Polvanera: umiltà e impegno per esportare un territorio

Di • 2 mar 2016 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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IMG_0952Cassano. Un cognome che a Bari e dintorni è sinonimo di talento. Indubbio, anche se mai compiutamente espresso, quello del noto calciatore Antonio. Chiaro e tangibile, invece, quello del vitivinicoltore Filippo, che a Gioia del Colle, nel distretto produttivo più interessante di tutta la Puglia,  ha in pochi anni avviato una delle più apprezzate aziende vinicole del meridione.

Parliamo di Polvanera, realtà di medie dimensioni (300.000 bottiglie l’anno provenienti da circa 70 ettari a vite), incensata dalla critica e ormai ben nota agli appassionati.

La faccia di Filippo ti dice già molto della sua azienda. Ha il piglio scanzonato di chi sa di aver tra le mani un’attività solida, che parte dall’entroterra pugliese e viaggia col suo elegante brand in tutto il mondo, rimanendo però sempre con i piedi per terra e senza prendersi troppo sul serio. È così anche la sua cantina, che accoglie un turismo internazionale ma senza una vetrina artefatta e “markettara”: signori qui si lavora! La sala degustazioni è bella, accogliente, ma dovrete passare tra trattori, silos, pompe idrauliche e pedane d’imballaggio. “Lo spazio è quello che è“, dice Filippo, “siamo cresciuti molto e sfruttiamo ogni angolo. Ci salviamo grazie all’organizzazione.  I nostri tempi sono scanditi dagli ordini: li gestiamo in tempo reale, prendendo le bottiglie dalla cantina, pulendole ed etichettandole solo un momento prima della spedizione”.

La storia dell’azienda è recente. Una quindicina d’anni fa Filippo, con esperienze pregresse nel settore ortofrutta, rileva un’azienda zootecnica abbandonata. Ha un’idea fissa in mente: il primitivo. Quell’uva ricca e nobile, che suo nonno e suo padre vendevano come sfusa e da cui ottenevano un vino contadino che andava a ruba.

Inizia così ad acquistare vigneti nel comprensorio di Gioia del Colle e ristruttura un casolare di campagna, oggi sede della sala degustazione, che in passato era appartenuto a una famiglia di produttori di carbone, da cui il nome polva (polvere) nera.

Nel 2005 la prima vinificazione sperimentale.Insieme al primitivo piantai l’aglianico e l’aleatico”, dice Filippo.  “Nelle annate piovose la buccia del primo si sfalda e perde colore e sapore. Da qui la tradizione di usare uve correttive. Da diverso tempo, complice una serie di annate favorevoli, il primitivo lo vinifico ormai da solo e lascio l’aglianico e l’aleatico per il blend di rosato. Quando poi le uve di aglianico sono davvero eccellenti allora ne ricavo anche un rosso a parte”.

IMG_0953Uno dei punti di forza dei vini di Filippo Cassano è senz’altro un’azzeccatissima scelta dei nomi, che specie nei mercati esteri si è rivelata vincente. I suoi rossi si chiamano infatti tutti Polvanera Primitivo di Gioia del Colle, con nome dell’azienda, del vitigno e del territorio ben in evidenza. A distinguerli c’è poi un numero che rappresenta la gradazione alcolica: 14, 16 o 17. Più immediato di così! “Il primo anno li mandai quasi per gioco alla guida Veronelli. Non avevo ancora le etichette e ci scrissi sopra solo Primitivo 16 e Primitivo 17 di Polvanera. A sorpresa me li premiarono e li riportarono in guida con questi nomi. A quel punto che potevo fare? Li lasciai così, ed è stata una grande fortuna perché oggi i miei vini sono facilmente riconoscibili in tutto il mondo”.

