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Una visita alla Tenuta San Michele (Il Murgo): nulla è uguale all’Etna

IMG_20160331_084625“Tutto ciò che la natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all’Etna e l’Etna non si può paragonare a nulla». (Dominique Vivant Denon, “Voyage en Sicilie”, 1788)

Questa frase racchiude mirabilmente quello che si prova a vivere, anche per pochi giorni, sulle pendici del grande vulcano siciliano. Questa esperienza e la conoscenza diretta dell’azienda Il Murgo e più in particolare della Tenuta San Michele che dei possedimenti del Murgo fa parte, ci è stata data quasi per caso in un nostro recente viaggio in Sicilia. L’accogliente agriturismo dell’azienda doveva fare da base per un soggiorno esplorativo del  comprensorio vulcanico e dei luoghi archeologici della costa ionica, ma si è rivelato anche una ghiotta occasione per assaggiare i bei vini dell’azienda.

IMG_20160331_092436La tenuta era posseduta dal senatore Luigi Gravina che nel 1860 impiantò i vigneti ed edificò le strutture aziendali. La proprietà passò poi alla famiglia Scammacca del Murgo, mentre l’assetto attuale nasce per volontà del barone Emanuele Scammacca del Murgo che avviò il restauro delle tenute e in particolare di quella di San Michele intorno al 1970.  L’estensione è su una superficie di circa 30 ettari in località Santa Venerina, in una splendida posizione soleggiata e su degradanti terrazze rivolte a sud, sud- est. Il vitigno principe dell’azienda è il nerello mascalese, che da studi recenti risulta essere imparentato  con il pinot nero; poi ci sono catarratto, caricante, il pinot nero, sauvignon blanc e pinot bianco. In un’altra tenuta denominata Gelso Bianco si trovano gli appezzamenti a cabernet sauvignon, syrah e nero d’Avola.

IMG_0138 La coltivazione è quella tipica ad alberello, con sesti d’impianto abbastanza stretti di densità di 1×2 metri.  e gestiti a filare. La coltivazione è di tipo integrato con particolare attenzione alle fasi fenologiche all’epoca di maturazione. La gamma dei vini è ampia, e brilla soprattutto per qualità e originalità il metodo classico da nerello mascalese prodotto per la prima volta nel 1989 e che nella sua “versione base” affina sui lieviti per 24 mesi almeno, prima della sboccatura.

L’influenza del vulcano è onnipresente sulla vista, monopolizzata dalla sua presenza sia per il pennacchio di fumo sempre attivo, sia per l’imponenza della montagna che supera i 3300 metri; sul clima, particolarmente piovoso nel versante  sud est,  sulla composizione dei terreni fatto di sabbia lavica e da frantumazione delle rocce ignee dal colore nero che rendono i terreni magri e minerali al tempo stesso.img150 Ne risentono direttamente i vini che, pur declinando in diversi modi il territorio, rimangono accomunati dalla mineralità e sapidità che li contraddistingue. Passiamo brevemente a descriverli.

Partiamo con il il bianco più territoriale : l’Etna Bianco il Murgo. È un assemblaggio di caricante per il 70% e di catarratto bianco per il restante 30%. La raccolta avviene in cassette e dopo una pressatura soffice, il mosto decanta staticamente a bassa temperatura, per poi essere chiarificato e successivamente fermentare per 20 giorni a 14 gradi fino alla fine del processo. Successivamente avviene una sosta in acciaio fino all’imbottigliamento, 6-7 mesi dopo la vendemmia.

L’apporto del catarratto bianco contribuisce alla pienezza e alla complessità di questo vino dal colore giallo paglierino, profumi floreali  (ginestra, acacia, camomilla ) con note lievemente sulfuree, e fruttate (seme di mela, nespola) accompagnati da una buona freschezza e mineralità.

img288Il secondo vino che assaggiamo, guidati da Michele Scammacca che è uno dei fratelli che guidano l’azienda, è il Lapilli. Nasce come assemblaggio di uve chardonnay 50% , sauvignon blanc 35% , e un restante 15% di uve locali. Stesso procedimento in cantina dell’Etna Bianco e affinamento in acciaio di 5 mesi.

img250Il suo colore è giallo scarico con riflessi lievemente verdognoli, e al profumo sprigiona una bella tavolozza di aromi fruttati e floreali: dalla banana, al frutto della passione, alla lavanda e agli agrumi. La bocca è fresca, invitante, minerale e levigata con tracce saline nel finale.

Il rosso che più ci ha sorpreso, ma che a pensarci bene non avrebbe dovuto, è il Pinot Nero. Diciamo questo perché fu l’Etna e non l’Alto Adige il primo territorio italiano in cui quest’uva fu coltivata. Dopo la vendemmia manuale, il mosto fermenta per dieci giorni in acciaio e poi viene trasferito in barrique di vari passaggi, terminando infine l’affinamento in acciaio: il tutto per una durata di 18 mesi.

img326Si presenta con un bel colore rosso rubino medio non fittissimo, come vuole il rispetto delle varietà. Ampia la gamma olfattiva e di assoluta finezza: grande presenza di violetta, frutti neri tipo cassis, fragola di bosco,  lieve speziatura; in bocca è più sul frutto: amarena dolce e spezie, buona tannicità e freschezza. Grande eleganza.

Ma, come detto, la particolarità di questa bella  azienda è il Metodo Classico.  Il Murgo Extra Brut (noi abbiamo assaggiato l’annata 2008) è uno spumante elaborato con il vitigno nerello mascalese che conferisce preziosa acidità e bella fragranza minerale. La permanenza sui lieviti per sei anni aggiungono una complessità e una ricchezza olfattiva di sicuro pregio (nocciola, fiori di camomilla, ginestra, crosta di pane) che ne fa un metodo classico insieme elegante e originale, da tutto pasto o  sublime aperitivo.

È doveroso poi citare il ristorante che è all’interno dell’azienda dove abbiamo cenato per due sere in maniera piacevolissima. La cucina, immediata e sobria, esaltava la spettacolarità della materia prima, vera protagonista della tavola alla tenuta San Michele. La splendida ospitalità di Michele Scammacca ha poi reso il soggiorno indimenticabile.

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