Campo alle Comete: brilla il sogno Feudi a Bolgheri

Di • 19 Apr 2017 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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Immaginate un mondo che potreste sognare, dove la spensieratezza e l’innocenza incrociano la fantasia e la natura. Ora immaginate un vino, in grado di rapirvi e portarvi in questo mondo, sospeso tra sogno e realtà, tra sapori e profumi, colori ed emozioni. Ecco: siete a Campo alle Comete.

vini_allHo sempre cercato, per quanto possibile, di sposare le esperienze sensoriali del vino con quelle dell’arte, coniugando questi due diversi ambiti espressivi dell’uomo, due mondi apparentemente opposti, ma in verità molto simili. Quello concreto, fatto di lavoro e sudore, di sole e pioggia, di terra e fatica, che appartiene al vino, eppure in grado di regalare sensazioni sinestetiche che narrano la storia delle persone che lo producono e del territorio che li accoglie. Poi c’è il mondo creativo, immaginario e onirico dell’arte visiva, che allo stesso modo emoziona attraverso i sensi e racconta l’artista, il suo modo di percepire la realtà e la vita, ma anche i suoi sogni, i suoi desideri e le sue debolezze.

Ma la relazione ormai endemica tra vino ed arte non è una prerogativa solo mia, anzi, è storicamente e diffusamente acclarata e condivisa, e non intendo scomodare Kant per approfondire il giudizio di gusto che la permea, né immergermi nel freddo dei numeri che ci dicono come le aziende vitivinicole che investono in packaging o etichette d’autore percepiscano incrementi di vendite fino al 40%, e ancor più in visibilità aziendale.

Mi piace però rimarcare come, ancora una volta, questo connubio possa concretizzarsi in un progetto in grado di appagare chi, come me, dal vino e dalle arti figurative trae linfa emotiva capace di ravvivare più ampiamente quella fiammella sentimentale che permette allo spirito di viaggiare dentro di noi e ovunque.

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Così mi ha colpito particolarmente la notizia che il nuovo e ambizioso progetto di Antonio Capaldo, presidente del gruppo Feudi San Gregorio, una nuova azienda nel cuore di Bolgheri, avesse sposato il surrealismo moderno di Nicoletta Ceccoli, illustratrice sammarinese di grande estro che apprezzavo da tempo. Consapevole che quando il gruppo Feudi si muove, lo fa davvero con grande vision e buon gusto, ho voluto saperne di più, capirne l’idea alla base e scoprire i vini che vogliono rappresentare sia Bolgheri, sia questo concetto surreale che Campo alle Comete trasmette con il suo nome e con le sue rappresentazioni grafiche.

Quale modo migliore se non assaggiare i vini in produzione e intervistare i due personaggi cardine di questo progetto? La geniale Nicoletta Ceccoli, autrice di tutte le etichette e del progetto grafico del sito istituzionale, e l’eclettica Jeanette Servidio, direttore generale dell’azienda e personaggio di esperienza in Bolgheri.

Buona sera Nicoletta, è davvero un piacere fare la tua conoscenza. Rompo subito il ghiaccio confessando che seguo il tuo lavoro da qualche tempo, un lavoro di grande successo in tutto il mondo, che colpisce nel profondo la mia fantasia. Puoi dirmi come è nata questa collaborazione?

Sono stata contattata dall’azienda, il Presidente Antonio e la moglie Ella avevano visto il mio lavoro alla Dorothy Circus Gallery di Roma e hanno pensato al mio universo onirico e fiabesco per dare forma alla grafica di questo progetto.

In una tua intervista di qualche anno fa, ho letto che quando crei un libro ne sei in qualche modo regista, scegli i tuoi attori, i costumi e le inquadrature. Ecco, in questo rapporto con Campo alle Comete, ti sei sentita altrettanto libera di esprimere tutta te stessa?

Ho potuto lavorare con molta libertà ed è stato un piacere avere la totale fiducia dei committenti. Ho cercato di raccontare come un sogno ad occhi aperti ‘Campo Alle Comete’. Ero stata a visitare l’azienda a Bolgheri, invitata dai proprietari in primavera, la notte si è riempita di lucciole, come un mare di stelle, e ho proprio pensato fosse un luogo magico e che il nome ‘Campo Alle Comete’ fosse perfetto. Mi hanno ispirata i racconti di Antonio ed Ella, di come hanno sognato il loro ‘Campo Alle Comete’, e ho cercato di tradurlo con il mio tratto. Un luogo dove si produce vino ma anche dove poter vivere un’esperienza in un ambiente speciale. Così è nata l’immagine dell’azienda che è rappresentata nel sito, un mondo sospeso al di fuori dalla realtà, popolato da animali fantastici frutto di metamorfosi, dove perdersi, dove giocare con l’immaginazione in un giardino fatato. Con i miei disegni suggerisco significati segreti, il mistero, fantasie ed echeggiamenti, gioco con le allusioni, io invito chi guarda a rimanere in contatto con i propri sogni e la propria infanzia, a continuare a considerarli seri e importanti.

