Impressioni cilene, seconda parte

Di • 17 Mag 2017 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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Dopo la breve descrizione del mondo enoico cileno continuiamo con visite alle cantine selezionate dalla Aeb, importante azienda di produzione e commercializzazione di prodotti enologici

img_0743Maturana Wines

Rientriamo in albergo a San Fernando e il giorno successivo ci attende un’altra visita in zona, presso Maturana Wines. Ci accoglie José Ignacio Maturana che nel 2010, anno del disastroso terremoto qui in Cile, avviò la sua attività di produzione dopo essere stato fino ad allora enologo responsabile di Casa Silva. Un’azienda che però si basa sulla passione familiare per il vino e per la qualità ad ogni costo. Acquisto di terreni nelle migliori zone della valle, estrema cura nella maturazione e nella trasformazione dell’uva, grande rigore nell’affinamento sia in legno che in cemento.

img_20170117_103509La produzione è anche in questo caso variegata: dai vini bianchi su base sauvignon blanc, chardonnay e pinot noir (utilizzati per lo spumante Diosai), cabernet sauvignon, merlot,  syrah e naturalmente carménère. Il marchio con cui viene commercializzata la maggior parte dei vini è Puente Austral, al quale appartengono la linea Reserva privada che comprende quattro monovarietali (Cabernet, Merlot, Syrah e Sauvignon Blanc). Abbiamo poi un Gran Reserva, che nasce dall’assemblaggio di cabernet sauvignon (70 per cento) e syrah, metà del quale affina un anno in barrique.  Il vino culto della casa è Maturana Wines e anche questo nasce da un assemblaggio di carménère per l’80 per cento con cabernet sauvignon. Il vino è interamente affinato per 13 mesi in contenitori di rovere francese di varia capienza.

20170117_153024716_ios-1La valle di Colchagua, irrigata dal fiume Tinguirrica, dà sostanza e struttura ai vini di questa “piccola ” azienda. Della diversificata gamma a disposizione abbiamo particolarmente apprezzato il Reserva Privada Sauvignon blanc per la freschezza e la mineralità, Maturana wines per la grande struttura e la complessità, con note lievemente speziate che accompagnano la trama fino alla fine.

img_20170117_122254Altri vini di particolare pregio sono LUCAS,  dedicato al figlio dell’enologo, che si ispira ad una lavorazione completamente manuale delle uve; un Cabernet Sauvignon annata 2014 meno potente del Reserva Privada ma più elegante e fruttato. Una curiosità: il vitigno torontel, uva a bacca bianca originaria della Galicia (regione a nord-ovest della Spagna) ma trapiantata in Cile assieme al Moscato e che è alla base del Pisco, qui viene vinificato per sei mesi sulle bucce per dare un vino strutturato dalla aromaticità evoluta con caratteristiche note di confettura di agrumi e spezie.

Concludiamo la visita con l’omaggio che il nostro gruppo fa ad ogni enologo incontrato. In questo caso Luigi Biemmi, enologo di Cesari, regala l’Amarone Il Bosco al nostro ospite (vedi foto).

RRwines

img_0752Nel pomeriggio, dopo il pranzo presso Cimbarongo, scendiamo verso sud in direzione Curicò, dove ci attendono a RRwines, una grande azienda vitivinicola che produce fondamentalmente vino sfuso e dove incontriamo un giovane enologo italiano, Filippo Fiocchetti, che ci accompagna nella visita agli impianti e nella degustazione.  L’azienda ha una capacità di stoccaggio di oltre 600.000 ettolitri e possiede circa 1200 ettari che coprono solo il 30 per cento della produzione annuale di vino. Un altro 15 per cento viene acquistato da produttori convenzionati ed il restante 55 per cento dal mercato nazionale. E’ nata da un’idea di Raimundo Valenzuela e Rodrigo Buzeta, entrambi dipendenti di Vina Santa Rita, una primaria azienda vitivinicola della valle di Colchagua.

