d’orzo). Detto ciò, la birra appare dorata, leggermente opaca, con una spuma moderata e soffice; gli aromi non sono particolarmente incisivi, si avverte un delicato aroma di luppolo arricchito da sentori speziati e agrumati, con un leggero riverbero di miele. In bocca è più efficace, con note di cereali e pasta di pane, con un sorso fresco e rotondo e un ritorno amaricante e luppolato dalla trama vagamente erbacea che lascia un ricordo di fieno. Delicata.

kolbenhofGewürztraminer Kolbenhof 2013 – Vigna di Hofstätter è per me un must che, stranamente, questa estate ho degustato in Umbria anziché nel mio annuale soggiorno dolomitico. L’amico Christian Cuppoloni, che ad Assisi gestisce con competenza e maestria il wine bar A Casa di Bacco, e prossimo sposo, non lesina mai sorprese quando vado a trovarlo e, in uno dei due incontri che abbiamo avuto, ha tirato fuori questo “asso dalla … cantina”. Se il produttore, che conosciamo già bene e che è garanzia di standard qualitativi al di sopra della media, non necessita di presentazioni, questo vino merita senz’altro di essere raccontato. L’approccio olfattivo è subito incisivo, complesso e avvolgente, con sentori di frutta esotica matura e riverberi floreali di mimosa che si accompagnano a quel profumo che sale quando gratti una scorza di cedro. L’ingresso in bocca è morbido e corposo al tempo stesso, caldo ma fresco, con fragranze di albicocca, ananas e frutto della passione; il sorso è vellutato e consistente, supportato da un’acidità rinfrescante e accompagnato da un ritorno iodato lungo ed elegante. Raffinato.

picolit_1Picolit 2006 di Cantarutti Alfieri. Questa è una chicca che mi sono regalato una sera particolare per accompagnare un dolce speciale, del resto è stata un’estate di ricorrenze importanti per me, una di quelle bottiglie che dallo scorso anno conservavo in cantina aspettando l’occasione giusta. Un ringraziamento ad Antonella Cantarutti che me ne fece dono l’estate passata è doveroso, ma altrettanto doverosa è la descrizione di un prodotto che in passato avevo già recensito e che, a distanza di ulteriore invecchiamento, rivela la nobiltà, l’aristocrazia e il portamento di un fuoriclasse, un vero “nettare”. E’ un passito che cavalca in tempo senza incertezze, forte di una lavorazione accurata e importante che include malolattica e barrique, offrendo un momento di riflessione più che gradito nell’occasione. Colori ambrati e luminosi, con riflessi più intensi e cupi; al naso appare sopito, ma stimola i revettori con ghiotte note di fiori d’arancio e margherita appassota, uva sultanina, fichi secchi e datteri, ma anche tabacco e nocciola. In bocca è una lenta, soffocata esplosione: la frutta candita, fra agrumi e fichi, lascia il passo a nuance di caramello e pasta di mandorle, ma il sostegno acido fa da spalla alla componente dolce, che accusa un pò l’età, ma a giovarne è l’equilibrio. Il post beva è lunghissimo e il respiro restituisce aromi balsamici, a dispetto di una persistenza al palato che lascia un ricordo di zenzero, con tracce minerali e fumé che smorzano ogni possibile stucchevolezza. Notevole.

kardinalAncora una birra artigianale, per chiudere, la Kardinal del birrificio Norbertus, linea “conventuale” del gruppo Radeberger; una Strong Ale Doppelbock rossa, prodotta nel pieno rispetto dell’Editto della Purezza del 1516: solo acqua, malto e luppolo, realizzate rigorosamente in Baviera per garantire tutta la specificità del territorio e delle tradizioni locali. Mi sono avventurato in un abbinamento su tagliata di manzo con lardo e tartufo, trovando un sostegno all’altezza, per quanto impegnativo per una birra. Versando “a mestiere” nel bicchiere, si genera una spuma ricca e cremosa; il colore tende più all’ambrato che al rosso e l’effervescenza non è esagerata. L’aroma, spiccatamente di malto, rimanda anche a note di caramello e frutta secca, e trova una fedele trasposizione al palato, dove un buon corpo, accompagnato da un respiro dolcemente tostato, gratifica la beva con un sorso pieno e avvolgente, che lascia in bocca un complesso aromatico ricco di contrasti dolce-amaro e per questo interessante.

L’immegine dei calici al tramonto è tratta da divini.corriere.it

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