Poggio Le Volpi Wine and Food: una terrazza su Roma

Di • 7 Giu 2017 • Rubrica: diLuoghi, Mangiare bere uomo donna
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logo_poggio_le_volpi_enotecaPur vivendo a Roma da molti anni non ho mai avuto troppa curiosità verso i vini laziali e dei Castelli Romani (l’area collinare che abbraccia da sud-est la capitale, specifico per i non romani…). Bella forza, direte voi, se c’è una regione perennemente in ritardo dal punto di vista del rinnovamento agronomico, enologico e commerciale quella è proprio il Lazio! E l’area dei Castelli è la maglia nera del gruppo. Lo dicono i fatti e l’opinione pressoché unanime della critica.

C’è poi questa storia delle “antiche tradizioni e grandi potenzialità”. Un mantra che sento ripetere da anni. Si, d’accordo, qui si fanno vini da più di duemila anni. Si, vabbè, i terreni vulcanici in collina, la ventilazione, l’esposizione e bla bla bla. Sta di fatto, però, che – con rarissime eccezioni – la qualità media dei prodotti enologici resta mediocre e provateci voi oggi a vendere un Frascati Doc in giro per il mondo! Per non parlare, sempre in tema di potenzialità inespresse, di enoturismo: plv-3-bisla vicinanza a Roma, il fascino di borghi come Frascati o Grottaferrata, le attrazioni architettoniche e naturali (laghi, boschi, panorami mozzafiato, antiche ville)…nulla da invidiare alle più gettonate terre da vino. Roba, insomma, da dover contingentare l’accesso ai visitatori che dovrebbero arrivare a frotte da tutto il mondo!

Eppure di progetti imprenditoriali realmente focalizzati su uno sfruttamento etico e lungimirante di tutte queste peculiarità io ne conosco pochi. Avevo sentito parlare di un grande piano di investimenti e di rinnovamento dell’offerta di ospitalità collegata al vino da parte di Poggio Le Volpi – cantina privata cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni e oggi, numeri alla mano, tra le aziende vinicole di maggior successo della regione – e così, complice una bella giornata di sole primaverile, mi sono messo in macchina e sono andato a curiosare con i miei occhi. E quello che ho visto mi è piaciuto.

plv-5La posizione è davvero strategica. Il nuovo spazio dedicato al cibo e al vino – inaugurato da poco più di un anno e oggi pienamente operativo – è attiguo al nucleo originario dove rimane l’azienda agricola: si trova appena fuori il casello autostradale di Monteporzio Catone e ci si arriva senza stress da traffico o navigatori impazziti. Vi assicuro che questo, qui a Roma, fa tutta la differenza del mondo! Dall’esterno l’impressione è quella di “una visita a casa di amici”, in una villa di charme con una vista mozzafiato sulla città. L’interno è di impostazione moderna, giocato sulle tonalità del bianco e del rovere, con un grosso camino-grill a vista. Al piano superiore una sala degustazione e una terrazza panoramica per eventi all’aperto.  Al piano inferiore, invece, si trova un’attrezzatissima cucina a vista e uno spazio adibito alla stagionatura e al mantenimento di pregiati salumi e formaggi. Infine la barricaia, inaugurata da pochi mesi, con sinuose doghe in legno sul soffitto, luci soffuse e grosse vetrate con vista privilegiata sui vigneti e la città di Roma sullo sfondo. Un ambiente raffinato e funzionale per eventi privati, meeting, cerimonie e degustazioni.

plv-bottaiaLa cucina è sia di terra che di mare, sfiziosa e rispettosa della materia prima, come dettano le buone regole contemporanee. Ho assaggiato in anteprima qualche nuovo piatto, ma non mi dilungherò in descrizioni poiché è imminente l’ufficializzazione della collaborazione con un nome importante della ristorazione capitolina, su cui la proprietà ha voluto mantenere il mistero. Mi conservo, allora, una buona scusa per raccontare meglio la cosa.

Vi lascio invece qualche impressione in più sui vini. Ho assaggiato tutta la produzione sia della “casa madre”, Poggio Le Volpi, che di Masca del Tacco, investimento recente della famiglia Mergé in terre di Puglia. I vini hanno un’impostazione simile (d’altronde è lo stesso titolare, Felice Mergé, a curare in prima persona l’aspetto enologico di entrambe le realtà): profilo moderno, di grande pulizia, in cui è evidente la ricerca di ricchezza estrattiva e l’esaltazione del corredo aromatico delle uve, in primis di quella malvasia puntinata che è l’uva bianca più tipica dei Castelli Romani.

plv-bianchiI vini che ho apprezzato di più sono quelli in cui la freschezza, la sapidità e la dinamica gustativa hanno saputo contrastare meglio alcune espressioni cioccolatose e surmature talvolta un po’ “debordanti”.

Ecco allora il Frascati Superiore Docg Epos 2015, per me di gran lunga il miglior bianco aziendale. E non a caso la parola “epos” significa “racconto”: di una terra e di un’uva – la malvasia per l’appunto – che in questa etichetta porta solo i suoi frutti migliori, selezionati anno per anno a seconda delle stagioni. Al naso offre subito una sensazione di confidenza e di apertura al dialogo: profumi lievemente esotici lasciano spazio a mandorla, nocciola, bucce di agrumi, che ti attirano piacevolmente al bicchiere. Le aspettative all’assaggio non tradiscono e in bocca un fruttato dolce e puro è reso dinamico da una vena acida e minerale, che lo fa durare a lungo. Vino equilibrato e indubbiamente piacevole, da portare senza remore a casa di amici non troppo “eno-fighetti”.

Passando in Puglia, tra le etichette provenienti dal brindisino, quelli della zona del Salice Salentino e quelli di Manduria, scelgo il Primitivo Riserva Li Filitti 2013. “Li Filitti” sono i vecchi filari piantati ad alberello, come l’antica tradizione manduriana vuole, che nei tenimenti di Villa Maria hanno 50-60 anni e sono racchiusi dai canonici muretti in pietra. E’ un vino di grande potenza espressiva, come ci si aspetta da un rosso di plv-puglia-2quelle parti. Si presenta con un profilo olfattivo intenso e aristocratico, dove i consueti frutti rossi maturi si intrecciano a note speziate, erbacee e di cacao amaro. In bocca è coerente, di grande struttura, ma con un alcol bilanciato (siamo, se ben ricordo, a 14,5 °C, quasi il minimo sindacale per la tipologia…) e una beva fruttata e sorprendentemente fresca, piacevole ma non piaciona.

Per il resto che dire? Che mi sembra promettente la versione non ancora in commercio e in affinamento del nuovo vino targato Roma Doc Riserva, un blend di montepulciano, cesanese e sirah che, nelle ambizioni dell’azienda, vuole collocarsi su tutti i tavoli dei ristoranti romani come il grande vino della capitale. E poi che, se mi chiedono un posto speciale in cui assaporare buon vino e buon cibo, lontano dal caos metropolitano e con un palcoscenico privilegiato sulla città, beh, finalmente ho un nuovo indirizzo da proporre!

Poggio Le Volpi Wine&Food
Via di Fontana Candida, 3 – Monteporzio Catone (RM)
Tel. 06 9416641 – 342 1086072
info@poggiolevolpi.it

(Credits: foto di Ilaria Pellicane)

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