Contucci a Montepulciano. L’orgoglio di un vino Nobile e “resistente”. E una verticale lunga cinque decadi

Di • 22 Mar 2017 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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contucci-4D’accordo, il contesto è portatore sano di suggestioni. E potrebbe renderti psicologicamente succube di una bellezza antica ma al tempo stesso ancora pulsante e viva. Quella in cui ti trovi immerso. Pensa te, l’incantevole piazza Grande di Montepulciano, perla del Rinascimento, che fa da cornice  -e che cornice!- al palazzo Contucci, elegante residenza patrizia in cui hanno abitato persino papi e granduchi, costruita da Antonio da Sangallo il Vecchio nel XVI secolo ed affrescata da Andrea Pozzo! Eppoi le monumentali cantine trecentesche disposte su tre piani, che ci raccontano gli ultimi settecento anni di attività vitivinicola portata avanti dai Contucci, una delle famiglie più antiche di Montepulciano. Come se non bastasse, tanto per dare il colpo di grazia al viandante enofilo, una raccolta di bottiglie d’antan che arriva fino al 1887.

palazzo-contucciInsomma, un angolo di Montepulciano trafitto al cuore dalla Storia, e che per questo sanguina bellezza. Ne percepisci per intero il peso, o la levità, in ogni anfratto, in ogni minuto particolare di questo immaginario viaggio à rebours. Ciò che potrebbe portarti a travisare tutto ciò che vedi, o che senti, beatamente confuso da un contesto tanto evocativo. Eppure, al netto di ogni comprensibile implicazione emotiva, l’ascolto di questa storia familiare e, soprattutto, l’ascolto attento di quei vini, sortisce un effetto solo: autenticità; una sensazione di purezza, scevra da orpelli e sovrastrutture, solo apparentemente dicotomica rispetto all’ambiente che vi respiri attorno. Sì, davanti ai vini vecchi e nuovi di Alamanno Contucci riscopri l’importanza del rigore e della trasparenza espressiva. Per una volta, tutto appare più chiaro.

cantinaChe poi sono vini “resistenti”, questi qua. Non tanto e non solo perché a più riprese hanno dimostrato di saper cavalcare il tempo mantenendo intatte brillantezza e vitalità anche a distanza di decenni, ma perché hanno saputo fieramente resistere agli accomodamenti, alle mode, alle tentazioni avanguardiste volte a ricercare approdi stilistici più attualizzati, non di rado però anodini e “sradicati”.

Una scelta di campo quanto mai connaturata alla personalità dei suoi interpreti, che gli è costata magari il disamore di certa critica enologica imperante, soprattutto ai tempi in cui andava di moda l’ibrido e l’oversize, ma gli ha consentito di preservare uno zoccolo importante di affezionati estimatori, che da sempre, dei loro vini, ne apprezzano la coerenza, il carattere territoriale e la sincerità.

contucci-5D’altronde, nei vini di Contucci, tutto riconduce alla classicità: contesto e sostanza. Una classicità esonerata peraltro dall’obbligo di raccontare per forza di cose un’epoca. Semplicemente perché trascende ogni epoca, al punto da “scomodare” il concetto di archetipo. Una fisionomia di vino che non guarda alla mera esibizione di attributi, ma la cui signorile compostezza è solita enuclearsi entro trame solide e introspettive, di quelle che chiedono tempo, aria e pazienza ma che ti ripagano con gli interessi, da quando senti appartenergli i requisiti laicamente santi dell’integrità aromatica e della profondità gustativa. Non ultima, “un’idea di territorio” mai offuscata dalla confezione e dai tecnicismi. Insomma, una personalità che, pur non rinunciando all’ombrosa ritrosia tipica dei vini poliziani, è in grado di scavare più a fondo per approdare ad una compiutezza rara, espressa nel nome e nel segno di un sincero radicamento territoriale.

Semmai, nel tempo, più precisa si è fatta l’esecuzione tecnica. Certe screziature aromatiche, che qua e là punteggiavano le vecchie manifatture, sono state eliminate grazie ad una migliore messa a punto. Oggi è rarissimo che i vini di Contucci presentino sfocature.

vigneto-pietra-rossaQualche dato tecnico: ventidue gli ettari vitati, di cui quindici censiti a Vino Nobile, disposti su tre territori distinti: Sant’Albino (quadrante meridionale dello scacchiere vitato poliziano, terra di travertini e calore), Nibbiano (l’acquisizione più recente, fresca e appartata, dalle altimetrie importanti) e soprattutto Salarco, il cuore della produzione “alta” della casa, lì dove la tessitura dei suoli assume chiaramente la legittimazione dell’era pliocenica (un misto di argille e sabbie) e le altimetrie vanno dai 300 ai 450 metri. Da Salarco provengono le uve che originano sia il mitico Nobile Riserva, di cui si annoverano versioni paradigmatiche e “parlanti”, sia i due cru da vigna singola, Pietra Rossa e Mulinvecchio, il primo dei quali è solitamente caratterizzato da eleganza e flessuosità di trama, il secondo è innervato da un potenziale sapido-minerale importante e da un temperamento più austero. Caratteri ovviamente differenti accomunati però dalla medesima composizione varietale: 80% prugnolo gentile (o sangiovese che dir si voglia), 10% colorino, 10% canaiolo nero.

alamanno-contucci-1Ma non di solo terroir si vive: il vino si porta appresso nomi e cognomi. In questo senso, campeggia bene in alto la figura bonaria e carismatica di Alamanno Contucci, discendente diretto di una delle più antiche famiglie di Montepulciano, ancora oggi l’attore principale in cantina. E’ affiancato dal figlio Damiano alla conduzione agronomica, che dal 2000 ha sostituito il fratello di Alamanno, Gian Stefano, nel frattempo scomparso. E poi c’è il figlio di Gian Stefano, Andrea Contucci, instancabile portavoce e frontman aziendale, impegnato a raccontare intendimenti e vini in giro per il mondo. Non ultima, c’è la preziosa figura di Adamo Pallecchi, memoria storica e cantiniere di fiducia dal 1961, nientepopodimenoche!

