Christmas time: i vini (più) sorprendenti del 2015. E perché. Seconda parte

Di • 6 gen 2016 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio 2 commenti
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Fuochi d'artificio_2Diciamolo subito: non di classifiche si tratta, casomai di immedesimazioni. Senza queste ultime, d’altro canto, l’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle sarebbe stato molto meno gradevole e assai più ovvio, “degustativamente” parlando. Ora, il fine ultimo (e primo) di questa ennesima dissertazione sul tema è elencare sorprese. Ma che significa sorpresa? Semplicemente ciò che non ti saresti aspettato: da quel nome, da quel vino, da quel territorio. O meglio, che non ti saresti aspettato COSI‘. Intendiamoci bene quindi: sorpresa, in questa visione prospettica, non includerà per forza la misconoscenza, l’inatteso guizzo autoriale, la giovane realtà o la new entry. Troverete citati, infatti, pure dei vini e degli autori sicuramente inquadrabili come noti (e anche di più): bene, in quei casi cercheremo di spiegare ancor meglio il perché di un loro inserimento fra le sorprese.

Una cosa è certa: fra i quasi 5000 vini assaggiati, rimuginati e scritti nel corso del 2015 le sorprese non sono davvero mancate, a tutti i livelli e di tutti i tipi. Effettuarne una sintetica cernita porta con sé una malcelata forzatura. E, come per ogni sintesi, un piccolo dolore. Da qualche parte però dovevo pur partire per sottolineare l’aspetto che più mi sta a cuore e che rappresenta l’augurio migliore per il futuro che viene: quello che ci racconta un panorama enoico “d’Italì” mai come oggi generoso dispensatore di qualità diffusa. Quindi, lo avrete capito, i vini più sorprendenti dell’anno non è detto che siano obbligatoriamente i vini più buoni dell’anno. Semmai, in certi casi, ne potranno costituire la speciale costola. Insomma, in questa particolare disamina non ci sarà spazio per tutti quei vini, e sono tanti, la cui enorme bontà rappresenta sostanzialmente una consuetudine. Penultima annotazione, importante: ci riferiremo a vini usciti sul mercato nel corso del 2015. Ultimissima: le immedesimazioni sono sensazioni personali. Ovvio. Senza pretesa alcuna di indottrinamento. La prosopopea e la trombonaggine snob, anche per quest’anno, non abitano qui.

Avviso ai naviganti (di Liguria)

·         Riviera Ligure di Ponente Pigato 2014 – Fontanacota

·         Rossese di Dolceacqua Superiore 2013 – Tenuta Anfosso

Fontanacota_logoIl mio personale bollettino meteo-sentimentale sostiene che a Ponente è tempo buono per un bel navigare. Garantito, fra le altre cose, dal “tocco” e dalla sensibilità interpretativa di un paio di cantine piccole e artigiane che vanno traguardando il proprio orizzonte stilistico in un’ottica decisamente orientata verso la nitidezza e il riconoscimento varietale. Senza per questo dover ricorrere alla chirurgia estetica o ad asettiche puntualizzazioni scolastiche, casomai innestando nei vini salvifiche doti di agilità, focalizzazione aromatica ed articolazione.

Tenuta Anfosso_logoE’ ciò che sta accadendo nel Pigato di Marina Berta, instradato da una piacevole sensazione di freschezza e dotato peraltro di una apprezzabile progressione di sapore, traguardo non così scontato al cospetto di una vendemmia come la 2014. Ed è ciò che illumina a giorno la fisionomia “in sottrazione” del Rossese di Dolceacqua Superiore ’13 di Alessandro Anfosso, che grazie alla seducente tessitura aromatica e all’infiltrante tratto gustativo riesce a ricreare quell’incanto sospeso, così raro in un vino rosso, al cui richiamo è davvero difficile resistere.

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Vespaiolo docet (ma non c’entra Bruno Vespa)

·         Breganze Vespaiolo Vignasilan 2012- Contra’ Soarda

Contrà Soarda_logoSarà una fissa, ma quando mi trovo davanti un bianco espressivo e individuo come il Vespaiolo Vignasilan di Contrà Soarda non posso che sorprendermi ancora e ancora. Il brillante contrasto gustativo, l’aromaticità speciale di agrume e pietra vulcanica, la ficcante verve salina che ne accompagna l’eloquio si insinuano in profondità, facilitandone il ricordo. E urlano in silenzio la fiera diversità organolettica di un vino-vitigno non proprio sulla bocca di tutti, nobilitato qui dall’estro artigiano di Mirco Gottardi e da una luminosa eleganza tutta sua, fondata su trazione minerale, verticalità e profilatura. Una silhouette snella e al tempo stesso piena di sève, un sapore puro e diffusivo, una carezza di sale, senza compromessi (l’avevo detto che Vespa non c’entrava!).

