Brunello di Montalcino 2012: un’annata di luce che non ha escluso le ombre. Seconda parte

Di • 1 Mar 2017 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio 3 commenti
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20170218_085831Continua la sarabanda delle note di degustazione alle prese con i dialettici Brunello di Montalcino 2012, frutto dell’esperienza vissuta a Benvenuto Brunello 2017 .

Si rimanda alla prima parte per la disamina dell’annata e per la iniziale, quando non iniziatica, “lenzuolata” di commenti. Sperando si sia trattato, e ancora si tratti, di un delicato lenzuolo di lino, e non di un pesante pastrano.

Con una considerazione aggiuntiva, a scanso di equivoci: non troverete qui raccontate tutte le referenze possibili immaginabili presenti a Benvenuto Brunello, ma quasi tutte. Le assenze sono dovute principalmente ad un incontro poco fortunato, sia per ragioni intime di “immedesimazione” che per campionature poco probanti o contraddittorie, circostanza quest’ultima sempre in agguato e non così sporadica.

AGOSTINA PIERI

All’abbraccio generosamente alcolico, e alla avvolgente trama gustativa, controbilancia un buon contrasto sapido, in grado di dare verve al sapore.

AGRICOLA CENTOLANI – TENUTA FRIGGIALI

Il rovere si infiltra con meticoloso scrupolo nelle pieghe dei profumi, che sembrano ancora alla ricerca dell’assetto migliore. Non mancano però freschezza e tono, sebbene il finale riveli asciuttezza.

AISNA

Qui registri evoluti (sentori di fogliame), espressi in modo finanche affascinante, anche se un po’ “decadenti”. La timbrica dominante richiama classicità, e lo stile non mi dispiace affatto. Solo qualche incertezza nella confezione, probabile conseguenza di un rovere (nuovo) in fase digestiva.

ALBATRETI

La sensazione fruttata suggerisce compattezza e tonicità. Carino il gioco delle spezie. In bocca la trama invero si allarga, emerge un rovere impiccione e il finale rivela qualche limite di profondità.

ALTESINO

Decisamente esotico ai profumi, con le svolazzanti note di pesca e papaya a direzionarne le rotte e a propiziarne la riconoscibilità, cerca la strada della flessuosità al palato, che è palato assai teso. Ci riesce a metà, per via di una certa recrudescenza vegetale sul finale di bocca, dai richiami coerentemente esotici e balsamici.

CAPARZO

Definito, soffice, effusivo, l’annata non gli ha impedito di preservare i suoi peculiari caratteri, come la levigatezza, la dolcezza fruttata e quella tiepida, elegante solarità che sono ormai la sua cifra. E se non trova sul cammino una progressione esaltante, ti conforta di un abbraccio garbato.

ARGIANO

Frutto, materia, abbondanza. La ricchezza e la confezione, dai rilievi boisé, tolgono spigliatezza e dinamica alle trame, rendendogli un tratto fin troppo accomodante e pacioccone, ancorché coeso.

BANFI

Definito, ordinato, un po’ brevilineo nello sviluppo e nella chiosa ma stimolato da una apprezzabile idea di ariosità.

BARBI

Classico nei registri espressivi, largo ed etereo, senza forzature, non si profila né si tende come vorresti, soffre un pizzico di evoluzione nelle trame (asciugatura nel finale) ma gode del marchio chiarissimo della tipicità.

BARICCI

Austera compostezza, profonda balsamicità, commento di erbe aromatiche e alloro. Ben si diffonde, elargendo i suoi proverbiali toni “scuri”, ma c’è equilibrio, e buona freschezza di fondo, e tannino integrato, fresco anch’esso.

BELPOGGIO

Ordine e attitudine al dettaglio, stimolate da una estrazione calibrata e da una apprezzabile vena di freschezza; il tutto governato da un carattere introverso e poco esplicito.

BOTTEGA

Il vino è tipologicamente caratterizzato, colore e profumi richiamano la sua origine e il suo territorio. Semmai ti apparirà un po’ essenziale nella articolazione e nel disegno, con il sorso che tende a disperdere umori nel finale.

BRUNELLI  MARTOCCIA

Una nota floreal-speziata sbarazzina rompe gli schemi rispetto alle dominanti aromatiche classiche della tipologia. Piuttosto magro e affilato, gli mancano un po’ di ciccia e di complessità, ma tenta perlomeno la via dell’agilità.

CAMIGLIANO

L’incerta fusione aromatica non gli rende in spigliatezza, mentre al palato si riprende quote di credibilità grazie al gusto succoso e alle proporzioni rispettate, senza ricorrere a forzature estrattive.

CAMPOGIOVANNI

Caldo, “abbracciante” e boisé, rilascia sapore ma appare un po’ di debito di tensione e di dinamica.

CANALICCHIO DI SOPRA

Coriaceo, saldo, potente, la consueta timbrica “scura” nel comparto aromatico annuncia carattere ed austerità. E se manca forse di ricami e di sfumature più sottili, non difetta certo di tonicità, temperamento ed ambizioni.

