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Isole e Olena in Chianti Classico: la bellezza sta scritta in un pentagono. Le nuove annate

“Il terreno ci è dato, il terreno va studiato, capito e protetto. 
Al vignaiolo una missione: riuscire a comprendere il senso di un territorio. 
Al vignaiolo il compito di trasportare e consegnare conoscenze“.

Paolo De Marchi, viticoltore a Isole e Olena


Isole e Olena_foto di gruppoL’importante è ritornarci, a Isole e Olena
. Perché, dopo tanto viaggiare, l’incontro con quei vini e soprattutto con quel produttore è qualcosa di rigenerante. Consente di riannodare le trame di un girovagare a volte straniante, dove a rimanere invischiati in esperienze poco costruttive e in vini “distratti” è un attimo. Isole e Olena invece è come ripartire dal via senza pagare pegno, con le ripartenze che si alimentano di una energia tutta nuova.

Non so dirvi poi se il carattere di una persona possa uscire forgiato dal luogo in cui vive, come una sorta di dipendenza. Se così fosse sarebbe un consiglio facile suggerire Isole e Olena in qualità di buen retiro dell’anima. Perché ritrovare idealità, etica del rispetto, umanità, modestia e VISIONI, con i tempi che corrono, sarebbe da annoverare fra gli obiettivi irrinunciabili di “promozione spiritual culturale”, da meritarsi quasi quasi una laica santificazione.

Sono passati quarant’anni. Sì, da quando un giovane Paolo De Marchi, di origini piemontesi (precisamente del biellese, terra di Lessona, tipologia di vino alla quale è approdato in tempi più recenti, con la sua Proprietà Sperino), mise piede a Isole e Olena su suggestione ed imprinting paterni, per rimanervi. L’approccio al mestiere di vignaiolo è stato nutrito da una curiosità pura e senza preconcetti, e da una tensione sperimentale coltivata nel pieno rispetto di una terra inizialmente vissuta da “straniero”, che andava non soltanto compresa quanto assecondata. Con una certezza interiore: quella di non essere altri se non dei traghettatori di conoscenze.

Paolo De MarchiE’ un sentimento-guida, quello di Paolo, portato a riconoscere da un lato tutta l’importanza che dimora nel processo empirico, fatto di passi concreti -uno via l’altro- assistiti da ragionamento. Dall’altro a “sentire” il limite della transitorietà e a rispettarne le regole, finanche il fatalismo. Con la convinzione che una vita intera potrebbe non bastare per comprenderne, del gesto agricolo, tutte le intimità.

I frutti liquidi di quel mestiere, d’altronde, qualora espressioni sincere di azioni coscienziose, sfuggiranno sempre e comunque a schemi precostituiti. Qualcosa di loro non lo afferrerai. Né riuscirai ad imbrigliarlo. Ecco, è nella piena consapevolezza di un percorso fatto e di un percorso ancora in divenire, da affidare magari a coloro che verranno, che si articola il teorema critico e “comportamentale” in casa De Marchi.

Nel frattempo i vini, i celebri vini di Isole e Olena, hanno lasciato un segno lungo la strada percorsa fin qui. Un segno tracciante, di luminosa trasparenza espressiva. Sono loro la quadratura del cerchio. Oddio, se volessimo proprio addentrarci nei meandri di una geometria “speciale”, traguardata per esempio in qualità di strumento gestionale, più che di cerchi si dovrebbe parlare di pentagoni. Nel processo mentale di Paolo De Marchi ha assunto infatti la forma di un pentagono il modello interpretativo ideale che dovrebbe assistere il lavoro di un viticoltore calato nel proprio tempo.

Isole e Olena_ pentagonoI lati del pentagono sono le fondamenta di una costruzione che non puoi evitare di costruire: alla base c’è il terreno, sui lati ascendenti genetica e clima, in copertura il viticoltore (l’intervento umano, le scelte tecniche, lo stile, la sensibilità interpretativa) e “il prima e il dopo“, ovvero il flusso delle conoscenze, lo stato dell’arte in materia agronomica ed enologica, il bagaglio e il retaggio della tradizione dei luoghi proiettati nel presente e, perché no, nel futuro, la contemporaneità tecnologica. E se genetica e terreno intervengono generalmente all’inizio di ogni progetto viticolo, e da lì in poi potrebbero ritenersi dei dati acquisiti (portandosi perennemente appresso eventuali debolezze), si giocherà su un maggiore o minore grado di interventismo, umano o assistito, la possibilità di bilanciare l’aleatorietà incancellabile legata all’andamento climatico, assorbendo competenze, metodi e procedure dal lato del “prima e dopo”. La variabilità di queste “pietre angolari”, ovvero il peso di ogni singola voce, comporterà ovviamente una lunghezza diversa dei relativi lati. E, con la lunghezza, vini a diverso grado di “verità” o di compiutezza. Bene, provate un po’ voi a misurarvi con l’esigenza di aspirare ad un pentagono regolare. O a immaginare che il lato del “viticoltore” possa ridursi a un niente.