Più nel dettaglio, come sono nati gli accostamenti dei personaggi alle varie etichette?

Sono nate dal confronto con la direzione artistica di Cynzia Alvino e dei proprietari, Ella e Antonio, che hanno personalmente supervisionato il progetto. Loro hanno voluto la grafica 3D del sito e hanno pensato di associare gli animali alati alle etichette della linea base, per creare poi qualcosa di diverso per vini più importanti, come Stupore. La bambina che vola attaccata al palloncino (nell’etichetta di Stupore) è il personaggio che ci permette di entrare in questo mondo ultraterreno. Noi viaggiamo con lei, lasciandoci trasportare dal palloncino, e abbiamo accesso a un luogo dove ci è permesso sognare.

Sono tutti personaggi che con le ali o con un palloncino, sembrano sempre in grado di volare. E’ voluto?

L’idea è quella di rappresentare la capacità di prendersi una pausa dal mondo reale,  perché il vino va al di là dell’ordinario, è un’esperienza sensoriale ed evocativa. Come la musica e l’arte visiva, così il vino ti colpisce con i suoi colori, i profumi e i sapori, riportandoti in un tempo o in un luogo, con persone o emozioni.

Ho letto che il suo surrealismo pop è stato influenzato da artisti come la Remedios Varo o i più contemporanei Mark Ryden e Ray Caesar. E’ uno stile che ti è sempre appartenuto?

Penso che ognuno, come un albero, tragga linfa della sue esperienza, dalle sue radici, cose lette, fatte, osservate e provate, e le trasforma lentamente in nuove foglie. Il mio ‘stile’ si è sviluppato in tanti anni di lavoro e di evoluzione personale. Ho cominciato con l’istituto d’arte di Urbino, dove negli ultimi anni mi sono accostata allo stile di maestri come Magritte e Dalì. Sono diventata appassionata del surrealismo. Breton (teorico del movimento) descrive, nel suo ‘Manifesto’, il surrealismo come un modo per trarre ispirazione dai sogni dall’inconscio, per creare opere che esprimano i nostri pensieri più profondi. Diceva che bisognerebbe guardare alla propria infanzia che rimane la sola condizione magica, gioiosa e libera, che l’adulto finisce col perdere e che può essere recuperata solo attraverso l’immaginazione. Io non sono mai cresciuta davvero, per questo per tanti anni mi sono dedicata all’illustrazione di libri per bambini. Da qui si è evoluto il mio surrealismo poetico.

Nicoletta … so che ci sarà una quinta etichetta tra non molto, puoi darci qualche indiscrezione sull’etichetta?

Sì, ci sarà una quinta etichetta, ma preferirei lasciarvi la sorpresa.

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Salve Jeanette, dopo lo scambio di corrispondenza è un piacere conoscerti e ringraziarti subito per la disponibilità che ci hai concesso. Puoi spiegarci come nasce il progetto?

Era da tempo che Antonio Capaldo voleva estendere anche in Toscana gli interessi produttivi del gruppo Feudi, e Bolgheri lo affascinava in modo particolare. E’ capitata l’occasione quando, circa un anno fa, il principe Girolamo Guicciardini Strozzi ha deciso di vendere la tenuta Villa Le Pavoniere, un’azienda relativamente giovane e soprattutto completa: in una posizione invidiabile, con una villa per l’accoglienza, dei buoni impianti vitiferi e una cantina nuova e funzionale.

Le vigne sono quindi state sfruttate nella loro originale varietà o sono stati fatto reimpianti?

No, i circa 15 ettari di vigne sono state impiantate fra il 1993 e il 2007 e rappresentavano già una valida espressione del territorio, che rende i suoi prodotti migliori con uve bordolesi. Circa la metà sono impiantate a Merlot, poi Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot, Sangiovese e Alicante. Qui si producevano due rossi: l’Ocra e il Bolgheri superiore Vignarè ed era un’ottima base di partenza.

