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VinNatur: una scelta ragionata della fertilità del terreno

vinnaturSi è svolto il 20 novembre scorso, al Castello dell’Acciaiolo di Scandicci (Fi), un incontro tecnico dedicato ai soci dell’associazione VinNatur guidata da Angiolino Maule, riguardante gli induttori di resistenza e il progetto fertilità dei suoli promosso dalla stessa associazione. L’impostazione scientifica delle ricerche effettuate  e dei risultati raccolti si pone su una linea di chiarezza in un mondo, quello dei vini naturali, a volte molto approssimativo dal punto di vista scientifico.

D’altra parte non poteva non essere così dato il livello dei relatori. Il dott. Ruggero Mazzilli, della Stazione Sperimentale di agricoltura sostenibile di Panzano in Chianti, ha trattato il problema del contenimento dei Angiolino_Maule_lowpatogeni principali della vite partendo dall’approccio agronomico e paesaggistico. Ha compiuto un excursus sulle varie tecniche applicabili in vigneto e più in generale nell’agro-ecosistema, per contenere o governare i fenomeni legati alla sua salute e produttività.  Le innovazioni prodotte dagli studi effettuati dallo stesso Mazzilli assieme ad ARSIA e successivamente all’università di Firenze, conducono ad una gestione razionale e rispettosa dell’ambiente e del vigneto senza dare adito a improvvisazioni o  affermazioni estemporanee.

R_Mazzilli_lowIn questo senso,  va la fine del suo intervento in cui sono stati riportati i dati di alcune prove effettuate su prodotti cosiddetti “stimmolanti” delle difese della pianta,  in confronto all’uso del rame e dello zolfo. Ne è risultato una efficacia parziale dei preparati e solo in condizioni di basso rischio di infezione; nei casi di forti attacchi dei parassiti la capacità di contenimento di questi prodotti è stata scarsa.

Altro argomento dell’incontro è stata la fertilità dei suoli e la sua valutazione . Sono stati presentati lavori della società Vitenova il cui rappresentate Stefano Zaninotti , agronomo, ha introdotto i risultati degli studi condotti da una biologa, una entomologa ed un botanico, sui paramatri individuati ed individuabili come indicatori dell’equilibrio del terreno e della sua fertilità

Per meglio comprendere il lavoro abbiamo posto alcune domande al dott. Zaninotti che ci ha gentilmente risposto.

La fertilità del terreno e in particolare del vigneto è definita in vari medi in agronomia e viticoltura: quale è la vostra concezione di fertilità?

Per Doran e Parkin (1994, poi ripresa dalla Soil Science Society of America), “la qualità di un suolo è la capacità del suolo stesso di funzionare entro i limiti dell’ecosistema per sostenere la produttività biologica, mantenere la qualità ambientale e promuovere la salute vegetale e animale.”  Sono tutti concetti fondamentali per descrivere il nostro lavoro: consideriamo, prima di tutto, il vigneto come un “ecosistema”, misuriamo la qualità ambientale attraverso lo studio sulla biodiversità botanica ed entomologica del vigneto stesso; infine, valutiamo la produttività biologica di un suolo che dipende dalla fertilità agronomica.

Per noi, la fertilità agronomica di un terreno (che non rappresenta la sua potenziale produttività) è l’interazione tra la sua condizione strutturale e la componente organica, influenzata dall’attività microbica. Non esiste in assoluto una fertilità “alta” o “bassa”; esiste per ogni terreno una condizione di “funzionamento in autosostentamento”, condizione ideale che permette ogni singolo terreno di far interagire la componete fisico – chimica, con la componente biologica. Ciò permette agli organismi, alle piante e agli animali che insistono sul terreno stesso di raggiungere un equilibrio che, qualora disturbato da fattori ambientali o umani, possa velocemente tornare alla condizione iniziale; questo risultato si ottiene solo se c’è una sufficiente biodiversità.

In un articolo recente apparso sulla nostra rivista il tecnico intervistato afferma che la biodinamica si interessa della fertilità del terreno mentre l’agricoltura bio no: lei che ne pensa?

 IMG_8990_lowSe la viticoltura biologica o biodinamica si muove nella direzione sopra citata, migliora la qualità del suolo e la sua fertilità. Ciò dipende non dalla “tecnica” in sé stessa, ma dalla sensibilità del singolo agricoltore. E’ vero che l’agricoltura biologica, e non solo, utilizza un “biocida” del terreno come il rame, ma non è vantandosi di utilizzare dosi “basse di rame“ che si risolve il problema. E’ anche vero che se un terreno non è in grado di “coltivare nel proprio grembo” i microorganismi, non misuro certo un incremento di fertilità utilizzando 100 gr/Ha di cornoletame o cornosilice. Ciò che eventualmente migliora in un terreno biodinamico è l’atteggiamento mediamente e maggiormente sensibilizzato dell’agricoltore (minori passaggi con il trattore, utilizzo di mezzi meno pesanti, maggiore attenzione all’epoca di sfalcio delle erbe presenti in vigneto, etc). Tutto ciò avviene anche in molte aziende cosiddette “convenzionali” che lavorano con passione e con dovuto rispetto verso l’ambiente, l’uomo e il consumatore di vino, senza tanti proclami.

I parametri da voi individuati attraverso gli studi dei suoi collaboratori (biologo, entomologo e botanico) come possono essere praticamente utilizzati nella conduzione del vigneto? Esiste secondo i vostri dati, un rapporto diretto tra equilibrio della fertilità e caratteristiche qualitative delle uve?

I parametri con cui lavoriamo ci permettono di misurare la biodiversità dell’ecosistema vigneto. Ciò permette al viticoltore di avere maggiore consapevolezza dei “rischi” ambientali biotici e abiotici in cui può incappare. Per esempio, uno degli indici entomologici che utilizziamo è il rapporto tra specie predate (fitofagi) e predatrici (carnivori); più si avvicina ad 1 e maggiore è la capacità del sistema di “inglobare” nel proprio ambiente un’ulteriore specie, per esempio fitofaga, che altrimenti avrebbe campo libero per agire e danneggiare la vite e i suoi frutti; nel campo della misurazione della fertilità del suolo, invece, un terreno che mostra microrganismi in stato di asfissia va arieggiato opportunamente, pena il peggioramento dello stato del terreno e della vite, che mostrerebbe i sintomi di tale asfissia solo dopo alcune annate.

Un suolo “vivo”, “dinamico”, risponde molto meglio a quelle che sono le variazioni ambientali e climatiche; questo, a parità di “terroir”, permette un adattamento della vite migliore, con conseguente aumento della qualità delle uve e della costanza tra diverse annate della stessa qualità.

A noi è sembrato che le parole del dott. Zaninotti  condensino bene il significato dell’incontro: un approccio concreto e razionale ad un problema, quello della fertilità dei suoli e della viticoltura a basso impatto, sempre più attuale e cruciale per il futuro della viticoltura e dell’agricoltura in generale.

Un plauso quindi all’associazione VinNatur che ha messo al centro dei propri obbiettivi il futuro delle proprie aziende ovvero al fertilità dei suoli.

Con la collaborazione di Vincenzo Tosi

 

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