Insomma, l’avreste detto mai che la bellezza e l’armonia potrebbero nascondersi nel ventre di un poligono?

LE ULTIME ANNATE

Isole e Olena_CC 2013 e 2014Il Chianti Classico 2014 è quintessenza di terroir. Sublimata in un disegno ricamato, tutto sussurri e niente grida, portato in spalla da profumi espressi in filigrana, di struggente candore floreale e speziato. La seta tattile annulla il gradino tannico di “soldatiana” memoria, l’apparente fragilità scuote e coinvolge, una sottigliezza disadorna sfuma i confini di un vino-incantesimo, al quale appartengono purezza ed autenticità.

Il Chianti Classico 2013, se rapportato al 2014, ti apparirà più denso e carnoso, colorato ed importante. Frutti rossi maturi al punto giusto, iridescenze floreali e un fondo minerale ad instradarne i profumi, di dichiarata saldezza e tonicità. Al gusto è proporzionato, espressivo, seducente, capace di recuperare in definizione e finezza man mano che respira aria. Speziato e progressivo il suo finale. Di berlo, proprio no, non ti stanchi.

Isole e Olena_ Cepparello bottiglieL’opportunità di mettere in piedi là per là una piccola verticale di Cepparello, l’etichetta più celebre e celebrata di Isole e Olena, ci ha fatto comprendere, una volta ancora, come ai lasciti di un millesimo venga offerta sostanziale libertà d’azione. Ed è così che, in corrispondenza di una annata molto propizia, Cepparello 2013 si ripropone con la proverbiale, coinvolgente silhouette delle edizioni migliori, esaltando nel contempo ed in modo tutto suo le potenzialità del nobile Sangiovese chiantigiano e le peculiarità di un terroir elettivo. Ci riesce grazie al passo dinamico, all’elegante articolazione della sua trama, ai profumi complessi solcati da quella profonda incisione minerale che richiama alla mente i galestri più puri. E’ il Cepparello caro dei ricordi miei, quello da cui respirarne armoniosità e finezza, illuminate a festa da un finale propulsivo, lunghissimo e coerentemente minerale.

Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con una trama tannica meno compiuta e stratificata, si muove Cepparello 2012, che alla complessità di un naso cadenzato e ben espresso, giocato su un ispirato mélange di frutti rossi del bosco e fiori, fa seguire un tratto gustativo carnoso ed avvolgente, senza disperdere disegno e proporzioni.

Infine lui, Cepparello 2011, l’apparente intruso. Sì perché l’improvvisa impennata di temperature che ha caratterizzato il focoso millesimo nella coda estiva, si è tradotta qui in un Cepparello “trasfigurato”, esotico, che non ti aspetteresti. Colore, presenza scenica, volume, sensazioni da appassimento concretizzano una fisionomia impattante, ricca dentro e fuori, dove un’ombra candìta nella dote del frutto si accompagna ad una trama erbacea e officinale, tanto da richiamare alla mente un Amarone. Un pizzico di trebbiano (sì, trebbiano) nell’uvaggio per cercare di stemperarne gli ardori, ed ecco che, miracolosamente, la macchinosità nei movimenti riesce a tramutarsi in freschezza gustativa: il sorso conserva tensione senza afflosciarsi. Ti svia, ti confonde, quello sì, ma non si affloscia.

Isole e Olena_Syrah e Cab SauvSul fronte dei vini di ispirazione “forestiera”, quanto mai emblematici per valutare in che misura la “potenza” di un terroir possa piegare alle proprie leggi l’arrembante personalità di vitigni prim’attori quali syrah e cabernet sauvignon, i nuovi imbottigliamenti del Collezione Privata Syrah e del Collezione Privata Cabernet Sauvignon muovono passi importanti per affermare un radicamento territoriale che trova ben pochi competitori in Chianti Classico.

Il Collezione Privata Syrah 2009 è un rosso vibrante, succosissimo, di notevole fragranza fruttata ed eloquente coda speziata. Alla fine, a vincere, sono freschezza ed equilibrio. E’ ciò che accompagna una selvatichezza meno manifesta rispetto a certe versioni precedenti, mitigata qui da movenze più femminee, di carnale avvenenza.

Il Collezione Privata Cabernet Sauvignon 2013 ci riserva grande freschezza e tensione aromatica: è balsamico, speziato, elegantemente austero, oltremodo reattivo ma senza impuntature od ombrosità. Il tannino refraîchissant garantisce slancio e prospettiva. Ottimo, da qui al futuro.

Visita in azienda effettuata a fine settembre 2016

Contributi fotografici – nella prima immagine foto di gruppo: l’autore, gli amici Claudio Corrieri e Lorenzo Coli, Paolo De Marchi (in maglia arancione); nella seconda immagine Paolo nel vigneto

Isole e Olena – Località Isole, 1 –  50021 Barberino Val d’Elsa (FI) – office@isoleolena.it – 050 8072763

 

 

 

 

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