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Grifalco: Basilicata glass to glass

L’4-viniAglianico del Vulture è il vitigno principe di una piccola regione dal grande cuore, e c’è un’azienda che vinifica solo ed esclusivamente Aglianico, un’azienda piuttosto giovane, nata con la precisa volontà di fare vino dai connotati fortemente aderenti alla storia e alle tradizioni di un terroir schietto e generoso come la Lucania. Il merito di questo impegno spetta tutto a Fabrizio Piccin e Cecilia Naldoni, che nel 2003 hanno lasciato la Toscana per trasferire la loro esperienza e la loro passione in Basilicata, dove hanno ritrovato una terra dal sapore genuino a loro affine e un vitigno, come l’Aglianico, abbastanza simile al più familiare Sangiovese, ma al tempo stesso sufficientemente diverso da esso per poter realizzare nuove esperienze enologiche in totale libertà espressiva.

capsula_3Nasce così Grifalco, nome di fantasia frutto della fusione fra il mito del grifone e il falco, che invece è molto presente nell’areale del Vulture, un’azienda che conta 18 ettari di vigneti coltivati seguendo i criteri biologici ufficialmente certificati e interamente dedicati a questa uva. I terreni sono suddivisi in tre zone diverse per caratteristiche pedoclimatiche, distribuiti fra i 400 e i 500 metri di altezza, distinguendo tre differenti vigneti: Ginestra, appena due ettari con piante che hanno più di mezzo secolo su terreni prevalentemente tufacei; Maschito, nove ettari ripartiti fra ceppi di circa 25 anni e altri di oltre 60 su terreni più argillosi; infine Venosa, sette ettari di vigneti di età compresa fra i 7 e i 25 anni su terreni ricchi di scheletro e ciottoli. In realtà ci sarebbe anche un quarto vigneto, più recente, quello di Serra del Prete, un piccolo appezzamento con le piante più giovani.

DaginestraL’amore e la passione della famiglia si sono così riversati in questo progetto, che ha coinvolto anche i figli Andrea, Francesca e Lorenzo, enologo più che promettente formatosi ad Alba, che crede nella fermentazione distinta per ogni particella separando, all’interno di ognuna, le botti in base alle caratteristiche delle uve in lavorazione, come età, maturazione o esposizione. Una lavorazione “certosina” che si costruisce anche in base al tipo di vino che si vuole realizzare, giocando sui giorni di macerazione, sulla frequenza dei rimontaggi o l’utilizzo dei délestage. Lorenzo lavora anche con le fecce, dopo la svinatura, reinserendo nel vino la parte sgrossata da bucce e semi e proseguendo la vinificazione mantenendo le fecce sempre in sospensione; un lavoro lungo e meticoloso, di ispirazione francese, che si protrae per mesi o anni, fino al raggiungimento dei risultati desiderati. Anche l’affinamento è personalizzato sulla pelle di ogni vino, svariando tra barrique, tonneau, acciaio e botti di rovere di Slavonia, distribuite nel piano interrato della struttura, proprio al di sotto del reparto dedicato alla fermentazione in acciaio e adiacente alla sala per lo stoccaggio delle bottiglie, dove il vino riposa ancora aspettando il momento giusto per l’uscita commerciale.

Tutto il processo rappresenta davvero un impegno ingegnoso e audace, che esprime una filosofia enologica efficace e soprattutto apprezzabile, particolarmente in un giovane professionista della cantina e, a proposito di cantina, c’è da dire che la sua struttura è stata concepita secondo i canoni della bioarchitettura, orientati al saving energetico e alla eco-sostenibilità, attraverso l’utilizzo di materiali naturali e scelte progettuali specifiche, come la distribuzione su due livelli interrati, circondati da un corridoio forato che sospinge l’aria calda in alto trasponendo quella fredda in basso, per un controllo omogeneo di umidità e temperatura nell’arco di tutte le stagioni dell’anno.

tappoA questo punto, l’unica vera “cartina tornasole” che può raccontarci davvero il carattere, la visione e l’idea di vino che questa famiglia vuole comunicare, è l’assaggio delle quattro etichette disponibili, quasi tutte, eccezion fatta per il Damaschito non disponibile e per il Bosco del Falco le cui uve in questo momento confluiscono nel Damaschito stesso e nel Daginestra.

