A Montorgiali (Gr), dove la strada finisce la Locanda di Torquato delizia

Di • 25 Gen 2017 • Rubrica: diLuoghi, Mangiare bere uomo donna
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img_7319In posti così non ci si passa né ci si finisce per caso. La Locanda di Torquato si trova, infatti, in un piccolo paesino della Maremma grossetana, Montorgiali, dove la strada termina e non porta più da nessuna parte. E proprio qui, dove non c’è più via di uscita, si trova un ristorante che di personalità ne ha da vendere. La Locanda, composta dal ristorante e da sei camere posti in un edificio del Mille patrimonio delle Belle Arti, compie da poco otto anni, a dimostrazione che chi pensava che avrebbe resistito solo qualche mese aveva torto.

Paola, nata a Montorgiali, è la padrona della casa e della cucina; lei è la chef, lei la procacciatrice di tutto. “Ogni giorno mi reco personalmente dai miei fornitori locali, piccole realtà che mi offrono il meglio e a prezzi onesti. Abbatto così i costi sia degli intermediari, sia del servizio a domicilio e riesco a proporre prezzi contenuti e soddisfare i clienti. Per attrarre la clientela, e farla arrivare fin quassù, ho bisogno di essere competitiva, economicamente e qualitativamente.”

img_7336È minuta Paola, ma emana l’energia di un intero esercito. Ci racconta che il menu cambia in base alla disponibilità giornaliera ed è per questo che non esiste una carta, e tutto è “cantato”, proprio come una volta. I piatti non sono pochi, anzi, e la scelta è davvero ampia. Ciò che infatti rimane per il commensale un po’ scomodo e complicato è il riuscire a ricordare, al momento della fatidica decisione, tutte le prelibatezze elencate da Paola. Ma lei ha pazienza da vendere e se le si chiede mille e mille volte che cosa ha detto, non si scompone di una virgola. Ah, giusto: perché è proprio Paola che, oltre a fare la spesa e cucinare, in inverno si muove, sinuosa come un felino, nelle due calde sale interne, ed in estate si arrampica su e giù per le scale per raccontare il menu a chi ha deciso di cenare in terrazza, con il tetto di stelle e la vista sui boschi della Maremma più selvaggia.

Niente antipasti alla Locanda di Torquato, soltanto primi e secondi, soprattutto di carne, ma nella stagione calda c’è anche un piccolo spazio per il pesce locale. Tra i cavalli di battaglia i ragù di cinta, di cinghiale o classici.

img_7324La pasta, come le tagliatelle, i tortelli, i pici, è tutta fatta in casa, sottile come origini emiliane di Paola comandano, ed è a volte arricchita con frutta secca – e qui esce fuori la parte siciliana che è in lei – come i pistacchi, oppure elaborata con farine speciali come quella di castagne.

Tra i secondi, stracotti che riescono ad essere freschi grazie all’utilizzo di agrumi e di erbe aromatiche,come il melograno, il finocchietto o il timo, oppure carni tipiche della tradizione culinaria locale, come il cinghiale, l’agnello, il maialino, il capriolo e le frattaglie.

Le carni e i pesci si possono accompagnare con verdure prelibate, il cui sapore deciso e gustoso ringrazia l’orto da cui provengono, a pochi passi dalla Locanda. Anche i dolci, semplici e classici, non di rado però con un piccolo tocco di estrosità, sono opera di Paola.

img_7334La cantina, purtroppo, offre ben poco: per chi è fan della cooperativa Produttori Morellino di Scansano, c’è quasi tutta la gamma, altrimenti pochissime le altre etichette locali, che non soddisfano pienamente chi di vino vive e chi di vino piuttosto sa.

Peccato, ma chissà che Paola, che forse non è proprio una tifosa di Bacco, non decida in quelle 30 euro che fa spendere per un primo, un secondo, un dolce ed il vino della casa, di concedere ai suoi ospiti il diritto di tappo. Un’idea che forse renderebbe la Locanda di Torquato ancora più vincente.

 

 

 

altre immagini (foto dell’autrice)

 

 

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