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Idromele for dummies, un po’ di storia. Parte prima

Hochdorf_bronze_container,_greek_lion,_detailIn occasione di un evento al Cassero di Poggibonsi (provincia di Siena) intitolato L’Oro degli Dei, il mio compagno Matteo ed io ci siamo traformati in produttori e ho avuto il piacere di preparare una breve chiacchierata sulla storia e produzione dell’idromele. Ho scoperto che la sua storia non è solamente legata ai miti nordici e ai vichinghi ma è una bevanda conosciuta e apprezzata da tutte le popolazioni antiche, che siano europee, asiatiche, africane o pre-colombiane. Osservando attentamente le radici etimologiche della parola si possono notare due filoni principali: il greco ydromeli diventa idromele in Italia e hydromiel in Francia; la radice nordica secondo alcuni studi deriva direttamente dall’India, medhu, per poi diventare medovuka in Russo e mead nei paesi anglo-sassoni. L’unico paese in cui l’etimologia della parola rimane pressocchè sconosciuta è l’Etiopia dove l’idromele è ancora ampiamente bevuto e si chiama tej. Di recente gli è stata dedicata persino una canzone hip-hop da un cantante etiope dal titolo “Min tej Alena” e cioè “Non c’è migliore bevanda dell’idromele”.

Gli esseri umani e le api si conoscono dal Mesolitico ma c’è voluto lo zampino del caso perchè l’uomo si imbattesse nell’idromele e fosse amore al primo assaggio. Il miele impuro fermenta se mescolato con acqua senza bisogno di aggiungere lieviti ed è questa la ragione della sua scoperta casuale. Il miele poi non si doveva nè coltivare e nè aspettare il periodo del raccolto ma era lì pronto all’uso e si trovava dovunque le api riuscissero a sopravvivere. Nei testi antichi l’idromele è sia il cosiddetto “nettare degli dei” sia una bevanda che dona ispirazione, visioni divine e immortalità a chi lo beve. Sia nei testi indiani dei Rig Veda sia nell’Edda poetica di origine nordica l’idromele è la bevanda utilizzata nei riti religiosi e negli incontri tra re e guerrieri per creare un’ambiente di fiducia reciproca e rilassatezza adatte, a quanto dicono le fonti, a trovare le soluzioni migliori ai problemi. La cosa interessante è che in entrambi i testi coloro che offrono l’idromele da bere, rigorosamente in ordine gerarchico, sono donne di alto rango o pretesse riccamente abbigliate. In aree di influenza celtica sono state ritrovate tombe di pretesse con tutto il necessario per preparare le bevande sacre del caso e il calderone con la coppa per la mescita. Leggermente diverso a questo proposito poichè si tratta di una figura maschile, è la tomba del Condottiero di Hochdorf, in cui è stato però ritrovato un calderone di bronzo da 500 litri che era stato riempito di idromele per due terzi.

odino-idromele1I miti nordici e Beowulf hanno diffuso la conoscenza e l’apprezzamento di questo nettare oltre lo spazio e il tempo rendendolo una bevanda dalle proprietà magiche e curative. Il mito della sua creazione è davvero degno di nota: “Il gigante Kvasir vagò a lungo per il mondo per recare saggezza agli uomini, un giorno fu ospitato da due nani, che dopo averlo invitato a casa loro lo uccisero. Fecero poi scorrere il suo sangue raccogliendolo in alcuni recipienti e in seguito lo mischiarono con il miele; la miscela che ne derivò era l’idromele dei saggi e dei poeti. A chi chiedeva loro dove fosse finito Kvasir  i nani rispondevano che era soffocato nella sua stessa sapienza. Questi stessi nani furono uccisi da Suttungur che voleva vendicare l’uccisione dei suoi genitori per mano loro. Trovò l’idromele e lo portò via con sè. Lo nascose in una caverna segreta e sua figlia ne divenne l’unica custode. Un giorno Odino arrivò alla fattoria di Suttungur e di suo fratello Baugi dove si offrì di lavorare per loro in cambio di un po’ di idromele. Al termine del lavoro Suttungur non gli diede l’idromele ma Baugi che sapeva dove si trovasse lo aiutò a entrare nella caverna dove Odino fece innamorare di sè la figlia di Suttungur che gli diede tre sorsi di idromele. Trasformatosi in aquila, Odino dovette fuggire da Suttungur che lo inseguì dopo aver anche lui preso le sembianze di un’aquila.  Volando velocemente, Odino raggiunse le coppe degli dei ma lungo il tragitto gli caddero alcune gocce di idromele sulla terra dove gli uomini dopo averle raccolte impararono a produrlo. Odino diventò così colui che attraverso il dono dell’idromele infondeva ispirazione e saggezza a coloro che lui considerava veri poeti. Questo mito può essere paragonato a altri simili: nei Rig Veda un ladro sotto forma di aquila ruba la bevanda sacra degli dei e Zeus nella mitologia greca ha un’aquila che gli porta l’ambrosia (che secondo gli studiosi poteva essere idromele). In aggiunta, non solo Salomone e la regina di Saba al loro incontro bevvero idromele, a Creta una divinità aveva sembianze di ape e Circe dice a Ulisse che le rondini portano l’ambrosia sull’Olimpo, ma nell’antico Egitto era anche utilizzato durante un rito dedicato al giovane faraone, in Siberia gli sciamani ne facevano largo consumo, e infine l’idromele è legato anche al culto di Mitra e alla religione zoroastriana.

tejparchmentNel corso del tardo medioevo e poi durante tutta l’eta moderna e contemporanea l’idromele ha perso questa sua aura di sacralità rimanendo una bevanda molto apprezzata soprattutto nelle aree dove non era possibile produrre vino, che nel mediterraneo aveva quasi soppiantato la produzione di idromele. Secondo alcuni, i maggiori produttori contemporanei di idromele si trovano nell’Europa dell’Est e in Etiopia: i primi a livello industriale, i secondi a livello artigianale e per il consumo interno.

Ciò che mi ha veramente colpito è stato lo scoprire che tra gli americani negli ultimi anni si è andato diffondendo l’interesse per l’idromele sia come consumatori sia come produttori. Negli Stati Uniti è chiamato “l’effetto Trono di Spade” poichè dopo la fortunata serie televisiva c’è stato un vero e proprio boom di produzione e richiesta. Ogni produttore statunitense sembra essersi dedicato a produzioni specifiche: alcuni creano idromele in purezza, altri aromatizzato e altri ancora hanno trovato la ricetta giusta per produrre l’aceto di idromele. Non solo si sono create associazioni per la tutela e la diffusione del prodotto ma vengono organizzati workshop e gli è stata dedicata una rivista, AMMA Journal.

Che cosa c’è in questa bevanda dal gusto unico che fa innamorare così tante persone da così tanto tempo? La sua semplicità.

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