Sanlorenzo a Montalcino, una storia giovane e autenticamente contadina. E una verticale di Bramante fra passato e futuro

Di • 29 Mar 2017 • Rubrica: diLuoghi, In cantina Un commento
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sanlorenzo-familyAnche nella sfavillante contemporaneità della Montalcino vitivinicola esistono storie contadine i cui attori sono reali contadini. Magari da generazioni. L’avreste detto mai? Merce rara, mi si ribatterà, eppure è così: può accadere. E certi accadimenti fanno bene non solo alla terra, ma anche a tutto ciò che attiene al futuro del genere umano, un futuro nel quale ci si possa finalmente illudere che mettere in piedi un’impresa artigianale (sì, piccolo è bello) appartenga ancora alla categoria delle possibilità. Mi riferisco a gente che non ha “compagnie cantanti” alle spalle, che si è fatta da sé, attrezzata per genetica a sopportare le pene di un lavoro difficile e quelle, altrettanto lancinanti, di un amore insopprimibile verso la propria terra.

luciano-ciolfi-alla-spillaturaLuciano Ciolfi appartiene di diritto a questa genìa di persone. Ed è un ragazzo che ci ha messo davvero del suo in tutto ciò che è riuscito a creare fin qui. Eccezion fatta per il Podere Sanlorenzo, che fu acquistato dal nonno Bramante. Perché, se non fosse stato per il nonno e per quel podere, forse questa storia avrebbe preso un’altra piega.

Luciano Ciolfi si cimenta “nell’ardimento” individuale dopo un periodo di sana gavetta, trascorso a lavorare per una decina d’anni presso altre cantine del territorio. Nel 1999 matura la scelta delle scelte: mettersi in proprio, per cercare di governare le vigne che furono del nonno ed instradarle alla qualità. Si reinventa così imprenditore agricolo, approdando all’imbottigliamento con l’impervia vendemmia 2003. Niente male no, come prova d’ammissione nel beneamato mondo vitivinicolo?

sanlorenzo_vigna_1Le idee che ha in testa sono chiare, stilisticamente parlando, ma Luciano è persona umile e senza verità precostituite in tasca: ha voglia di mettersi in gioco, di imparare, di condividere, con la liceità di poter dubitare (quando è il caso). Il “suo” Brunello, nel prefiggersi l’assoluta sottomissione alla disciplina del terroir , ha richiamato a sé gesti e modi ispirati dalla tradizione enologica dei luoghi. Poi, con l’accresciuta consapevolezza, si è assistito ad una progressiva messa a punto in fase di conduzione agronomica, ciò che ha portato ad una migliore focalizzazione della componente fruttata (in termini di integrità e definizione) e ad una minore dipendenza dall’abbraccio alcolico nei vini prodotti, con la graduale emersione di quelle che sono le doti più accreditabili al terroir di provenienza: slancio gustativo e sfumature aromatiche. Il tutto governato da un approccio fattosi nel tempo più rispettoso degli equilibri ambientali (dal 2015 la produzione è certificata bio) e da una conseguente maggiore naturalezza espressiva, stimolata da una freschezza di fondo che è poi la cifra speciale di quello struggente e luminoso avamposto di collina percorso dai venti e posto a 500 metri sul livello del mare in zona Le Prata, nel quadrante sud-occidentale di Montalcino. E’ lì che Luciano possiede 5 ettari di vigna, i quali, nell’assecondare le naturali pendenze dei declivi, si ritrovano disposti su due versanti contrapposti, uno “di luce” e l’altro “di sole”, alimentati da suoli poveri e sassosi a moderato tenore d’argilla.

sanlorenzo_vigneti_2Ecco, fra le pieghe di questa piccola storia virtuosa e artigiana, averne potuto ripercorrere le tappe principali attraverso una verticale che ha coinvolto passato presente e futuro, ci è servito per capire dei progressi -innegabili –  e per toccare con mano la crescita stilistica e caratteriale dei vini, ciò che non si può più tacere. Averla vissuta poi fra le mura spesse di quel vecchio podere disadorno, in cui la tangibile materialità del gesto agricolo assume la valenza rivelatrice dell’essenzialità, ha avuto il pregio grande di ricondurci alla reale misura delle cose, lì dove tutto riacquista il proprio peso. Come la sincerità.

