Luca Finocchio: si fa presto a dire miele!

Di • 12 Ott 2016 • Rubrica: Affari di gola, diCibi Un commento
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_MG_1195Il miele costituisce uno dei tanti paradossi del nostro Paese. La qualità di quelli italiani è riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo eppure continuiamo ad importarne in grandi quantità (circa il 50% del consumo nazionale). Vagonate di prodotto che arriva da paesi comunitari ed extracomunitari, per il quale tracciare una filiera attendibile è pura utopia, col risultato di ritrovarci nel vasetto standard igienici e di qualità spesso “discutibili”. Pur essendo riconosciuto come uno degli alimenti più naturali, salutari ed ecosostenibili il consumo è fermo da anni: si attesta sui 400 grammi pro-capite, ben al di sotto della media europea, addirittura tre volte meno della Germania (all’estero si ha una percezione più “alta” del miele, considerato un vero e proprio alimento da pasto). Sono invece accolti sempre meglio sul mercato tutti quei prodotti a “base di miele” (biscotti, cereali, etc…) che, proprio per la presenza di questo ingrediente, vengono percepiti dal consumatore con un plus di naturalità, bontà e salubrità. Un fenomeno simile accade anche nel mondo della cosmesi, con creme, shampoo, saponette… Insomma, sembra che la parolina magica miele abbia un grande appeal commerciale, ma poi quando si tratta di andarlo a mangiare da solo o come ingrediente principale di una ricetta ci facciamo qualche scrupolo in più.

Eppure è risaputo quanto sia un toccasana per il nostro organismo. E’ una fonte energetica più efficiente del comune zucchero da cucina, con un potere dolcificante più alto e un contenuto calorico più basso. Il mix di glucosio e fruttosio che lo compone lo rende sia ad impatto immediato (col glucosio che entra subito in circolo) che a rilascio più graduale (col fruttosio che si trasforma lentamente). E poi enzimi, vitamine, sali minerali e una miriade di altri microelementi dall’elevato potere nutrizionale e salutare. Insomma, dovrebbe essere un alimento fisso della nostra dieta quotidiana.

Specie poi se si ha la curiosità di andare oltre quello industriale da supermercato e fare qualche piccolo sforzo in più alla ricerca di uno dei tanti produttori professionisti italiani, che raggiungono vette di eccellenza anche in questo settore.

_mg_3885Uno di questi è senz’altro Luca Finocchio, abruzzese della provincia teatina, la cui omonima azienda spopola ormai da anni nei maggiori concorsi nazionali e internazionali. <<La mia è un’attività di famiglia che si tramanda da tre generazioni. Alle mie figlie ho cercato di comunicare innanzi tutto la passione per questo lavoro, che comporta tanti sacrifici. Non è una di quelle attività che si possono fare solo per avere un reddito. Ci vuole una spinta dentro che ti porta a lavorare senza orari, rispettando le api, l’ambiente e le persone. E’ vero che l’innovazione tecnologica ha reso semiautomatici e più sicuri tanti processi di produzione, ma ci vuole un’attenzione e un monitoraggio costante. Noi abbiamo circa 1000 alveari che fanno nomadismo in tutta l’Italia centrale e meridionale. Immaginate cosa significa seguire tutte queste arnie, in periodi di tempo diversi, inseguendo le varie fioriture dalle Marche alla Calabria>>.

Ogni miele, infatti, è un grande “lettore” del territorio, che ritroviamo fedele nelle caratteristiche organolettiche del prodotto finito. Si definiscono “uniflorali” i mieli che provengono principalmente da un’unica origine botanica, che li caratterizza sufficientemente da essere riconoscibile con analisi microscopiche di laboratorio e organolettiche (aspetto, profumo, gusto). Contrariamente, i mieli in cui non sia presente una componente botanica prevalente si dicono “millefiori”.