La conduzione della vigna è biologica da sempre. In cantina la parola d’ordine è “freddo”: solo acciaio, con i rossi che sostano due anni in serbatoio a 13 °C fissi e i bianchi a 10 °C. I vini sono infine stoccati nella cantina sotterranea scavata nella roccia, dove riposano a temperatura e umidità costante in attesa della spedizione.

Veniamo agli assaggi:

Polvanera Brut metodo classico
La frutta rossa del primitivo non è coperta dai lieviti. Ciliegia e fiori freschi, arancia sanguinella, beva agile, aromatica, rilassata, con un perlage morbido e cremoso. Chiude pulito e molto piacevole. Davvero una bella sorpresa.

Fiano Minutolo 2015
Frutta polpa, pesca e nota aromatica, salvia e erbe aromatiche, bocca molto sapida, non lunghissima ma precisa, contrastata dolce/acida, piacevole nella chiusura.

Polvanera 14 Primitivo Gioia del Colle 2011
E’ il “base” (80.000 bottiglie), il “grimaldello” commerciale. Rosa rossa, ciliegia, frutto e spezia ben fusi, elegante e preciso, schiocca in bocca, fresco e dinamico, beva rilassata, levigata, conciliante. Il suo punto di forza è la naturalezza espressiva, eredità ben custodita del territorio roccioso e ventilato di Gioia del Colle. E’ qui che il primitivo diventa leggiadro.

polvanera 16 Polvanera 16 Primitivo Gioia del Colle 2011
Ottenuto da un blend di tre cloni e barbatelle diverse provenienti dalla zona di Acquaviva (cuore della denominazione per quantità e qualità) è il figlio prediletto di Cassano (e non solo…). “All’estero mi chiedono di più il 17 ma è in questo vino che io trovo più spesso la forza del mio territorio, capace di coniugare carattere deciso e bevibilità”. E’ ottenuto da vigneti di età indefinita (oltre 70 anni) piantati su un terreno roccioso calcareo, con venature di terre rosse molto ricche di minerali. Frutta matura, foglia d’ulivo, ciliegia, attacco impetuoso e preciso, potente e agile al contempo, finale lungo e ricco di succo.

Polvanera 16 Primitivo Gioia del Colle 2008
Più amarena, più pepe, più complessità del fratello 2011. Il filo conduttore del territorio resta però ben chiaro tra le righe. Qui la foglia d’ulivo diventa frutto, la ciliegia amarena. Bocca sontuosa, in equilibrio dinamico tra sale e frutto, con un tannino sofficissimo, elegante. Bevuto ora in uno stato di grazia. Grande vino (tra l’altro ancora acquistabile, visto che l’azienda ha a disposizione piccoli stock di tutte le annate).

Polvanera 16 Primitivo Gioia del Colle 2007
Figlio di un “diradamento” naturale dovuto ad una grandinata estiva improvvisa è più concentrato e carico al naso. Ciliegia surmatura, un fiore macerato, pasta d’ulivo. In bocca è ricco di polpa, ampio, maturo…un “amarone del sud”!

polvanera 17Polvanera 17 Primitivo Gioia del Colle 2011
E’ il “flagship wine” (vino bandiera) all’estero, quello che sulle tavole dei giapponesi o degli americani arriva tranquillamente a 80-90$. E’ ricavato da vigne degli anni Sessanta nella contrada Montevella, poco ventilata e con una base di argilla pura, storicamente nota per dare origine a vini di grande concentrazione.  Al naso amarena matura e fiori rossi, cuoio, erbe aromatiche. All’assaggio è pieno, opulento, attacca dolce col calore alcolico che poi si fa sentire ed è solo parzialmente bilanciato dalla freschezza del frutto. Più vicino al prototipo manduriano.

Polvanera 17 Primitivo Gioia del Colle 2006
Vino da meditazione, ricco e sontuoso, integro e fitto, senza alcun segno di cedimento. Naso appena più evoluto ma ancora sul frutto pienamente espresso. Chissà che longevità può avere? Impegnativo… solo per amanti del genere.

 

 

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