Come è nata la collaborazione con te e quale enologo è stato scelto?

Io lavoravo da dieci anni presso la Tenuta Argentiera, quando Antonio Capaldo, che è un profondo conoscitore di questo territorio, ha pensato di contattarmi e io sono stata felice di accettare questa sfida. Certo si è reso necessario un periodo di transizione per lasciare nel miglior modo possibile la precedente attività e impostare al meglio il nuovo progetto. Per la figura tecnica, Antonio voleva una persona che come me fosse “dentro” questo territorio, ma soprattutto che potesse seguire la produzione in modo continuativo, una presenza il più possibile costante per far crescere il progetto enologico. Abbiamo così pensato a Stefano di Blasi, che è enologo e agronomo, ha un curriculum prestigioso tra cui spiccano Antinori e Guado al Tasso, ed è quindi in grado di seguire sia gli aspetti di vigna che di cantina, garantendo il suo supporto con costanza tutte le settimane.

Qual è la mission aziendale, il target commerciale che vi siete posti?

La mission è certamente quella di esprimere il potenziale di quest’azienda al suo massimo, aumentando la produzione e orientandola sull’espressione migliore del territorio; probabilmente effettueremo qualche taglio sugli impianti di petit verdot per spingere ulteriormente sul cabernet. Tra il prossimo autunno e il nuovo anno vorremmo uscire con un Bolgheri superiore, un vino di punta su cui al momento stiamo facendo le opportune valutazioni per fare le cose fatte bene. Con le prossime 3-4 annate vorremmo posizionarci, per quanto riguarda l’aspetto qualitativo dei nostri vini, tra le dieci aziende più importanti della zona.

cristian-e-francesco

rewine_doorVenendo ora alla degustazione dei vini, questa meritava una cornice e un accompagnamento gastronomico all’altezza, sia in termini di immagine e ambientazione, sia in termini di gusto e qualità delle materie prime e delle preparazioni, così ci siamo appoggiati al ReWine di Cristian Zoppellaro, nuovo restaurant di tendenza a Latina che si avvale, oltre che dell’esperienza e della grande preparazione enologica di Cristian, anche della cucina giovane, raffinata ed emergente dello chef Francesco Saverio Sovereto.

polpoPolpo grigliato su crema di zucca, arancino di riso acquerello con broccoletti e chorizo, sandwich con hamburger di tonno, risotto ai crostacei con burrata e infine calamaro grigliato su vellutata di topinambur, queste le portate che hanno accompagnato i nostri sorsi, sul vermentino e sul rosato. L’abbinamento ai piatti, egregiamente realizzati, e l’atmosfera inebriante del ReWine, hanno reso la degustazione di questi due vini davvero perfetta. In seconda sessione un filetto ai funghi porcini e una bistecca di scottona alla griglia con verdure grigliate hanno invece accompagnato il Cabernet Sauvignon e lo Stupore, esaltandone al massimo il gusto. Andiamo ai dettagli.

vermentino_labelVermentino 2016

Il Vermentino è il vitigno a bacca bianca principe in Bolgheri, seppure rappresenti appena il 10% delle colture nell’areale, ma in questa zona sa rendere al meglio l’espressività varietale. Per l’azienda è l’unico bianco in produzione, ad esso sono affidate tutte le quote di mercato del segmento e per questo viene vinificato in acciaio inox con particolare cura, lasciandolo a contatto con le fecce per quel tempo giusto utile a infondere profondità e ampiezza al vino senza perdere la spinta agile e fresca della beva. Matura sempre in acciaio e affina qualche mese in bottiglia, per giungere al calice giallo chiarissimo, con lievi riflessi verdolini e con profumi fruttati accompagnati da un bouquet di fiori bianchi. In bocca è fedele, le fragranze ricordano la frutta più dolce, come ananas e pesca, ma c’è un fondo agrumato che richiama lo zenzero e la scorza di cedro che dona equilibrio. Buona la spinta acida e discretamente lungo il respiro dopo il sorso che risulta comunque sottile, con ritorni speziati e tracce minerali che lasciano una scia iodata e vagamente sapida. Toscanissimo.