img_0776La produzione di vini sfusi e in parte imbottigliati viene esportata in tutto il continente americano e anche nel sud est asiatico. La cantina è dotata di moderne  e  capaci attrezzature di lavorazione delle uve e di impianti di raffreddamento. Infatti il sole non ci dà tregua in questa visita e nonostante la bassa umidità la temperatura ci fa desiderare l’ombra. Gli impianti di stoccaggio sono notevoli e quasi tutti in cemento. La lavorazione di così ingenti quantità di uve in un periodo così breve prevede come tecnica principale una flash detant per l’estrazione del succo, polifenoli e aromi e una termo-vinificazione per le uve rosse (che predominano), segue la pressatura e la separazione delle bucce dal mosto che poi prosegue, con la sua carica di colore e polifenoli, una fermentazione simile a un vino bianco. In questo modo si accelerano i processi di maturazione del vino, si evitano rimontaggi e si risparmia volume in cantina.

img_0785Come detto l’azienda ha il suo core business nello sfuso e nei vini a basso costo, e rifornisce primarie catene commerciali in Cile e all’estero. L’assaggio di campioni di botte di vini prodotti conferma il pieno raggiungimento degli obiettivi qualitativi dell’azienda: i vini assaggiati, tra i quali il Cabernet, il Merlot e il Carménère, risultano piacevoli, tendenzialmente morbidi e colorati, con aromi coerenti al vitigno e sempre precisi. Un gran bel lavoro, viste le quantità in gioco e le provenienze così diversificate.

Il giorno seguente sono previste altre tre visite: Viu Manent, Montes e Clos Santa Ana.

Viu Manent

img_20170118_104301Viu Manent è una delle aziende che più mi ha colpito per la forte integrazione tra l’attività di cantina e quella turistica. Come già detto, questa è una caratteristica di molte grandi aziende cilene. Ma qui l’integrazione è tale che il produrre vino e il comunicarlo all’enoappasionato sembrano coesistere in ogni fase della produzione.

Alla guida enologica c’è Patricio Caledon, che segna i vini con il suo stile. La cantina prende il nome dalla famiglia fondatrice Viu, che iniziò nel 1935 una attività di commercio del vino a Santiago. Nel 1966 il primo acquisto di terreni vitati, 150 ettari, nella valle di Colchagua: Villa San Carlos de Cunacò, dove ha ancora sede il centro aziendale. Negli anni successivi vennero acquistati sia il vigneto La Capilla (50 ettari) che El Il gruppo in visita da Viu Manent nella bella barriccaiaOlivar (70 ettari) così da raggiungere gli odierni 274 ettari. Il centro aziendale si snoda in diversi edifici adibiti alla produzione ma anche all’accoglienza dei turisti e allo shop.

Il nostro accompagnatore, Sergio Diaz, collaboratore di Patricio Caledon, ci fa percorrere in maniera veloce l’itinerario che normalmente fanno gli enoturisti che visitano l’azienda, soffermandosi sulle notizie fondamentali: giacitura dei vigneti, caratteristiche pedologiche dei suoli, condizioni climatiche caratteristiche dei diversi terroir. Scopriamo così che mentre a San Carlos i terreni sono profondi e mediamente fertili, e vi è anche una presenza significativa di vitigni bianchi come chardonnay, sauvignon blanc, semillón, viognier, oltre ai classici cabernet sauvignon, malbec, merlot e syrah, a La Capilla la bassa fertilità e l’alto contenuto di argilla consiglia solo varietà a bacca rossa. L’ultimo appezzamento acquisito dall’azienda, El Olivar, è invece di origine vulcanica con presenza di scheletro, tale da permettere anche la coltivazione di Mourvèdre, Petit Verdot e Grénach,e oltre ai vitigni summenzionati. La pendenza di una parte dei vigneti arriva al 45%.

img_20170118_113535L’azienda ha, come è logico, diverse linee di prodotti che ci vengono esposti da Sergio in una bella degustazione guidata che ci ha messo in condizioni di valutare le potenzialità e le caratteristiche dei vini di Viu Manent.

Il primo vino proposto è il Secreto de Viu Manent Sauvignon Blanc 2015. La raccolta avviene durante le ore notturne, alla quale seguono sei ore di macerazione pellicolare, fermentazione a 12-13 gradi per 2-3 settimane, e l’affinamento in acciaio. Di un bel colore giallo paglierino con sfumature verdognole, sfodera profumi di mango, frutta a polpa bianca e note lievemente vegetali che ricordano l’erba cipollina. In bocca è sapido, mediamente fresco, dotato di un buon finale aromatico.