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Piccoli friulani crescono

·         Thomas Kitzmuller

·         Marco Sara

Thomas Kitzmuller_logoDai confini fra Collio e Isonzo Thomas, dal cuore dei Colli Orientali Marco. Ecco due realtà assai recenti alla guida delle quali ci sono teste pensanti, teste artigiane. Due realtà che meritano di essere indagate per intero, in ogni loro referenza, perché potremo ricavarne motivi di attrazione (e sorpresa) ad ogni pié sospinto. E se i paradigmatici bianchi di Thomas Kitzmuller, la cui classicità resta scandita a partir dai nomi (Friulano, Malvasia, Ribolla), stanno già dimostrando tutto il temperamento dei migliori portavoce del Collio, lì dove solidità, grip e trazione sapida sono solite innervarne la trama, l’estro maturo e l’approccio poco interventista di Marco Sara Marco Sara_Logovanno riflettendosi non solo negli inarrivabili vini dolci a base picolit e verduzzo, primigenia fonte di ispirazione per questo vignaiolo, ma anche nelle più canoniche espressioni in bianco e in rosso della casa, per farne così risplendere l’autentica matrice territoriale. Ecco, quando incontrerete vini come il Cabernet Franc (Frank) o lo Schioppettino, le mie parole non serviranno più.

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Il Sangiovese (di Romagna) che non ti aspetti, ma che avresti sempre desiderato incontrare

·         Romagna Sangiovese Superiore Godenza 2013 – Noelia Ricci

·         GS Sangiovese 2012 – Costa Archi

Noelia Ricci_ eti“Ma chi l’ha detto che non c’è?”- cantava un indimenticato Gianfranco Manfredi a noi pischelli intrisi di ‘77 e desiderosi di cambiare ‘gnicosa. Ragionando più terra terra, anzi, ragionando della terra, ci arrivano dalla Romagna due proposte che “rivoluzionano”, in meglio, l’estetica dominante e sostanzialmente irreggimentata di cui si era invaghita l’enologia dei luoghi: Costa Archi_Logoil Sangiovese Superiore Godenza 2013 di Noelia Ricci (da Predappio) e il GS Sangiovese 2012 di Costa Archi (da Castel Bolognese, nel ravennate) ci indicano infatti una strada nuova. Sì, ben oltre la polputa e compressa fisionomia dei “Sangiovesoni” morbidi e boisé c’è una strada che ci parla vivaddio di flessuosità, scioltezza nei movimenti, fraseggio sottile, articolazione, BUON SENSO. Ma chi l’ha detto che non c’è?

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Sorprese in Toscana: ma dai, ‘o che fai la burletta?

Dalla Maremma

·         Terigi 1876 2012 – Simona Ceccherini

·         Alicante Tinto 2012 –  Il Cerchio

·         A Carisio Rosso 2013 – Maurizio Menichetti

·         Morellino di Scansano 2013  – Fattoria San Felo

Terigi_ Simona CeccheriniIl Terigi 2012 di Simona Ceccherini, proveniente dalla Tenuta Il Sassone di Massa Marittima, sonda con profitto le potenzialità dello storico e misterioso pugnitello, estrinsecandole in un profilo finalmente compiuto, ricco ma al contempo modulato nella sua espressività, solcato da un tannino maturo, consistente e garbatamente fuso, a regalare una sensazione di sensuale pienezza e di inattesa profondità, in cui volume e polpa fruttata, grazieaddeo, non sono voci fini a sé stesse.

Il Cerchio_logoE’ invece una giovane realtà di Capalbio, Il Cerchio, a firmare un Alicante in purezza che ti inchioda all’ascolto per via della intrigante energia aromatica, tanto impattante quanto sinuosa, fondata su una caleidoscopica speziatura dai forti rimandi balsamici. Corrobora da par suo la dote strutturale e la decisa spinta fruttata, in un contesto dove polposità non significa mollezza. Una chiusura ampia, sanguigna e pepata ti invita alla riprova.

