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Andrea Bragagni e il Podere Le Fiene a Brisighella. Per ritornare bambini

Nota della redazione: conoscemmo Marco tanti anni fa, fra i calanchi di Bertinoro. Romagnolo doc, negli occhi e nel cuore la passione autentica del viandante enogastronomico. A distanza di tempo, le circostanze e le costrizioni della vita adulta continuano bellamente a guerreggiare con le pulsioni primigenie. Quelle che guardano al viaggio, al sogno, alla condivisione, alla scoperta, al non sentirsi mai appagati ma sempre in tensione. Come in attesa. Accogliamo qui un suo primo contributo.

BRAGAGNI 035 (Custom)Siamo tutti un po’ affezionati alle leggende, vuoi perché ci riportano indietro nel tempo a momenti più gioiosi e spensierati, vuoi perché ci fanno ancora sognare ad occhi aperti. Il diritto terapeutico al sogno. Un rifugio? Un momento di ristoro? Una necessità per superare momenti difficili? Adesso che siamo grandi dobbiamo fornire tante, troppe spiegazioni per un qualcosa che da bambini andava da sé: tutta la nostra essenza fanciullesca restava impigliata in una sorta di “connessione” -con cosa non si sa- e ci si perdeva punto e basta, non ci interessava il perché, era così, era una certezza, si poteva realmente volare nello spazio e trovare quello per cui eravamo nati. Adesso non abbiamo più il tempo di sognare, siamo grandi e i grandi sono concreti, devono preoccuparsi di quello e di quell’altro, devono arrivare, devono possedere, devono spendere, devono dimostrare, devono, devono….

BRAGAGNI 079 (Custom)No. I bambini non hanno niente da spendere tranne i loro sogni. Che poi non spendono veramente, li barattano con i sogni degli altri bambini, se li scambiano, se li ascoltano. Fanno a gara a chi ha sognato di più. Già, loro hanno tempo, noi grandi non siamo neanche invidiosi del fatto che loro hanno tempo, ché quasi non ci concediamo manco più la sana autocommiserazione tipica dei nostri nonni, quando ci dicevano:  “eh, se potessi ancora correre nei campi, mi piaceva tanto correre in mezzo ai papaveri quando pioveva”. Già, il tempo. Così, quando ci capita di incontrare persone che riescono ancora a vivere una vita a cavallo fra realtà e leggenda ce ne affezioniamo al punto tale da “rischiare” di diventare di nuovo bambini.

BRAGAGNI 054 (Custom)Andrea Bragagni per esempio mi ricorda un celebre personaggio della Romagna che fu: Stefano Pelloni detto Il Passatore, ladro e gentiluomo. Occhi verdi puliti ma decisi, se è vero che sono lo specchio dell’anima, nei suoi puoi leggerci il perché non ha paura di mostrarsi; due mustacci e un pizzetto da soldato cosacco lo rendono ancor di più “austero” e tenebroso. E’ taciturno l’Andrea. Ascolta molto e parla poco, ma quando la crosta della timidezza inizia a sfaldarsi e sorride, allora il sano e intatto fanciullo che è in lui si rivela e ti rapisce . “Andate di fretta? Che ne dite se ci mangiamo due fette di salame? ”. Ecco, lui ha tempo, anzi: è nel tempo. Come tutte le persone che riescono ad accudire la terra. “Non tratto la vigna, non concimo, non seleziono i grappoli, io la guardo e lei mi dice cosa devo fare; io la lascio stare e lei fa quello che vuole, non devi mica fare tanta fatica “. E lei, la Terra, restituisce il tutto con regali che sono solo per noi umani, una razza cupa-grigia-triste incapace a volte persino di stupirsi di questo reale privilegio.

BRAGAGNI 080 (Custom)Una ripida discesa della carraia ci conduce alla casa/cantina, lì dove non manca niente. Non è moderna ma ogni botte ed ogni cisterna funziona alla perfezione, per una produzione di circa 10.000 bottiglie, Magnum compresi. “Difficile trovarti, Andrea”. E lui: “ ma io non voglio mica che mi trovino “, e tutti e due scoppiamo a ridere. Mi accompagna nell’accogliente saletta dove le bottiglie ci aspettano. Su suoli di galestro misto a sabbie ha piantato albana, sangiovese, trebbiano, famoso e cabernet sauvignon.

Bragagni_etichettaBarbagianna 2014 (da uve albana, trebbiano e famoso in medesima percentuale).

Ultimo nato in casa Bragagni. Anche se è un campione da vasca mi impressiona. Un dorato brillante che ti cattura lo sguardo come una pepita, riflessi che si irradiano in ogni dove. Al naso note agrumate, erbe balsamiche, fiori bianchi e gialli;  in bocca agrumi gialli, rosa ed esotici, menta e salvia. Il finale fresco e lungo.

Bubo Bubo 2012 (da uve famoso in purezza).

Ora, la prima sorpresa è il recupero di questo vitigno, che Andrea ha scovato nelle vecchie vigne, perché un tempo i contadini possedevano sempre qualche filare di questa varietà, oggi sostanzialmente in via di estinzione. Altra sorpresa è ciò sto vedendo nel bicchiere: un oro antico, brillante e rifrangente la luce, con tonalità che si spingono verso l’ocra profondo. Al naso frutta rossa ed esotica candita, poi menta, salvia e fiori gialli. Stessa cosa in bocca, dove in un gioco di rimandi i sapori si rincorrono, compenetrandosi, anche perché la freschezza è notevole.