<<Troppo spesso, purtroppo, si sente parlare di miele al singolare, quando invece sarebbe assai più giusto parlarne al plurale. Eh sì, perché di mieli ce ne sono infiniti, tanti quanti sono le combinazioni dei pollini dei fiori che le api bottinano. Ognuno con il suo colore, che può andare dal chiaro quasi trasparente del miele d’acacia in purezza, al giallo oro del miele di girasole, fino ad arrivare al marrone scuro della melata di bosco. Ognuno con la sua consistenza, che da liquida può diventare cremosa e chiudere cristallizzata. Ognuno con il suo caratteristico sapore, più o meno dolce, più delicato o deciso e persistente>>.

Per fare un’analogia banale, il miele è un prodotto conservato del nettare come la marmellata lo è della frutta. Così, come possiamo produrre una grande varietà di marmellate e confetture in base ai frutti di partenza, allo stesso modo possiamo avere tanti mieli differenti fra loro in base alla loro origine botanica. Occorre quindi superare lo stereotipo di miele liquido denso, brillante, di colore ambrato, diffuso dalle grandi industrie del miele, che fa credere erroneamente al comune consumatore che i mieli debbano avere tutti queste caratteristiche, condizionando il mercato.

_MG_1091<<In ogni caso è fondamentale leggere bene l’etichetta. Il miele è un prodotto “nudo”, che non puoi lavare: se ci sono impurità, inquinanti, sostanze estranee, le ritrovi tutte nel vasetto. Questo vale sia per i mieli esteri, che non si sa che origine e che procedura di produzione abbiano, sia per quelli dei tanti produttori hobbisti, che spesso involontariamente e in buona fede alterano il prodotto per carenze tecniche o di processo. Per cui, gusti a parte, il consiglio forte che mi sento di dare è di scegliere solo mieli italiani, di produttori professionisti seri, che ne garantiscano qualità e provenienza>>.

In Italia ne abbiamo tanti, in ogni regione, e basterà investire davvero poco del vostro tempo per trovarne uno vicino a voi. Se poi volete provare i mieli di Luca Finocchio e delle sue figlie avrete solo l’imbarazzo della scelta: ne producono una quindicina di varietà, oltre a tutta una serie di prodotti derivati, sia ad uso alimentare che estetico. Tutta la produzione è di altissimo livello e potete scegliere ad occhi chiusi, andandoli a trovare nel loro funzionale punto vendita (tra le altre cose, se avete dei bambini, prendete appuntamento per la fattoria didattica, che svelerà ai più piccoli tutti i segreti di questo affascinante mondo) o più comodamente da casa spulciando le offerte sul bel sito aziendale www.apicolturalucafinocchio.it .

Indirizzo:
Via Santo Stefano n. 16/A – 66046 Tornareccio (Ch)
Tel. 0872 868692
Luca Finocchio +393389251363
Fabiana Finocchio +393461318108
Informazioni e contatti generali:
info@apicolturalucafinocchio.it
Fattoria didattica:
fattoriadidattica@apicolturalucafinocchio.it

P.S. – Se vi interessa vi dico i miei preferiti: il miele d’arancio, delicato, floreale, equilibrato; quello di eucalipto, balsamico, dal sapore più deciso, davvero sorprendente; e infine non posso non segnalare Cioccomiel, un miele millefiori miscelato con pasta di nocciola e cacao. Ma vi avviso: crea dipendenza!

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Un commento »

  1. Ho riletto il mio articolo (così almeno siamo sicuri che qualcuno lo legge :-)) e vorrei fare due piccole precisazioni.
    1) il miele che mi è piaciuto moltissimo e che mi ha sorpreso è quello di coriandolo, non di eucalipto.
    2) nel finale ho sintetizzato il pensiero di Luca Finocchio e può sembrare che egli abbia qualcosa contro i produttori hobbisti. Non è ovviamente questo il senso della frase. Intendevo solo dire che per fare un miele puro e di altissima qualità è meglio rivolgersi a chi lo fa di mestiere 365 giorni l’anno. Credo si capisse. Comunque magari interverrà lo stesso Luca Finocchio a chiarire meglio il tema…
    Saluti a tutti. Franco.

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