Caino_logoChe dire poi dell’esordio (o quasi) di Maurizio Menichetti nella categoria dei vignaioli? Non poteva partorire migliore sorpresa! Un nome, il suo, indiscutibilmente legato alla lunga militanza nella ristorazione d’autore (suo il celebre Da Caino a Montemerano, condotto assieme alla moglie, la chef Valeria Piccini) ma che, stando alle attenzioni riservate a questa micro produzione da due sole etichette, non credo tarderà a crearsi un fitto stuolo di aficionados anche nel versante “eno”. Qui, per esempio, hai i lineamenti di un rosso seduttivo, intenso, elegante, solcato da un tannino levigato e dotato di un pregevole senso dell’equilibrio, dote non così facilmente rintracciabile nei rossi prodotti a queste latitudini. Dedicato a un padre, ricavato da uve sangiovese e malvasia nera, al Carisio non fan difetto forza comunicativa e qualità del disegno.

San Felo_MorellinoE un’autentica sorpresa dimora nelle fattezze affusolate del Morellino di Scansano 2013 di San Felo: stilizzato ch’è tutto dire, accorda in sintesi virtuosa dinamica gustativa, progressione e “senso del territorio”, rintracciando nella capacità di dettaglio, nella snellezza e nelle sfumature di sapore un lato caratteriale fino a qui sottaciuto. Insomma, una pelle nuova per una storia tutta da scrivere.

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Dal Chianti

·         Numero Otto 2013 – Castelvecchio Rocchi

·         Chianti Classico Retromarcia 2013  – Monte Bernardi

·         Chianti Classico Riserva 2011 – San Martino

·         Chianti Classico Gran Selezione Vigna Bastignano 2012 – Villa Calcinaia

·         Chanti Classico Vigna Cavarchione 2013 – Istine

Numero Otto_ cast rocchiUn Canaiolo in purezza come se ne trovano pochi (Numero Otto), è ciò che Filippo Rocchi ha realizzato in quel di San Casciano. E difatti sono in pochi a cimentarsi con questo storico vitigno toscano elaborandolo en pureté. Certo è che con una silhouette così originale ed invitante, con quel ritmo gustativo e quella inattesa sua espansione, quel “poco” può valere davvero tanto!

Monte Bernardi_retromarcia_etiQuanto al Chianti Classico, beh, ammettiamolo, sono incline agli innamoramenti. E se al Retromarcia 2013 di Michael Schmelzer (zona Panzano) appartiene la disinvoltura del vino finto-semplice, tutto sussurri e niente grida, fitto di contrappunti e di delicate premure, al gaiolese Chianti Classico Riserva 2011 di Aldèro Montagnani (San Martino) appartengono stoffa, eleganza e profondità. In lui coesistono sincerità espressiva e dignità territoriale.

IstineE mentre una preziosa fusione fra le varie voci gustative innalza e nobilita l’eloquio di Vigna Cavarchione ’13 di Angela Fronti (Istine), ispirandone armoniosità e bellezza, Vigna Bastignano ‘12 di Villa Calcinaia fonda su reattività, sfumature e sapidità il proprio carattere, concretizzando un sorso importante edVilla Calcinaia aprendo ad orizzonti nuovi, e a nuovi splendori, una delle poche cantine chiantigiane la cui storia la puoi misurare in secoli e la cui ricerca del “senso del territorio” sta finalmente ricevendo gli impulsi tanto attesi, grazie all’estro consapevole di Sebastiano Capponi.

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Da Montalcino

·         Rosso di Montalcino 2013 – Fattoi

·         Brunello di Montalcino 2010  – Sancarlo

·         Brunello di Montalcino 2010  – La Torre

Fattoi_logoChe compostezza e che portamento il nuovo Rosso di Montalcino della famiglia Fattoi! E se il carattere (artigiano) non è mai mancato, rintracciamo oggi nella chiarezza espositiva, nella pulizia aromatica, nella armoniosità del disegno le chiavi di volta per innestare una marcia superiore. Che, nell’ambito della tipologia, potremmo finanche definire “trionfale”.