CAPANNA

Compassato, di nobile portamento, ben si scioglie in una trama articolata e brillante, instradata da una buona freschezza di fondo e da un tannino ben fuso. Grinta sì, ma con risvolti anche eleganti. Buono!

CAPRILI

Qualche spigolatura vegetal-esotica apre ad un gusto ampio, incisivo, caldo e caratteriale, a cui mancano un pizzico di profilatura e di finezza in più. Nel finale ripropone il tema esotico della pesca, a cui personalmente malvolentieri mi affeziono. Eppure il vino ha prospettiva e centratura.

CAVA D’ONICE

Apparentemente massiccio e sicuramente compresso al naso, trova un passo più disteso al palato, che è palato caldo, dal temperamento alcolico dichiarato, altresì dotato di continuità e sapore.

CASTELLO ROMITORIO

La consistenza fruttata, assieme ai contorni boisé, annuncia un vino moderno nello stile ma non per questo restio ad aprirsi alle ragioni della freschezza, per propiziare uno sviluppo finanche garbato, oltreché ordinato. Non l’allungo delle meraviglie, quello no.

CASTIGLION DEL BOSCO

Un afflato mentolato, una certa volontà a ben sfumare, un buon ordine. Discreto il carattere, anche se in chiusura appare un po’ rigido, nervoso e vegetale.

COL DI LAMO

La pienezza e la rotondità nelle forme suggeriscono avvolgenza e polpa fruttata. Così è, infatti.  Meno evidenti il carattere e la capacità di dettaglio.

COL D’ORCIA

Nitido e garbato, tenta la via del dettaglio sottile riuscendo a conservare sfumature e una sostanziale piacevolezza. Trama larga e alcolica, abbraccio etereo ma molto confortevole.

COLLELCETO

I profumi trasmettono una sensazione di compassata ed elegante rilassatezza, solo leggermente intaccata dall’imprinting “esotico”. Gustoso, un po’ scabro nella trama tannica, accoglie in sé sfumature e sottigliezze sotto l’egida di una manifattura accorta.

COLLEMATTONI

Il consueto impasto generoso e “ a maglie larghe”, che non tradisce la vocazione calorosa del proprio terroir per rilasciare un sapore concreto, avvolgente, quasi ruspante direi, in cui non potrai magari trovare il conforto della finezza.

CORTE DEI VENTI

Voluttuoso senza farsi mancare il garbo, l’evidente ricchezza strutturale ben si stempera in uno sviluppo saporito, caldo, ampio e gradevole.

CORTE PAVONE

Stile moderno, con il frutto concentrato e le incisioni del rovere in evidenza. E se manca di un respiro classico che immediatamente me lo apparenti al territorio, non si può negare che sia un vino incisivo, solido e potente.

CORTONESI LA MANNELLA

Il riflesso silvestre nei profumi sottintende ariosità e balsamicità, se non fosse per quelle rughe tanniche che ne asciugano il tratto, offuscando parzialmente la consueta brillantezza espositiva.

CUPANO

Vino a due velocità: compressione di frutto maturo al palato, dalle tentazioni confit, attacco di bocca levigato e “lento” nei movimenti, poi finalmente una buona freschezza finale, che ravviva il sorso riaccendolo di senso.

DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Profumi di sottobosco, ghianda, alloro e spezie. Si muove su registri evoluti, forse fin troppo, ma l’incedere assume il passo della concretezza e della tipicità.

FANTI

Sanguigno, alcolico, saporito, lo stile moderno qui non accorda spazi alla ridondanza, riscoprendo misura e definizione.

FATTOI

Sanguigno, caratteriale, speziato e balsamico, è vino tenace, saporito, continuo nello sviluppo, brillante nella trama. Non sfodera forse la profondità delle migliori edizioni ma sa il fatto suo.

FORNACELLA

Purezza, schiettezza, proporzioni. Un po’ indolente nella dinamica ma il sapore c’è, e sta nelle intimità di un vino confidenziale e sincero.

FORNACINA

Intrigante nell’articolazione dei profumi, dal momento in cui non si fa mancare accenti agrumati, poi più nervoso e spigoloso al gusto, concreto quanto basta alle ragioni della tipicità, ma affilato e “aguzzo” nella chiosa tannica.

To be continued…..

Brunello 2012 – Intro e prima parte di assaggi

Brunello 2012 – Terza parte

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3 commenti »

  1. Su Capanna dissento. ho sentito un vino squilibrato,con troppo alcool. Fantastici invece i due vini dolci,.

  2. Su Capanna dissento. Ho sentiti vini squilibrati connotati da un alcool sopra le righe. fantastici invece i due vini dolci.

  3. Assaggerò con rinnovate attenzioni Capanna, Arnaldo. In quel frangente ho effettuati due assaggi da due bottiglie differenti e il risultato mi è parso coerente con ciò che ne ho tratto. Ma, come dico nel cappello, non così sporadica è la presenza di campionature poco probanti.
    Grazie
    fernando

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