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Memorie d’Inghilterra/1. Violini e marmellate, quanto pesa la tradizione! Wilkin & Sons e Woodbridge Violins

THE JAM FACTORY

FOTO OK COMPUTER 1538 (Small)Mi stupisco sempre come l’essere umano riesca a ripetere gli stessi gesti giorno dopo giorno, per una vita intera. E come non riescano a cambiare il corso degli eventi nemmeno quegli accadimenti che, con forza o dolcezza, si abbattono sulle nostre esistenze. Non mi riferisco alle abitudini e alla routine, mi riferisco alle azioni che vengono svolte con desiderio e volontà, al fine di modificare o di migliorare una cosa o una situazione. Si potrebbe parlare di ricerca della perfezione? Credo che, nel profondo, ogni essere umano comprenda che ciò è impossibile, e quindi interpreta la propria ricerca in tal senso come un’azione volta soltanto al miglioramento. Viene semplicemente azionato un meccanismo di ricerca per far sì che una  “cosa”  diventi più utile, o più buona. Ora, una “cosa” ripetuta nel tempo, e che regolarmente porta a risultati eccellenti, per certi versi diventa anche tradizione. E una tradizione crea certezze, e la certezza un senso di tranquillità.

FOTO OK COMPUTER 1553 (Small)Mi trovo, con molte probabilità, nella patria putativa della tradizione, l’Inghilterra. Precisamente a Tiptree, nella contea dell’Essex, 9.200 anime in tutto. Qui ha sede la Wilkin & Sons, azienda produttrice di dolci prelibatezze conosciuta in tutto il mondo e fondata da Sir Arthur Charles Wilkin nel 1885, con il motto: “ facciamo una marmellata senza aggiunta di zucchero, di coloranti e di conservanti”. E poi noi ci sentiamo innovatori perché negli anni duemila abbiamo scoperto questa sana “pratica”! Bene, da lì a poco il commercio parte a gonfie vele e la Wilkin & Sons diventa perfino fornitrice ufficiale di Sua Altezza Reale, che ne fa visita per l’ultima volta il 28 ottobre 2010, dispensando sorrisi e strette di mano.

Classica giornata uggiosa oggi, che è domenica. Una finissima pioggia nebulizzata si infila in ogni dove. Il cancello in stile fine ottocento ti accoglie poderoso e rassicurante, come a voler dire che non ti puoi sbagliare e che sei in buone mani. La sala da tè è piena di avventori di ogni età: c’è la famigliola al completo nonno-munita, c’è la giovane coppia che si concede una gita fuori porta… tutti a vedere e a comprare un pezzo di storia; tutti felici di portarsi a casa un pezzo di tradizione, un senso di tranquillità. Questo in Inghilterra si respira ovunque: in ogni pub, in ogni locanda, in ogni nome, in ogni muretto di sasso tirato a secco. Vi giuro, quasi quasi fa sentire tranquillo anche me! Ora capisco come ha fatto un popolo che ha viaggiato dappertutto a rimanere così saldo: le tradizioni, ciò che ha sempre portato con sé o che ha saputo ben riprodurre lì dove si trovava.

FOTO OK COMPUTER 1530 (Small)Tanti piccoli contenitori di nettare spalmabile, di tutti i colori, sono incorniciati in scaffali bianco perla come in un quadro di Paul Klee. La maggior parte delle materie prime, ovviamente, proviene dalle “colonie”, dati gli improbabili abbinamenti naturali in terra d’Inghilterra. Il piccolo museo privato dell’azienda rafforza il concetto sia di tradizione che di marketing, annoverando in nutrita schiera curiose cianfrusaglie. Mi perdo nella sala da tè fra profumi di torte fatte in casa, infusi e confetture. Il chiacchiericcio misurato non disturba, anzi, concilia la meditazione. Si infonde nell’aria una sensazione di rapimento, di quasi assenza. A coccolarci c’è una avvolgente, impalpabile, rassicurante coltre di tradizione.

WOODBRIDGE VIOLINS

FOTO OK COMPUTER 1342 (Small)Un cliente, nel frattempo, mi parla di un altro “ pezzo importante” di tradizione inglese, “che devi assolutamente vedere” – mi dice. Sta a poco più di un’ora di macchina da Tiptree, ma nella contea di Suffolk, a Nord: si chiama Woodbridge Violins. Ci vado. Appena 7.500 abitanti vivono nell’antica cittadina. Duemilacinquecento anni di storia prima che i soliti romani rompessero la pace dei “tranquilli” albionici. La luce del pomeriggio comincia a sfumare i contorni delle cose, tanti violini appesi fanno mostra di se nella vecchia vetrina. Che è poi quella di una attività artigianale nata nel XVI secolo e che, se si eccettua un breve lasso di tempo, è sempre rimasta aperta ai musicisti di tutti i paesi. Apro la porta e un odore di lacche, trementina, cera di candele, legni stagionati, cuoio, effluvi balsamici e carta invecchiata mi riempie lo spirito. All’interno silenzio e poca luce. Forse qualcuno mi ha sentito. Scorgo un ciuffo di capelli neri muoversi dietro montagne di carta, sagome di violino, archetti ed attrezzi da falegname. Sotto il ciuffetto nero un paio di occhiali tondi, con due occhi vispi e verdi che vi nuotano dentro. “Good afternoon, Sir”.

FOTO OK COMPUTER 1361 (Small)E’ la voce di Russel Stowe, mastro liutaio. Sulla quarantina, Russel possiede un’enorme passione ed altrettanta esperienza. Anche lui rapito da questo senso di tradizione plurisecolare, è riuscito a sviluppare una dote non comune in materia di restauro e costruzione di strumenti musicali. “Pensa che per più di quattrocento anni una persona come me, giorno dopo giorno, ha cercato di migliorare il suono di questi strumenti; il testimone è passato da maestro ad allievo non so quante volte, solo perché un musicista potesse riconoscersi in uno strumento”. E continua: “viaggio pochissimo, mi trovo a mio agio in questa dimensione. Ho a che fare con musicisti anche famosi, ma poi, alla fine, rimaniamo solo lui ed io per trovare l’accordatura e la vibrazione perfetta”. Ride fragorosamente. “Tranquillo, ho una vita normale. Ma qui mi sento più che a casa, è una sorta di meditazione. I tempi li scandisco io e sono quelli dei giorni, nessuna fretta, solo passione. Qui sto in pace”. Me ne esco da lì salutando mestamente. In testa un frullinare di pensieri, una inquietudine leggera ma pungente.

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