SanCarlo_etiDa una delle cantine più minuscole di Montalcino (solo tre gli ettari vitati per SanCarlo), ecco qua un Brunello che ti affascina grazie al suo timbro inossidabile, classico e austero, irradiato da un bel contrasto gustativo e da una salutare vena di freschezza, da iridescenze balsamiche e da una robusta impalcatura tannica, senza che scada nella rigidezza. Un vino sincero, ben articolato, soprattutto puro e senza compromessi, fra i conseguimenti migliori di sempre per la cantina di Gemma e Giancarlo Marcucci.

La Torre_logoE come non rimanere colpiti dallo struggente e viscerale Brunello 2010 di Luigi Ananìa (La Torre)? Qui la fisionomia fintamente evoluta apporta fascino e sfumature, chiaroscuro e sottotraccia. Il gusto resta ampio, tonico, dai risvolti agrumati. E il Sangiovese acquisisce un respiro confortevole e amico, autentico e puro, stimolato da una naturalezza espressiva d’altri tempi. O forse, senza età.

Da Montepulciano

·         Vino Nobile di Montepulciano 2012  – Podere Lamberto

Podere Lamberto_etiCos’è che mi conquista di lui? L’ariosità, la disinvoltura, l’agilità, la trasparenza espressiva, i pregevoli ricami floreali e speziati. Che ci dicono che sì, è possibile anche a Montepulciano disegnare Vino Nobile flessuosi, sfumati e maledettamente ben bevibili sotto il governo dell’eleganza. Minuscole le dimensioni aziendali, di grande suggestione il conseguimento.

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Voglia di Pecorino

·         Falerio dei Colli Ascolani Onirocep 2014 – Pantaleone

Onirocep_etiLo dico subito: per quanto mi riguarda questo vino è sempre sorprendente. Lo è già da un po’. Forse per quel suo passare così distante da certe traiettorie stilistiche ambigue ed omologanti, in odor di vacuità. Ma non solo per questo. Epperò son quasi certo che il suo nome, così come quello del suo autore, non stiano propriamente al centro delle attenzioni del mondo, se non fosse per certi oenophiles più attenti e smaliziati. Perciò plaudiamo intanto al coraggio di un nome, Pecorino (in questa etichetta per la verità nascosto dietro una parola all’incontrario), che nell’intento encomiabile di recuperare a nuova vita un vitigno autoctono marchigiano (o abruzzese?) quasi estinto ha conservato con fierezza l’antica etimologia, in barba ai possibili fraintendimenti con altri italici “soggetti” gastronomici. Plaudiamo al recupero in etichetta, avvenuto con l’ultima annata, di una Doc antica e inesorabilmente considerata minore come quella del Falerio dei Colli Ascolani. Ma plaudiamo soprattutto per come la famiglia Pantaloni l’abbia saputo vestire, grazie alle alte giaciture di Colonnara Alta, a nord di Ascoli Piceno, rendendolo un bianco vibrante, pieno di cambi di ritmo, intenso e sfumato al tempo stesso, in grado di accordare fibra artigiana ed eleganza “nordica” in un sorso che è semplicemente sapore, sapore, sapore.

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La verità dei Verdicchio, o i Verdicchio della verità

·         Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico 2014 – La Staffa

·         Gli Eremi 2013 – La Distesa

La Staffa_ etiDirompenti, vitali, “terroiristes“, ecco qua due Verdicchio marchigiani virtuosi e assai diversi l’uno dall’altro, quali eloquenti testimoni di autenticità. Nell’onorare il blasone dei rispettivi terroir di provenienza -Staffolo per La Staffa, Cupramontana per La Distesa- e al contempo convalidare il giovane talento di Riccardo Baldi e la visione nobilmente contadina di Corrado Dottori, il Verdicchio (Docg) della Staffa esalta doti come spigliatezza agrumata, eleganza floreale, timbro minerale, slancio e freschezza per decretare i lineamenti di un bianco nordico negli accenti, scorrevole e al tempo stesso incisivo. Gli Eremi_ etiMentre Gli Eremi (senza Docg e non si capisce perché) ti regala una inattesa, folgorante profondità, una decisa presa sul palato, una stoffa “antica”, un crescendo di sapore che lascia attoniti, lì dove fibrosità e struttura rendono il profilo meno “immediato” e fluido rispetto a quello della Staffa ma altrettanto coinvolgente per spessore, carnosità, sviluppo, sottintesi e potenziale evolutivo. E’ un bel vedere.

