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A Milano parte il progetto “Pace a tavola”

logo-+-sfondoI recenti fatti di Parigi hanno messo in evidenza ancora una volta – tragicamente – gli effetti dell’odio religioso. A Milano il giorno precedente quella grande strage, un uomo ebreo era stato accoltellato per strada senz’altro motivo se non la propria religione. In medio-oriente poi le manifestazioni di questa tensione sono quotidiane.

Per chi vive tutti i giorni “da dentro” queste realtà, o per chi viene toccato sulla propria pelle, è difficile alzare la testa e astrarsi dal proprio coinvolgimento personale – spesso drammatico – e guardare ai fatti in modo lucido. L’unica soluzione allora sembra essere l’odio e lo scontro.

Chi invece la vive “da fuori” ed è meno coinvolto emotivamente ha la fortuna (e forse il dovere) di guardare alle vicende con maggiore distacco. Può così mostrare ai diretti interessati che esistono atteggiamenti alternativi da adottare nei confronti della controparte, perché una cosa sono i responsabili di odiosi atti terroristici e un’altra sono le milioni di brave persone che con questi ultimi condividono solo il proprio credo religioso o la terra d’origine.

Il momento della tavola assume in molte culture un significato che va oltre quello del pasto per nutrirsi. Si mangia insieme per condividere un momento, per fare gruppo. Un’idea marcata, nella tradizione italiana: nel nostro Paese ci si riunisce a tavola in famiglia, ma anche per amore, tra amici o negli affari. Quando si deve risolvere un problema, spesso ci si siede a tavola per parlarne.

Un altro aspetto rilevante è la ricchezza enogastronomica di certe culture, spesso frutto di contaminazioni derivanti dagli scambi con le altre e risalenti alla notte dei tempi. Questo, ad esempio, è proprio quel che accade nella cucina mediorientale, caratterizzata da una tradizione comune che supera i confini nazionali. La geografia contribuisce al limite a dare qualche sfumatura. Tutti i popoli di quell’area mangiano in modo simile, cambiando dei piatti poco o nulla: un ingrediente, il nome o addirittura neanche quello.

Menuale, startup italiana dedicata alla tavola (del ristorante), ha voluto attivarsi sul tema organizzando l’iniziativa “Pace a Tavola”, il cui scopo è quello di sensibilizzare le persone sul tema del conflitto (a partire da quello mediorientale). L’iniziativa mostra come un tratto peculiare della nostra cultura, come quello della tavola, possa funzionare da esempio virtuoso. Per noi di Menuale si tratta di un’attività di comunicazione che vuole andare oltre: ovvero dare un piccolo contributo a pensare in modo costruttivo.

A Milano, alcuni tra i ristoranti di cucina mediorientale sia kosher che arabi, a partire dal 23 novembre per 15 giorni proporranno ai propri ospiti un “Menu Pace a Tavola” i cui piatti fanno parte e rappresentano la comune tradizione culinaria. Gli avventori troveranno questa proposta all’interno della carta del ristorante; oltre all’elenco dei piatti riporterà una breve storia degli stessi, per mostrare le radici comuni.
Per l’occasione inoltre, i ristoranti metteranno a disposizione un tavolo ciascuno per l’organizzazione di 4 cene a cui parteciperanno una persona di religione musulmana ed una di religione ebraica (di volta in volta un imam ed un rabbino, due intellettuali, due imprenditori e due cittadini milanesi); insieme ai due ospiti saranno presenti un giornalista e Luca Poggiaroni, founder di Menuale.

L’iniziativa si è ispirata ad un’idea di Kobi Tzafrir, il proprietario dell’Hummus Bar di Kfar Vitkin (una città a nord di Tel Aviv). Qui infatti viene offerto uno sconto ai clienti se sono ebrei ed arabi e pranzano allo stesso tavolo.

I ristoranti che proporranno i “Menu Pace a Tavola”:
Accademia Libanese – Via Accademia, 53. Tel 02 2891569
Dawali – Via Corrado II il Salico, 10. Tel 02 8489 5668
The Boidem – Via Santa Marta, 3. Tel. 02 3946 5268

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