I sogni son desideri: conservare il “culto del buono” per l’anno che verrà. O della incrollabile bellezza dei “vecchi” Chianti Classico di Badia a Coltibuono

Di • 28 Dic 2016 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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badia-a-coltibuono-003Vorrei poter sversare in questi vini un’infinità di parole, le parole che servono, quelle già scritte e quelle da far nascere ancora. Sono certo che le conterrebbero tutte senza sforzo.

Forse proprio perché questi vini sono struggente testimonianza d’affetto, orgogliosa e vivissima, e sanno raccontare una terra, la loro terra, senza bisogno di parole (pensa te il privilegio!). Fatto sta che traducono gesti antichi e antiche consapevolezze con invidiabile senso estetico ed inopinabile maturità espressiva. Nelle loro movenze, lo sento, germoglia il seme della contemporaneità. Non guardano alle mode, e neanche le sentono. Senza tentennamenti li innalzo ad archetipi. Sono loro l’augurio più bello, l’elogio intonato alla purezza e alla autenticità.

roberto-stucchiLi ho lasciati per ultimi, sebbene non siano gli ultimi che ho bevuto quest’anno. Ne ho serbato il ricordo per questo piccolo spalto. Li ho incontrati un giorno d’estate nella quiete onirica e appagante della Badia a Coltibuono, in Chianti Classico, un luogo che, come i suoi vini, è in grado di risucchiare tutte le parole del mondo per restituirle sotto forma di silenzio ed interiorità.

Sono figli legittimi, i prediletti, di una vitivinicoltura per certi versi ingenua ed incontaminata, epurata da tecnicismi o da tecnologie ad effetto. Ma sono il frutto delle antiche premure, e di chi forse conosceva già la potenza evocatrice di un territorio chiamato Chianti, e ne ha raccolto soltanto i segni. A ben vedere, è tutto ciò che serve alle ragioni della bellezza. Ed è tutto ciò che serve all’augurio migliore che ho.

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emanuela-stucchi-prinettiIl passo del vino signorile. Composto, flemmatico, cadenzato. Non una incrinatura alle insidie del tempo. L’incedere è solenne, l’afflato balsamico e persino agrumato. Fresco e carnoso, chiede pochi aggettivi a commento. Monumentale “chiantigianità”. (Chianti Classico Riserva 1993 – Badia a Coltibuono)

Profumi splendidi e dispiegati, di nobile allure e stimolante suggestione silvestre. Reattivo, setoso, contrastato, ispirato mélange di flessuosità e saldezza, è vino ricco dentro e fuori. La purezza abita questo bicchiere. (Chianti Classico Riserva 1985 – Badia a Coltibuono)

Quando si dice old fashioned. Affilato, acido, agrumato, stilizzato, fintamente disadorno. Un microcosmo di umori sussurrati, le cui sorti restano appese ad una trama sottile ricamata a punto croce. Una scheggia di disarmante bevibilità. (Chianti Classico Riserva 1979 – Badia a Coltibuono)

Le screziature aromatiche di un legno non propriamente integerrimo sono tracce veniali se stai alle pulsazioni vitali, alla snellezza e alla agilità che lo animano. Infiltrante, dinamico, non lo fermi, non si ferma. Devastante la bevibilità. Un inno alla vita, contro tutto e tutti. (Chianti Classico Riserva 1965 – Badia a Coltibuono)

Bello per come si rifrangono i colori all’aria, bello per come si rincorrono i profumi (gelée di fragole, cedro, incenso, pepe, alloro, mazzetto odoroso, rosa e carcadé), bello per la subliminale sua impalpabilità. Indimenticabile per come ancora respira e fa respirare. Di sola anima, sa di tutto. (Chianti Classico Riserva 1958 – Badia a Coltibuono)

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Questo viaggio nel tempo, o nel futuro, è stato reso possibile grazie alla ospitalità e alla disponibilità di Roberto Stucchi ed Emanuela Stucchi Prinetti, fratello e sorella, anime belle di Badia a Coltibuono. Già dagli occhi, prima ancora che dalla spiccata sensibilità umana, ne intuirete la speciale caratura.

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