rosato_iceRosato 2016

A Bolgheri il rosato è di casa ed è parte della sua storia, i grandi rossi sono arrivati dopo, così questo taglio di uve Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah, rappresenta un’impronta tipica del terroir. Vendemmia appena anticipata delle uve per garantire meno zuccheri e più acidità; vinificazione e affinamento in acciaio inox, nel pieno rispetto della materia, prima garantiscono un prodotto fedele alla tradizione. Il colore è affascinante, rosa antico con riflessi cangianti; l’approccio olfattivo è intenso e composito, al registro fruttato si intrecciano sentori aromatici e vegetali, con una velatura di rosa canina. Al palato è decisamente gustoso, si avvertono fragranze di amarena e lampone, visciola e marasca, in una amalgama armonica che giostra perfettamente tra acidità, dolcezza e mineralità. La ricchezza del terreno si sente tutta, il vino offre un sorso pieno e ricco di sfumature, con una persistenza incisiva e una personalità tutta sua. Appagante.

cabernet_labelCabernet Sauvignon 2015

La scelta di vinificare in purezza questo importante vitigno, con fermentazione in acciaio e affinamento per metà in acciaio e metà per sei mesi in barriques e tonneaux di rovere (sia nuove che usate), è risultata decisamente felice. L’uva trova espressività e carattere in questi terreni e, ben trattata, produce questo ottimo rosso, di colore rubino carico e dai profumi intensi di frutta rossa e viole di campo, con riverberi di pepe rosa e vaniglia. In bocca entra piuttosto grintoso, ma subito le fragranze di prugna e ciliegia ammorbidiscono il sorso e accompagnano il grip dei tannini che risultano ben levigati; la deglutizione restituisce un retronasale ancora fruttato, con richiami alla mora, e speziato, con tracce di coriandolo, cuoio e sandalo accompagnate da un fondo minerale. Sinuoso

stupore_labelStupore 2015 (Mgm)

Al momento Stupore è il vino di punta di Campo alle Comete, in attesa nel 2018 del Bolgheri superiore, quindi ad esso è affidato il compito di rappresentare al meglio la tipicità del terroir. Al giusto assemblaggio delle migliori uve Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah e Petit Verdot viene fatta svolgere la fermentare alcolica e la macerazione in serbatoi di acciaio inox, poi il vino viene travasato in barriques e tonneaux di rovere francese a maturare per circa dieci mesi, usando sia legni nuovi che usati. L’affinamento finale, in bottiglia, si protrae per circa sei mesi, durante i quali il vino riposa in cantina e si prepara per la commercializzazione. Nel calice è rosso rubino, scuro e intenso, con lievi riflessi purpurei, tracciando sul cristallo numerosi archi iridescenti alla luce. Al naso offre sentori fruttati di bacche rosse e sottobosco, ma anche note vegetali di macchia mediterranea, mirto e rovo, arricchite da nuances speziate di tabacco, caffè e pepe nero. L’ingresso in bocca è caldo ed equilibrato, il tenore alcolico (13,5°) viene bilanciato da un ottimo nerbo acido, mentre i tannini legano con garbo le fragranze di ciliegia, prugna e ribes nero; il sorso è ricco e dalla deglutizione tornano al retronasale aromi balsamici intrecciati a note di liquirizia e cacao, per un lungo e morbido respiro. Raffinato.

Dunque il viaggio di Antonio Capaldo e l’intento di esprimere la sua idea di vino nelle sue diverse inclinazioni, già avviato in Puglia, Sicilia e Friuli, continua e si arricchisce con questa esperienza in Bolgheri, per ora incipiente, ma indubbiamente impostata per raggiungere traguardi ambizioni e gratificanti. Il terroir è quello di Castagneto Carducci, sinonimo di stile e di successo internazionale, con nomi come Sassicaia, Ornellaia, ma anche Grattamacco, Le Macchiole o Tenuta Argentiera e tanti altri, nomi tra cui Campo alle Comete vuole giustamente accostarsi ed emergere con onore e qualità.

Il concetto ispiratore sembra proprio quello di realizzare una sorta giardino incantato, anzi, un fantastico giardino di vigne, dove i visitatori possano sentirsi di nuovo innocenti e apprezzare la poesia e la magia del luogo, nonché prodotti che esprimano la personalità bolgherese. Il passo che mi sembra sia stato assunto, è quello di badare all’eleganza più che alla potenza, finezza più che opulenza, per una bevibilità più agevole e immediata, attraverso un utilizzo più misurato e consapevole del legno. Il tutto confezionato con genialità e creatività, attraverso un packaging curato e “griffato”, un’ambientazione surreale e onirica, che possano ispirare il mercato e stimolare il pubblico a liberarsi di ogni schema per assaporare il gusto dei sogni.

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