Frà 2014

Fra_etichettaQuesto “Igt Basilicata Rosato” è ottenuta, manco a dirlo, da uve di Aglianico del Vulture al 100%, ricavando i frutti da parcelle composte da vigne di età variabile tra i 10 e i 30 anni circa. Il nome strizza l’occhio alla “preposizione” che media proprio fra il bianco e il rosso, ma rende omaggio alla figlia Francesca e se le informazioni che ho sono giuste, l’annata 2014 è una prima uscita. In vinificazione, rigorosamente in acciaio, il contatto con le bucce viene ridotto a meno di un’ora per fissare la tonalità cromatica desiderata, ma anche il giusto apporto di sostanza. Ne deriva un colore limpido e vivido dai riflessi cerasuoli; un vino che sprigiona profumi di rosa e ciliegia, inizialmente un po’ chiuso, poi man mano più morbido. In bocca si apprezza una spinta acida notevole e un registro fruttato piuttosto leggero, orientato su bacche selvatiche e note agrumate che rendono il sorso piuttosto magro, ma agile e bilanciato nelle componenti aromatiche. Informale.

Gricos 2013

Gricos_mescitaDopo sette/dieci giorni di fermentazione a temperatura controllata, regolati da leggeri rimontaggi e délestage, la metà del vino affina per un anno in botti di rovere di Slavonia e l’altra metà in acciaio. Nel calice è scurissimo, impenetrabile, emana profumi intensi e floreali che si concentrano su note di frutta rossa e spezie pungenti come il pepe nero, l’anice stellato e chiodo di garofano. In bocca è ricco, con un gusto fruttato e fresco che ricorda la prugna e il ribes nero, ma che nella deglutizione si armonizza tra il registro tannico, ben levigato ma non svilito, la spalla acida e note minerali, delineando una personalità che trova respiro nel lungo finale dalla grande definizione aromatica che vira su arie di grafite, tabacco e liquirizia. Scintillante.

Grifalco 2013

Grifalco_etichettaLa fermentazione termoregolata dura circa 18 giorni e, successivamente, circa un quinto della massa affina per 12 mesi in tonneaux e barriques, mentre il resto riposa in acciaio. Il vino è brillante, rosso rubino, e al naso offre un complesso olfattivo ricco di aromi fruttati accompagnati da nuances floreali di viola. Al palato si rivela coerente, composito e profondo, con fragranze ancora di prugna e riverberi di marasca, che si intrecciano nel tessuto tannico ben dosato e ancora “nervoso”, ma ben sostenuto da una viva acidità. Il sorso restituisce un alito di spezie dolci, come tabacco da pipa, vaniglia e pepe bianco, che ne allunga la vita nel retronasale. Generoso.

Da Ginestra 2011

daginestra_etichettaQuesto è l’ultimo gioiello della cantina, praticamente un Cru derivato dal vigneto forse migliore, certamente quello con più storia, e forse ne degusto la prima uscita; i terreni maggiormente argillosi forniscono al frutto peculiarità distintive che meritavano di essere esaltate isolando la parcella di provenienza delle uve e dedicandovi una lavorazione specifica che sposa l’affinamento in barrique. Il vino ha un colore rosso rubino carico e denso, ma con riflessi mattone. L’approccio olfattivo è delicato, si percepisce un cenno di rosa canina, poi il frutto prende il sopravvento e irretisce i recettori con riverberi terziari ampi e variegati, che ritroveremo anche dopo l’assaggio. L’ingresso in bocca è morbido, la nota distintiva di prugna è più matura, poi note di mirto e amarena carnosa più incisive; i tannini appaiono docili e complementari, ma si percepisce il loro nerbo e una sommessa scontrosità soggiogata dall’armonia d’insieme. La deglutizione rilascia una profondità aromatica che sembra infinita e che rievoca la mineralità vulcanica del territorio, con sentori di cuoio, fave di cacao, cannella, radice di liquirizia e note di torrefazione, per un allungo finale davvero notevole. Imperioso.

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