Nel corso di una recentissima visita aziendale, assieme alle produzioni nuove (davvero risolte e anche sorprendenti!), abbiamo avuto il privilegio di poter effettuare una verticale speciale a cavallo delle ultime cinque decadi, dalla quale sono emerse chiaramente la cifra stilistica e il portato di autenticità di quei vini. Ancora una volta abbiamo imparato che, di fronte alla statura emozionale e alla intensità vibratile, nulla contano -nulla possono- le passeggere incertezze.

I VINI DI UN GIORNO

contucci-6Vino Nobile di Montepulciano 2012

Rigoroso ed affascinante per signorile compostezza, possiede una trama sciolta e salata che non concede niente alle smancerie ad effetto. E se nel finale disperde un pizzico di profondità, stile e grado di definizione illuminano limpidamente un’annata ben interpretata. E’ il buongiorno che si vede dal mattino.

Vino Nobile di Montepulciano Pietra Rossa 2012 (etichetta nata nella seconda metà degli anni Ottanta)

Un bel timbro di frutto carnoso e seducente, instradato da un riflesso agrumato, annuncia un vino che respira e che sa come aprirsi alle ragioni dell’eleganza. Trova piena corrispondenza in un gusto articolato, finissimo, bilanciato, lungo e ritmato, sorretto da un’impalcatura tannica integrata, dolce e diffusiva. Grande la dignità territoriale, grande il conseguimento: fra i più “alti” in Toscana per quel millesimo.

Vino Nobile di Montepulciano Mulinvecchio 2012 (prima annata prodotta 1992)

Rispetto alla dispiegata eleganza di un Pietra Rossa l’indole si fa più riflessiva, ma il battito minerale che lo innerva è già eloquente di per sé. Ci parla di un vino coriaceo, quadrato, a tratti affilato, dotato però di un contrasto provvidenziale e di un finale in spolvero, di marca sapida e speziata. Nella incisività del tratto si cela una personalità fiera, di quelle che puntano dritte al futuro, scolpita in un profilo classico a cui non fai fatica ad associare la parola “Nobile”.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2011

Gli umori del sottobosco fanno da prezioso corollario a profumi tonici ed introspettivi, che se ancora abbisognano di tempo per distendersi completamente, riescono di già a trasmettere un bella sensazione di freschezza, checchennedica la vendemmia “calorica”.

Di flemmatica e compassata espressività gustativa, è succoso, vibrante, pieno d’una pienezza buona. E mentre si apre via via alla finezza con tutto il sotteso di sfumature e sottotraccia, la sicura progressione va a delineare la personalità di un vino sodo e futuribile, che non concede spazi all’abbraccio alcolico e alle vacuità.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2005

Solenne e incantevole già al solo annusarlo, coniuga compostezza e rigore in modo coinvolgente. Ampio, ricco, di gran tessuto ed altrettanta solidità, rilascia sentori di humus e una succosità piena di sève. Il futuro è dalla sua parte. Monumentale per stazza e profondità.

Vino Nobile di Montepulciano Riserva 1995

Naso che inchioda all’ascolto: sono pirite, bacca selvatica, ginepro e alloro. Bocca spedita, super dinamica, coesa, oltremodo sapida, incredibile per scioltezza e autenticità. Acidità in resta & spezie fini, è vino della “razza antica” la cui avvincente bellezza non sfiorisce, e ancora oggi si manifesta ai più alti livelli di espressività e sentimento.

contucci-1Vino Nobile di Montepulciano Riserva 1988

Solido, sanguigno, terroso, un po’ asciutto e diradato ma con una energia ed un carattere insopprimibili, è un vino decisamente sapido in grado di reagire bene con l’ossigenazione. Alle ferite dell’età matura risponde orgogliosamente con la grinta. L’afflato balsamico, nel frattempo, rinfresca e conforta.

Vino Nobile di Montepulciano 1970

Miele di castagno, tabacco, radici, incenso e spezie dolci ti illudono che il tempo ne abbia come indebolito la vitalità, quantomeno aromatica. Ma è in bocca che il nostro si esalta e prende il volo. Leggero, spigliato, inarrestabile e puro, si avvantaggia di una naturale disinvoltura e di un fondo salvifico di freschezza agrumata, ciò che ne corrobora la beva per renderne struggente il ricordo.

Assaggi effettuati in azienda nel mese di dicembre 2016

Contributi fotografici, in ordine di apparizione: lo stemma del millenario; il palazzo Contucci visto dalla piazza Grande; scorcio delle cantine trecentesche; Alamanno e Andrea Contucci; vigneto Pietra Rossa; Alamanno Contucci; le bottiglie di un giorno

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