Ribona e Incrocio Bruni 54: la strana coppia delle Cantine Fontezoppa

Di • 7 Set 2016 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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Fontezoppa_casolareChe la tensione sperimentale e la volontà di “spaziare sul tema” fossero a fondamento del progetto Fontezoppa -ci troviamo nelle Marche profonde di sponda maceratese- non vi erano dubbi. E d’altronde l’articolato ventaglio di proposte offerto dal catalogo aziendale lo lascia ben lampeggiare. Così come non c’è dubbio che i vini di questa cantina non scadano mai nell’ovvietà, plasmati come sono secondo uno stile capace di conciliare brillantemente correttezza formale e naturalezza espressiva. A tal punto da far vibrare corde profonde, dietro il conforto filologico di una nitida trasposizione varietale. Insomma, c’è una insopprimibile spigliatezza ad innervarne le trame, ben sopra -e ben oltre- la disciplina e la grammatica enologica.

Mi ero già imbattuto in precedenza nei rossi della casa. Di qualcuno mi ero pure invaghito, come la Vernaccia di Serrapetrona Morò (leggi qui). Invece oggi a colpire nel segno, inattesa, c’è la personalità vibrante ed incisiva di due bianchi che cantano fuori dal coro parlando il linguaggio dell’autenticità. Ricavati, nel primo caso, da un antico vitigno autoctono tipico del maceratese, chiamato ribona o maceratino, nell’altro da un incrocio Sauvignon Blanc x Verdicchio di più recente “elaborazione” (1930 o giù di lì) ma decisamente radicato sul territorio. Entrambi hanno fortemente rischiato di scomparire dalle campagne. Il maceratino è andato poi a costituire la base prevalente dei vini Colli Maceratesi DOC. Tradizione intenderebbe prediligerne le versioni fresche e fruttate, di poche pretese, da consumarsi obbligatoriamente giovani, ciò che esperienze più recenti, portate avanti da un piccolo stuolo di produttori curiosi, fra cui Fontezoppa, hanno sostanzialmente rivisto e in parte confutato, riscoprendone  – della Ribona espressa en pureté – una vocazione all’invecchiamento da far drizzare le papille.

Ribona_Fontezoppa_etiIl Colli Maceratesi DOC Ribona 2013 è una sinfonia accordata di erbe aromatiche, frutta a polpa bianca, anice e spezie. Nature, contrastato, saporito, fibroso, ha una bocca che ti inchioda all’ascolto per tensione, pienezza e sapida mineralità. E’ ciò che ne instrada la persistenza e che fa la differenza, scartando di lato rispetto a certi registri espressivi che pure potrebbero apparentarlo ai Verdicchio di più ispirata matrice artigianale (una similitudine genetica, peraltro, che recenti studi hanno individuato). E’ vino “di terra”, della terra, lo senti. E di razza contadina, fiero della sua originalità organolettica, che non contempla svenevolezze o innocue vanità. Un’originalità tutta al servizio del territorio.

Incrocio Bruni 54_FontezoppaL’Incrocio Bruni 54, altrimenti noto come Dorico 54, è un incrocio ottenuto per impollinazione di sauvignon e verdicchio, effettuato dall’ampelografo marchigiano prof. Bruni negli anni ’30 del secolo scorso, diffusosi esclusivamente, per poi quasi scomparire, nelle province di Ancona e Macerata. Nel mio bicchiere di oggi c’è un vino stilizzato, sottile, sfumatissimo, di ricchezza tutta interiore. Rimango colpito dallo stile non urlato, dai sottotraccia delicatamente floreali e balsamici, dall’eloquio soffuso, dalla tensione e dalla infiltrante salinità. E’ l’Incrocio Bruni 54 2015 di Fontezoppa, un bianco con la propensione del vino di montagna: affusolato, elegante, adeguatamente fresco e sostenuto, da ascolto attento.

Tanto terragno appare il Ribona, quanto aereo e “librato” l’Incrocio Bruni. Da questi vini avrai due silhouette molto diverse fra loro, accomunate però da una pregevole caratterizzazione, che le fa muovere lungo il crinale emozionale che attiene ai bianchi di personalità. Casomai ce ne fossimo dimenticati, questi piccoli grandi bianchi marchigiani ci ricordano che non di solo riflettori si vive, ma che un’enologia qualitativa trova senso ulteriore alla sua grandezza dal momento in cui si intride degli umori più profondi ricavabili dai suoi territori, anche i meno conosciuti, anche i meno ovvi. Una diversità organolettica così luminosa va soltanto comunicata e fatta conoscere. Perché, indipendentemente dal tasso di complessità, nella diversità sta la meraviglia. E a tutti noi farebbe maledettamente bene continuare a meravigliarci.

Si ringrazia Francesco Saverio Russo, giovane wine blogger marchigiano di belle speranze (www.wineblogroll.com), per l’opportunità di assaggio e di conoscenza. Si ringrazia Pesce Briaco Wine Restaurant (www.pescebriaco.it) per l’ospitalità e l’ispirata location.

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