A MARGINE

Rosso di Montalcino 2014

La sensuale carnosità del frutto stimola ed esalta candore e spigliatezza, la succosità del tratto gustativo allunghi e dinamismo. Da bere e ribere, sans souci.

IN VERTICALE

brunello-senza-annataBrunello di Montalcino Bramante 2015 (campione di botte)

Tonico e sanguigno, dalla timbrica ferrosa, è vino vibrante e contrastato, segnato da una viva corrente acida e da un tannino incisivo. La ricchezza strutturale e la propensione alcolica, figlie legittime del millesimo, restano ben incanalate entro uno sviluppo coeso e senza “sfrangiature”.

Brunello di Montalcino Bramante 2014 (campione di botte)

Sfumato ed impreziosito da un delicato ricamo floreale, è una sottigliezza apparentemente fragile ad alimentarne la spontaneità. Con il passo sciolto e la trama giocata ”in sottrazione”, l’indole confidenziale rispecchia con coerenza i naturali presupposti di un’annata dialettica.

Brunello di Montalcino Bramante 2013 (campione di botte)

Bella interpretazione di una vendemmia ispirata: punto di maturità ottimale nel frutto ed una freschezza -sia aromatica che gustativa- tale da far la differenza. Bevibilità ed eleganza vanno a braccetto, contribuendo alla riuscita di un vino decisamente a fuoco e ben disegnato.

Brunello Riserva Bramante 2013 (in botte da 10 hl nuova)

Il rovere imbriglia le trame di un vino “carrozzato”, di adeguata densità e fiero temperamento. Tannini ed acidità scalpitano ancora, chiedendo tempo. Non senza ragione. E’ un vino di spessore infatti: quel tempo se lo merita.

Brunello di Montalcino Bramante 2012 (in bottiglia dal mese di settembre 2016)

Buona dolcezza di frutto e buon componimento, senza graffi, a fuoco. Rende un’idea di purezza. Al gusto conserva tono, ampiezza ed equilibrio. Davvero interessante, a sancire una crescita di personalità e di consapevolezza rispetto a certe discontinuità del passato.

Brunello di Montalcino Bramante 2011

Qui un’idea di peso e di volume in maggiore evidenza rispetto al solito. E’ “abbracciante”, largo, pieno, con una dote tannica rugosa e con un lieve deficit in sfumature. Meno articolato del 2012, quel che non gli manca è la presenza scenica.

Brunello di Montalcino Bramante 2010

Succoso, acido, un po’ rigido nell’incedere ma quantomeno fresco e ficcante, è uno dei Brunello più affilati mai prodotti da Sanlorenzo; e se manca dell’espansione che segni la differenza, l’orgogliosa sua reattività lascia lampeggiare un futuro on its side.

Brunello di Montalcino Bramante 2009

Una certa esuberanza nelle forme e il malcelato temperamento alcolico non incidono più di tanto sull’assetto aromatico, dove note di macchia mediterranea e spezie fini vivacizzano da par loro il quadro. Un pizzico di dolcezza in esubero sposta invece l’asse dell’equilibrio al palato, contribuendo a fargli assumere un tratto gustativo dai toni fin troppo concilianti.

Brunello di Montalcino Riserva Bramante 2006

Bel “portamento” aromatico, e bella silhouette: intriganti accentature fumé a commento di un gusto ritmato, incisivo ma anche sensualmente armonioso, in grado di rilasciare succo e sapore. Il miglior conseguimento di Sanlorenzo attualmente in bottiglia. Il primo, in ordine di tempo, a fare intendere di possibilità e di potenzialità.

Brunello di Montalcino Bramante 2005

Fresco ed affusolato, i sentori di ghianda annunciano evoluzione (controllata) ma la trama è ravvivata da una corrente acida ancora “in tiro”. Sì, è vero, qualcosa lì in mezzo manca, ed è ciò che toglie piena continuità al sorso. Se non altro, a giovarsene, sono la scorrevolezza ed un’idea di sana bevibilità: il segno di una vitalità che non sfiorisce.

Nella prima foto la famiglia Ciolfi riassunta in tre generazioni: il nonno Bramante (recentemente scomparso), il padre Paolo e Luciano.

Le foto in esterna sono state scattate durante un inusuale tramonto invernale, dove i colori del cielo si confondevano con quelli della terra, rendendo al contesto una attraente quanto primitiva selvatichezza.

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Un commento »

  1. Grazie Fernando!!!
    a presto
    L

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