Manaresi: vino, arte e… Pignoletto!

Di • 21 Set 2016 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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vendemmia 2014 Luca Merisio_2120Collina “Bella Vista” di Zola Predosa: Bologna e le Due Torri da un lato, la Pianura Padana e lo sguardo che spazia fino alle Prealpi dall’altro.

Mettete un giornalista (lui), specializzato in sci, montagna ed itinerari gourmet: fisico asciutto, conduce una piccola e dinamica agenzia di comunicazione nel centro della “capitale” emiliana ma ha una laurea in scienze agrarie alle spalle.

Aggiungete un architetto affermato (lei): gentile e sorridente, tra vigne e filari ci è cresciuta, dopo essersi trasferita con la famiglia in una casa colonica al centro di un antico podere agricolo. Completate con un grande artista del Novecento (il nonno di lei), Paolo Manaresi, pittore e incisore, scelto da Giorgio Morandi come proprio successore all’Accademia delle Belle Arti.

Calate questi “ingredienti” umani su una realtà agroambientale di grande potenzialità – i Colli Bolognesi – e avrete la ricetta dell’azienda Manaresi: un nome da annotare se volete avvicinarvi ai vini di questa piccola ed emergente enclave vitivinicola emiliana. 

Lui è Fabio Bottonelli, lei sua moglie, Donatella Agostoni. Insieme, da una decina d’anni, conducono con passione e idee chiare questa piccola azienda. Dogmi, mode, luoghi comuni, esasperazioni, estremizzazioni, non gli appartengono. Equilibrio e misura sono le parole d’ordine, nel vigneto e in cantina. L’ho letto sul loro sito web (www.manaresi.net) e l’ho riscontrato nella mia visita di inizio Agosto. E quando c’è coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, beh, almeno le premesse sono quelle giuste.

100_0663Terreni di medio impasto, a base argillosa, impreziositi da vene calcaree e ciottolose; una collina ventilata, che emerge dall’afosa piana sottostante, esposta a 270° con appezzamenti di varia pendenza;  uve internazionali (cabernet sauvignon, merlot, chardonnay) ma che da quelle parti “abitano” da tempo. Infine il pignoletto, il padrone di casa, da sempre declinato in versione frizzante, ma oggetto di una sensibile crescita anche nella qualità delle versioni ferme.  Insomma, le basi per vini dotati di una certa dose di complessità ed eleganza ci sono tutte, e da Manaresi lo hanno capito subito, con sensibilità e consapevolezza dei propri mezzi.

<<Fare vino è come scalare una montagna: analisi, organizzazione, strategia, pazienza, concentrazione, decisione, coordinazione, agilità, resistenza, rispetto. Anche la capacità di fermarsi e di tornare indietro>> (anche questa l’ho letta sul sito e mi è piaciuta, sintetica e chiara: spiega tutto).

L’attenzione è maniacale, con una dedizione totale e un costante monitoraggio, in vigna e in cantina. L’approccio è laico: si fa tutto ciò che serve con l’obiettivo di ottenere vini mai troppo “pesanti”, lavorati sui dettagli, sulla finezza degli aromi varietali. La solforosa è aggiunta solo quando necessario, col risultato che spesso si resta ben al di sotto dei limiti di legge per il biologico (con i rossi anche sotto i 50 mg litro…). E nel bicchiere, alla fine, spesso arriva un liquido che ha la non trascurabile dote di coniugare spontaneità ed eleganza.

Il Pignoletto Frizzante 2015 mi ha sorpreso in positivo. Figlio di una vendemmia precoce atta a preservare freschezza ed acidità, ha un profilo olfattivo semi-aromatico, delicato, infiltrante. In bocca ha una bollicina soffice, per nulla aggressiva, che lo rende piacevolissimo. Infine ha una struttura da peso medio che lo rende molto gastronomico, ideale per assecondare una cucina territoriale non proprio “light”.

DonatellaLa versione ferma è il Pignoletto Classico Colli Bolognesi Docg. Proviene da una selezione dei migliori grappoli di un vigneto di oltre 20 anni. E’ vendemmiato con grande attenzione, perché è un’uva che tende a salire facilmente di grado alcolico, tirando fuori un lato rustico ed amarognolo poco gradevole. Cosa che non si riscontra minimamente in questo assaggio: pulito, elegante, unisce alla leggera aromaticità varietale un fondo fruttato intenso, ma sempre fresco.  Un vino moderno, ben fatto, equilibrato e per di più molto conveniente (intorno ai 10€ in azienda o enoteca).

La gamma dei bianchi si completa con il Duesettanta Colli Bolognesi, un piccolo “cult” dell’azienda in cui l’autoctono di casa è coadiuvato da sauvignon (almeno 50%) e chardonnay. Il nome deriva dal fatto che le parcelle di vigneto sono sparse a 270° intorno alla cantina: da qui le uve sono vinificate separatamente e poi assemblate. Il risultato è un vino profumato, intrigante, dove l’apporto del sauvignon è netto ma non invadente. Al gusto è sapido e di discreta profondità, pulito, netto, assai piacevole. Davvero ben fatto!

Passiamo ai rossi. Il Colli Bolognesi Merlot è un rosso quotidiano solo acciaio. I profumi sono nitidi e precisi, con un’anima fruttata di fondo unità a sensazioni giovanili di vinosità e ad una leggera speziatura. In bocca è equilibrato, con un impatto alcolico un po’ bruciante ma poi bilanciato da una salvifica acidità.

duescatole vini manaresiDi lignaggio superiore è l’ultimo vino provato, il Controluce 2013, un cabernet sauvignon proveniente dal vigneto più elevato dell’azienda. L’etichetta è ispirata al dipinto a olio ‘Ritratto controluce’, 1929, di Paolo Manaresi, e da sola meriterebbe l’acquisto. Se non fosse che poi dentro la forma c’è anche sostanza: quella di un rosso di imprinting internazionale, affinato in legno, con la dote non scontata di mettere d’accordo un po’ tutti, dal neofita all’appassionato più esigente. Elegante e sfaccettato al naso, ha un attacco gustativo ricco e polposo, che prosegue con un bel ritmo e chiude con gran piacevolezza e persistenza. Vino importante e di carattere.

A condire il tutto il packaging – dalle etichette delle bottiglie alle confezioni regalo, finanche ai cartoni di imballaggio – hanno un concept grafico curato e studiato nei minimi dettagli: minimalista, raffinato, moderno, comunicativo (hanno vinto svariati premi di design), incarnando a perfezione i valori dell’azienda e richiamando al mondo dell’arte, che da sempre permea la vita di questa famiglia.

Insomma, una cantina promettente, ben impostata e ben condotta, che vale la pena visitare: non solo per assaggiare ed acquistare vini corretti, piacevoli, misurati in ogni loro aspetto (anche nel prezzo), ma anche solo per fare due chiacchiere con Fabio e Donatella e passare qualche ora lieta sulla bella terrazza panoramica con vista su Bologna.

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