20170118_162220000_iosIl secondo vino in degustazione è lo Chardonnay Gran Reserva 2016. La raccolta è avvenuta dal 16 al 30 marzo 2016, la zona di produzione  è quella nord della valle di Colchagua, a 18 chilometri dall’oceano Pacifico, dal quale riceve l’aria fresca che consente forti escursioni termiche. Dopo la pressatura diretta delle uve il mosto fermenta a temperature comprese tra i 16 e i 22 gradi con lieviti indigeni; il 40 per cento della massa sosta per otto mesi in barrique usate, la parte restante in acciaio e affina fino all’assemblaggio pre-imbottigliamento. Il vino appare di un colore giallo medio, fluido, brillante, al naso è complesso, tutto giocato tra la dolcezza del frutto e la sapidità del corpo, con note diffuse di legno che si amalgamano nel finale persistente. La dolcezza e la grassezza contraddistinguono questo Chardonnay di buona fattura.

20170118_161401000_iosIl Malbec 2015  deriva dall’appezzamento denoinato El Olivar, dove si coltivano solo uve rosse. Come tutta la linea Secreto, dichiara solo l’85 per cento del vitigno utilizzato, mentre l’altro 15 per cento è un “segreto” della casa. In questo caso l’85 per cento è costituito dal malbec. Questo vino mi da l’occasione di parlare un attimo della varietà malbec, molto più diffusa in Sud America che in Europa o in Francia dove ha avuto origine. Oggi di vini  con percentuali elevate di malbec o in purezza se ne trovano solo nella valle della  Loira e nel Cahors, mentre nel resto del sud-ovest della Francia in genere entra a far parte di uvaggi in quantità minoritaria. È il vitigno simbolo dell’Argentina, dove ha velocemente conquistato superfici, e genera vini anche molto differenti da quelli ottenuti dai cugini francesi.

Tornando al Malbec in degustazione, dopo una macerazione pre-fermentativa a freddo  si procede ad una fermentazione con lieviti indigeni e successiva malolattica e affinamento in parte in acciaio in parte in rovere; il vino ha un colore rosso vivo con sfumature violette, bella consistenza, al naso è fruttato con aroma di ciliegia, speziato e etereo, con una bocca ampia e vellutata e chiare sensazioni  di dolcezza e rotondità. Buoni tannini levigati nel finale.

20170118_161415000_iosLa linea VIBO comprende tre vini ma nasce come esperimento di vinificazione di Malbec in territorio argentino. Al nostro assaggio vine proposto però un vino che viene prodotto da un singolo vigneto nella valle di Colchagua, ovvero l’appezzamento Punta del Viento, dove sono coltivati Grénache, Mourvèdre, Syrah che nel vino sono rappresentate con le percentuali di 70/20/30.

Il VIBO Punta del Viento 2014  deriva da un appezzamento della proprietà El Olivar e si presenta di un bel colore rosso porpora, con note vegetali contenute, fruttato di frutti rossi e liquirizia, in bocca è fresco con tannini più presenti dei rossi precedenti e un buon finale un po’ alcolico.

L’ultimo vino proposto conferma come il Cile sia veramente incamminato bene nella valorizzazione del Carménère. El Incidente 2012, vino il cui nome deriva da un episodio singolare, nasce come vino di punta dell’azienda. Qui la tecnica enologica è più “stringente” e il risultato ne è la prova.  Selezione rigorosa delle uve (91 per cento carménère, 8 per cento malbec e saldo di petit verdot); dieci giorni di macerazione pre-fermentativa a freddo a 8 gradi poi fermentazione in acciaio a 26-27 gradi con quattro brevi rimontaggi giornalieri, macerazione complessiva di 26-28 giorni,  com fermentazione malolattica spontanea e affinamento di 17 mesi in barrique di rovere francese nuove per il 40 per cento.

img_20170118_125922Il vino si presenta di un colore porpora profondo, concentrato, al naso profuma di frutti rossi maturo, liquirizia, tabacco inglese, pepe nero, cuoio. In bocca avvolge e ristora con grande persistenza, mineralità e tannini levigati ma mai completamente domati. Un ottimo vino anche questo, posizionato come prezzo nella fascia dei 100 dollari.

L’ospitalità di Viu Manent è superba: dopo la breve vista in calesse ci vien offerto un pranzo accompagnato dai loro bei vini, di cui scopriamo anche la versatilità negli abbinamenti. Finito il pranzo ci aspetta mezz’oretta di viaggio per raggiungere la seconda cantina della giornata: Montes.

La prima parte

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