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Sangue e terra. O della sensuale visceralità.

·         Montepulciano d’Abruzzo Prologo 2013 – De Fermo

·         Montepulciano d’Abruzzo Riserva 2010 – Praesidium

Prologo_etiEcco, di fronte a vini così mi inchino alle ragioni della pienezza strutturale, della prestanza fisica, della “ciccia”, del volume, dell’avvolgenza alcolica e di tutto ciò che volete. Perché quando tali doti sono sì caratterizzanti e cumsustanziali alla natura stessa del vitigno e del territorio da cui quei vini discendono, guarda caso riescono a fondersi in qualcosa di espressivamente inarginabile e sincero. Altro nome non ho per sintetizzarne l’effetto, se non sensuale visceralità. Che nel Montepulciano d’Abruzzo Prologo 2013 di Stefano Papetti e Nicoletta De Fermo incontra un punto di maturità di frutto e una profondità gustativa a dir poco ammalianti, in cui le note di radici, torba, catrame ed erbe amare non sono che alcune delle punteggiature di cui si intride il sorso. E dove la poderosa fittezza non ne preclude espressività e dettaglio.

Praesidium_etiNel frattempo, mi riconduce ad un mo(n)do arcaico e contadino il profilo bellamente verace del Montepulciano d’Abruzzo Riserva 2010 della famiglia Pascale (Praesidium). Proprio così: questo vino è come un presidio, un avamposto di resistenza culturale. Dove il registro dell’evoluzione, le note terrose, ematiche e di radici, il frutto maturo e apparentemente ridondante, la notevole sapidità tannica gli conferiscono un’allure maledettamente coinvolgente e quasi senza età, che letteralmente sanguina autenticità e territorio. E, questa volta, nessuna imprevedibilità o incertezza grammaticale. Semmai una selvatica naturalezza, che va a incidere nel profondo i tuoi sensi affamati, tracciandovi il solco dei ricordi migliori.

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Un Primitivo d’attualità

·         Volere Volare 2012 – Pietraventosa

Volere Volare_etiL’aspirazione simpaticamente ingenua reclamata dal nome di questo Primitivo proveniente dall’areale di Gioia del Colle e prodotto da Marianna Annio, si trasforma in luminosa realtà nell’evidenza di un calice: ché se da un lato non tradisce il proprio ascendente mediterraneo, fatto di carnosa consistenza fruttata, di sapidità tannica più che di freschezza acida, dall’altro ci abbina un dettaglio, una consapevolezza, una quadratura e una articolazione che, ammazza oh, se lo fanno volare! Fra intriganti richiami alla garriga e puntuali venature agrumate, resta un rosso teso, vivo, spontaneo, goloso. Se poi ne vorrai considerare il prezzo a dir poco amorevole, hai voglia te di volare!

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La vie en rosé

·         Cirò Rosé 2014 –  Cataldo Calabretta

Cataldo Calabretta_logoIo la rarità e il privilegio di poter vivere un momento leggiadro, condiviso e sans souci  – di quelli che non trovi più – me lo immagino accompagnato da un vino così. Raro anch’esso. Epperò in grado di unire spontaneità, ruspantezza, essenzialità e freschezza in un bicchiere prepotentemente compagnone. Doti che sembrano ben assemblate nelle fattezze di questo vino artigiano e disinvolto, le cui idiosincrasie aromatiche non tolgono piacevolezza al gusto, e la cui trascinante succosità non smette di intrigare, di chiamare alla beva, di trasudare una selvatica quanto vitale pulsione mediterranea.

Precedenti contributi: I vini (più) sorprendenti del 2015 – Prima parte

 

 

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2 commenti »

  1. Da appassionato quale sono mi capita raramente di trovarmi così in sintonia con delle valutazioni come nel tuo caso. In particolare oggi condivido l’entusiasmo per il Rossese Superiore 2013 di Tenuta Anfosso, un vino che mi ha veramente sorpreso e ricordato certi Pinot Nero di Borgogna. I Verdicchio di La Distesa (anche il “base”!) ed i vini di Calabretta sono per me dei punti fermi. Di molte delle tue altre segnalazioni poco so, ma cercherò di colmare nel tempo queste lacune, sicuro di fare interessanti scoperte.

  2. Bene Angelo, mi fa piacere aver incuriosito. E mi fan piacere certe accordature di gusto.

    saluti
    fernando

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