Rigogolo 2012 (da uve albana in purezza. Solo in formato Magnum).

Qui siamo all’antitesi della selezione clonale. E’ sì 100 per cento  albana, ma di differenti cloni, censiti e catalogati pianta per pianta e disposti nei filari uno vicino all’altro, alternati o in piccoli gruppi, raccolti e vinificati tutti insieme. Il suolo su questo vino incide in maniera incredibilmente forte, direi. Le radici, dopo 30 cm di substrato sabbioso, incontrano il galestro di un bianco immacolato. Oro antico e brillante, al naso hai incenso, cuoio, carruba, frutta esotica disidratata e caramellata, frutta gialla matura, fiori gialli e bianchi. In bocca è fresco, a tratti tagliente, ben scandito dai sentori di menta, salvia, frutti esotici caramellati, frutta a polpa bianca. Non mi basta mai.

Casa ai Frati 2010 (da uve sangiovese in purezza)

Appena imbottigliato, di un granato brillante con riflessi violacei, al naso sfoggia piccoli frutti rossi non ancora maturi, erba medica tagliata di fresco, viola e rose rosse. In bocca è vigoroso e irrequieto; una bella freschezza supporta un tannino ancora da ammansire. Il finale è lungo, diamogli tempo.

Monte Canneto 2010 (da uve cabernet sauvignon in purezza)

Il rubino brillante incornicia sentori di tabacco biondo da pipa, tè verde e peperone. Al palato tannini robusti non rubano troppo spazio a sensazioni di mandorla verde, visciole sotto spirito e prugne. Anche a questo vino serve un po’ di bottiglia, ma le sorprese non mancheranno.

Quassù, sui colli di Faenza, dal 1998 Il Passatore sembra sia tornato a frequentare boschi e filari. Quando ad Andrea accenno alla similitudine lui mi corregge:“ vé che lui era un ladro tagliagole, non era buono per niente, mica come recita la canzone amato dalle donne e odiato dai potenti, era cattivo. Io il male più grande che posso fare è pigiare l’uva!”. E mi guarda: “però mi piace andare a caccia”.  Allarga il sorriso e gli occhi si fanno piccoli e brillanti. Come da bambini, quando facevamo di nascosto qualche cosa che i grandi non dovevano sapere. Passeggiamo fra i filari fumando un Antico Toscano, mi perdo nel tempo di un lontano Ottocento, le terrazze delle sue vigne sono alla fine di una gola, incorniciate dal bosco. Seguendo con lo sguardo il profumo dell’aria si domina la pianura faentina, la gola protegge l’ecosistema dai venti e dagli eccessi di calura estiva. Per rimanere lucido, e raccontarvi ancora e ancora, cerco caparbiamente di non farmi rapire dalla macchina del tempo che sta per risucchiarmi, ma è il mio lato sognatore a comandare, adesso.

Bragagni -Podere Le Fiene

Via del Suffragio 52 –  Fognano di Brisighella (RA) –  postmaster@bragagni.com

galleria fotografica

 

5 Comments

  • Luca ha detto:

    Ciao Marco, molto suggestivo il pezzo però l’affermazione “Non tratto la vigna, non concimo, non seleziono i grappoli, io la guardo e lei mi dice cosa devo fare; io la lascio stare e lei fa quello che vuole, non devi mica fare tanta fatica” mi sembra un po’ forte. O Bragagni ha la fortuna di trovarsi in un posto microclimaticamente unico al mondo, o qualche trattamento, fosse il buon rame e zolfo di sempre, lo deve fare. Altrimenti alla prima pioggia estiva peronospora e oidio non lascerebbero granché da vinificare…

  • Marco ha detto:

    Ciao Luca. Che posso dirti? Andrea ha certo una sua filosofia per la cura della vite.Questo articolo è venuto così. Il parlartene lo lascio fare Lui e avrei un gran piacere che lo andassi a trovare. magari ci si incontra. Un abbraccio

  • Lamberto ha detto:

    Anch’io sono del parere di Luca perché le impronte di trattore che si vedono nelle foto pubblicate raccontano una storia diversa….

  • Marco ha detto:

    Ciao Lamberto.
    Allora ci sarai anche tu assieme a me e Luca da Andrea? Mi farebbe piacere.
    Grazie intanto di aver letto e un abbraccio

  • Manuel Jensa ha detto:

    Emozionante questo pezzo come emozionante aver avuto l’occasione di degustare un Rio Bagno a dir poco sorprendente, Idrocarburi, una nota sapida e dei sentori quasi di formaggio molto coinvolgenti. L’ultima volta volta che ho avuto occasione di accorgermi di qualcosa di diametralmente opposto al solito vino è stato bevendo un Antonio Camillo e il suo Ciliegiolo. Sicuramente il Bragagni è un vino “Non x tutti” ma è ancora lontano x me comprendere a pieno il suo lavoro e spero presto di assaggiare Gheppio, Barbagianna e altri ancora. Bravo Bel pezzo!

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