Doc Maremma Toscana, dove il territorio parla più forte dei vitigni

Di • 28 Giu 2017 • Rubrica: diVini, Il vino in dettaglio
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img_9491Mentre da un vigneto osservo il “mio” mare, quello di Castiglione della Pescaia, penso che la mia terra, la Maremma grossetana, è stata brava, dimostrando che ciò che per tanti sembrava senza senso ha più di un senso e che questa volta, a dispetto di molti, ha saputo guardare avanti e farsi ascoltare.

Una Doc, quella della Maremma Toscana, che quando fu costituita nel 2012 suscitò più di una polemica. Era davvero necessaria con l’Igt Toscana e l’Igt Maremma Toscana già presenti? E che identità avrebbe mai potuto assumere una denominazione che abbraccia un territorio così vasto? Ma il tempo le ha dato ragione, con numeri che non insinuano dubbi sulle conquiste e sulla fiducia dei vignaioli che ad essa si sono avvicinati: dal 2012 al 2016 gli ettolitri di vino Doc Maremma Toscana sono passati da 6210 a 40895, arrivando a contare 8.700 ettari rivendicati a Doc, di cui 1.760 nella scorsa vendemmia. I soci del Consorzio, nato nel 2015, sono oggi 259, con 186 viticoltori, 72 aziende verticali ed un imbottigliatore.

luca-pollini-consorzio-maremma-toscanaA tutela del vino prodotto in queste terre già esistevano sia l’Igt Toscana sia l’Igt Maremma Toscana, ma entrambe con diverse problematicità, fra cui un disciplinare elastico, la mancanza di un consorzio come organo di controllo e di promozione e, per ciò che riguarda l’Igt Toscana, la genericità e la insufficiente caratterizzazione”, ci racconta Luca Pollini, direttore del Consorzio. “Con la Doc Maremma Toscana abbiamo voluto offrire un marchio ad una terra che, da un punto di vista vitivinicolo, sta volando sempre più in alto. È vero, di Doc ce ne sono già diverse che rappresentano le differenti produzioni vinicole di questa zona, come Capalbio, Sovana, Monteregio, ma sono tutte piuttosto incomunicabili, visto il loro riferirsi a piccole enclave poco note oltre i confini regionali. Il nostro punto forza è l’avere sposato il nome Maremma con l’affermato brand Toscana ed aver così iniziato a creare interesse da parte dei mercati non solo italiani ma anche esteri, nei confronti di una denominazione che raccoglie un’area dal grande appeal.”Anche per ciò che riguarda la sua identità, la Maremma è una leonessa ed a piccoli passi sta imparando a farsi capire, nella sua lingua libera e selvaggia, chi è veramente e che cosa raffigura.

img_9035Questo territorio è più forte della varietà dei vigneti e su questo non vi è alcun dubbio.Fabio Ratto, vicepresidente del Consorzio e direttore ed enologo dell’azienda Le Mortelle, proprietà di Antinori, nel comune di Castiglione della Pescaia, risponde così ad una mia provocazione, in cui gli chiedo come sia possibile, con un numero così elevato di vitigni consentiti da disciplinare, dare un volto alla Doc Maremma.

img_9459Fabio, di origini liguri, nella Maremma ci ha creduto sicuramente più di me, tanto che qui ha scelto di vivere, lavorare e scommettere. Quando parla della mia terra gli occhi gli si illuminano e mi fa sentire in un certo qual modo sconfitta, io che sono scappata da questi luoghi certa che non vi fosse un futuro.

Siamo in un territorio viticolo nuovo e per questo anche sciolto da legami e clichè. Ciò che identifica la Doc Maremma non sono le varietà di uve allevate, ma la tipologia di vino a cui noi produttori diamo vita, caratterizzata da un forte accento grossetano. Nel bicchiere si riscoprono vini ricchi, saporiti, affatto spigolosi, che si fanno forti di suoli preziosi che convivono nel pieno rispetto della flora e della fauna, di molte ore di luce, di un sole generoso che infonde  energia e di un mare mtigatore.”

scala-elicoidaleFabio si prende cura dell’azienda come fosse figlia sua; ed in effetti un po’ sua lo è. Tre gli anni che ci sono voluti per progettarla insieme ad un team di esperti, e due quelli per creare una cantina che con la natura si fondesse in maniera rispettosa. Quasi totalmente interrata, discreta ed amica dell’ambiente, è stata pensata per ottenere al meglio un risparmio energetico, convogliare l’anidride carbonica prodotta al suo interno sul vigneto per farla depurare dalla vigna stessa e per fitodepurare le acque residue per mezzo della pietra pomice e delle piante che la circondano, capaci di assorbire e rielaborare i bio scarti. Ma l’ecosostenibilità di Le Mortelle non finisce qui, grazie alla presenza di due laghi che assicurano il sostentamento idrico, oltre a garantire l’equilibrio ambientale, e a 5 ettari di frutteto biologico dove si coltivano pesche, susine, albicocche, pere e mirtilli, che poi sono vendute fresche o in confettura nello shop interno o nel ristorante dell’azienda. Nei vigneti viene inoltre praticata agricoltura di precisione, con lotta fitosanitara e sovesci.

img_9462Almeno per adesso – perché Fabio è un fiume in piena e la sperimentazione è pane per i suoi denti – vengono allevate, in 170 ettari di vigneto, uve cabernet sauvignon e franc, syrah, sangiovese, carmenère, petit verdot, vermentino, viognier ed ansonica, da cui si ottengono tre etichette a marchio Le Mortelle. Oltre a queste ci sono due prodotti destinati solo alla vendita diretta: un Rosato syrah in purezza e Le Mortelle Rosso, sangiovese in purezza senza solfiti, genuino come la Maremma, con un frutto vivo e fragrante che si fa amare proprio per la spigliatezza, la freschezza e la bevibilità.

vivia-e-botroseccoVivia Doc Maremma Toscana 2016, vermentino in prevalenza insieme a viognier ed ansonica. Il profumo è intenso, di fiori bianchi, gelsomino, agrumi e pesca regina. Al sorso torna l’agrumato, con una rinfrescante percezione di limone e cedro, affianciata da sensazioni ricche, stemperate da una acidità che non grida in una chiusura ampia e sapida.

img_9455Botrosecco Doc Maremma Toscana 2014, 60 per cento di cabernet sauvignon e cabernet franc. Il naso è croccante ed invita all’assaggio. Si sentono la ciliegia sotto spirito, i frutti rossi maturi, la china, un tostato lieve e piacevole. La bocca è succosa, beverina, fruttata e salina quanto basta. La nota amara è leggera, il finale ha il passo lungo e deciso.

fullsizerenderPoggio alle nane Doc Maremma Toscana 2013, 80 per cento cabernet franc, saldo di cabernet sauvignon. Il primo impatto suggerisce le spezie, in particolar modo il pepe nero. L’alcol spinge, ma il frutto rosso, accanto a una bella liquirizia, dà vita ad un bouquet intrigante e ben assortito. All’assaggio il vino è fresco, con un buon equilibrio, complesso, fatto ancora di frutta rossa matura e cioccolato fondente. La conclusione ha un ricordo di salsedine, riporta al mare ed alla sua forza.

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