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Flashback. Schegge di assaggi indietro nel tempo: Rayas, La Conseillante, Trotanoy, Ornellaia

Chateau Rayas 2002_etiChâteauneuf-du-Pape Rouge Réserve 2002 – Château Rayas

Colore da Chiaretto, tutto trasparenze e rifrangenze (di luce). Naso caleidoscopico, femminile, incantato. Delizioso il fraseggio aromatico, fra note terrose di argilla, di fiori, di spezie, di ribes e di fragolina selvatica. E’ un quadro che richiama leggerezza e delicatezza, e per questo si fa maledettamente attraente, anche se un filo evoluto. Nella gracilità (un’annata che ad Avignone e dintorni non passerà alla storia) sta la sua grandezza. Nel suo mettersi a nudo, e nella straordinaria bevibilità, la forza interiore. E’ l’esilità struggente di un vino in filigrana ciò che difficilmente dimenticherai. Perché ti fa guardare lontano.

La Conseillante 2000_etiPomerol 2000 – Château La Conseillante

Pieno, carnoso, vivo. Ad un primo impatto subodori bellezza. Poi ti soffermi sull’eloquio, vai più a fondo e ti accorgi che lui a fondo non ci va. La dinamica e la progressione restano privilegi parzialmente disattesi. E tutto quel rigoglìo di forme, ammantato di balsamicità, a ben vedere non riesce a tradursi in una trama distintiva. Non come vorresti, perlomeno.

Ti potrai allora lambiccare su lunghezza e progressione, doti che in un certo senso vengono a mancare alla seconda parte di bocca; al cuore del discorso però c’è una latente assenza di emozioni. Una sorta di incapacità costituzionale a scatenarle. Come quando alla formale correttezza di una melodia orecchiabile e ben congegnata senti non appartenergli la profondità dei sottotraccia, delle sfumature, dei chiaroscuro. Come quando senti che manca il blues.


Trotanoy 1998_etiPomerol 1998 – Château Trotanoy

Tanto “perfettino”, e inamovibile nelle sue certezze, La Conseillante 2000, quanto imprevedibile e per questo decisamente attraente Trotanoy ‘98, checchennedicano le generose infusioni di merlot che si ritrova in corpo. Carnoso, spesso, ematico, lì per lì ti confonde per via di certe note selvatiche, che a una sbrigativa disamina potrebbero allontanarti dalla immedesimazione. Ben presto però riuscirai a coglierne la proverbiale idiosincrasia verso la normalizzazione sensoriale.

E allora ne apprezzerai il carattere indomito e l’espressività cangiante, di quelle che sentono l’aria e con l’aria si nobilitano, esprimendo un dettaglio e una reattività che non puoi evitare. Qui la rotondità delle trame non è mai fine a sé stessa. Perché c’è spinta, ritmo, cambio di passo. Propiziati da una notevole freschezza di fondo. Sì, a lui ti affezionerai.


Ornellaia 97Ornellaia 1997 – Tenuta dell’Ornellaia

Vitalità, compostezza,“modulata ricchezza”. E un’indole elegante in avanscoperta. Ciò che fai assai fatica a rintracciare oggi, nelle versioni più recenti di questa emblematica etichetta cult della moderna enologia italica. Forse perché gli estri nuovi, con gli anni Duemila, l’hanno indirizzata progressivamente verso una fisionomia potente, calda ed estrattiva, più impattante che articolata. O forse perché alla base, allora, c’era una agronomia meno intransigente in fatto di rese e meno attratta dal miraggio degli indici di maturità fenolica.

Sia quel che sia, non c’è alcuna traccia di forzature in questo splendente ’97. Nessun lascito. Le note di erbe e peperone restano buone alleate del frutto, che non intende cedere spazio ai terziari, anzi. Possiede, st’Ornellaia, un’espressività e un garbo notevoli, ecco che c’è. In lui una misura e una disinvoltura che alimentano sinuosità, sfumature e portamento. Bella nel frattempo la tattilità, soffice e carnosa. E bello il coté sapido-sabbioso del suo finale. Hai visto mai, l’Ornellaia del tempo che fu? Un vino che val bene un rimpianto!

Assaggi effettuati nel mese di marzo 2016

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