SanCarlo a Montalcino. Il richiamo della terra e il Brunello “antico” che non scordi

Di • 7 Giu 2017 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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sancarlo_gemma-marcucciI vini, i loro vini, mi hanno condotto fin qui, a SanCarlo. Loro sono stati il pungolo e il viatico di una montante curiosità. Grazie alla schiettezza e al temperamento. E grazie a quella robustezza buona che ne accompagna fedelmente le trame, intrise di veracità e sapore. Vini dal respiro autentico, insomma, la cui tattilità gradevolmente rugosa e la cui decisa presa sul palato portano i segni di una manifattura artigianale. Così è per il Brunello, così è per il Rosso di Montalcino. Una cosa è certa: di quella terra sono i figli legittimi, e lo senti.

Siamo quindi approdati a SanCarlo, alle porte di Tavernelle, nel quadrante sud occidentale della denominazione ilcinese. Terra di sole e calore questa qua, ben protetta dai venti freddi amiatini e strategicamente esposta, nel nostro caso, a ovest, ossia verso il mare. Nessun problema di maturazione qui, anzi, il “gioco” sta nel contenere la generosità zuccherina delle uve e nel garantire i provvidenziali equilibri con una attenta gestione fogliare, per aiutare comme-il-faut quei suoli dalla tessitura franco-argillosa, in grado di presentare differenze in colore, scheletro e tenore d’argilla da un appezzamento all’altro e di controbattere alla scarsa piovosità dei luoghi con la ritenzione idrica e la buona permeabilità.

sancarlo_gemma-e-giancarlo-marcucci_2Ah, dimenticavo: ci troviamo in una delle cantine più piccole di Montalcino. I tre ettari a sangiovese, distribuiti su tre appezzamenti distinti e contigui (Meli, Sorgente, Picchio), l’ettaruccio destinato all’oliveto e la buona dote di bosco ceduo costituiscono i possedimenti di una vicenda storica tutta giocata in famiglia: quella dei Marcucci di Montalcino, viticoltori-artigiani. Una storia silente e silenziosa, permeata dall’impegno e non dai proclami, iniziata negli anni Sessanta del secolo scorso da Fulvio e Renata Marcucci ed arrivata fino a noi grazie al figlio Giancarlo – per il quale l’attività ha costituito per tanto tempo il classico dopolavoro – e alla nipote Gemma (figlia di Giancarlo), che sì è lasciata alle spalle gli studi e le ambizioni umanistiche per tornare alla terra e dedicarsi completamente all’azienda, nel solco di una continuità familiare altrimenti a rischio di estinzione.

sancarlo_vigneti-1Ecco, Gemma ha fornito a questa impresa almeno un paio di impulsi preziosi: l’entusiasmo e la sensibilità, messi a fondamento di un percorso di crescita e di apprendimento in itinere assistito, da un lato, dalla sapienza totalmente esperita sul campo del padre, dall’altro da una visione interpretativa e stilistica fattasi via via più matura, in grado però di conservare il seme della curiosità e l’istinto della passione. I frutti della terra paiono risentire di questi speciali stimoli, per ripagare da par loro gli sforzi sotto l’egida di una enologia tradizionale, che da pochi anni ha trovato il dovuto agio nei locali ampliati della cantina.

sancarlo_esempi-di-suoliAssieme a Gemma e a Giancarlo, quel giorno, abbiamo assaggiato presente e futuro, i vini attuali e quelli che verranno, ed è stato un incontro istruttivo, illuminante e chiarificatore. Ciò che invece non mi sarei mai aspettato di trovare, vista la dimensione aziendale e vista la proverbiale consuetudine contadina a vendere ogni cosa, è una raccolta pressoché completa di Brunello della casa, dal primo imbottigliamento (1974) fino ad oggi!

Soprattutto però, non mi sarei mai aspettato di incontrare certi vini “della razza antica” ancora così vitali e parlanti. Il fatto poi che provengano da una realtà non propriamente sulla bocca di tutti, apriti cielo! Perché, a ben vedere, quei vini restano i figli di una enologia “basica”, fors’anche poco ragionata, governata spesso da legni incerti e da un fatalismo empirico di matrice contadina. Eppure, eppure…. eppure siamo lì col conto: in barba all’evoluzione e ai progressi tecnico-scientifici, a volte la realtà dei fatti sembra rispondere ad altre sollecitazioni, più recondite, più sotterranee ma altrettanto potenti. Ad inequivocabile giustificazione di una nomea, o di un privilegio, c’è chi le chiama genius loci.

sancarlo_vignetiIL ROSSO DI MONTALCINO

Rosso di Montalcino 2016 (cv)

Vivacità, fragranza e vibrazione acida. Invitante ed impettito, la sua trama apre alle ragioni dell’eleganza e del garbo espositivo.

Rosso di Montalcino 2015 (cv)

Il temperamento alcolico resta ben imbrigliato nelle maglie di una struttura che non si sfrangia. La veracità fa il paio con la grinta, a concretizzare un sorso saporito al profumo di amarena e di menta.

Rosso di Montalcino 2014

La turgidezza del frutto veicola una idea di pienezza e di fragranza, qui stemperate da una freschezza acida davvero sentita, davvero snellente. Quando l’indole sanguigna sposa la scorrevolezza.

IL BRUNELLO DI MONTALCINO

eti-brunelloBrunello di Montalcino 2016 (campione di botte)

Portamento, robustezza e rigoglìo fruttato. Davvero brillante, davvero gustoso: un bel viatico.

Brunello di Montalcino 2015 ( campione di botte)

Incisivo nei sapori ma di trama più larga e alcolica rispetto al 2016, meno evidente hai la sensazione acida.

Brunello di Montalcino 2014 (campione di botte)

Freschezza, ritmo e verticalità. Divertente, dalla beva invitante e “leggera”.

Brunello di Montalcino 2013 (campione da vasca, massa definitiva)

L’alcol si sente e tende a smorzare grip e contrasto. Bel sapore però, tipico negli accenti e chiaro nella sostanza. Da attendere.

Brunello di Montalcino 2012

Bilanciato, godibile, dal piacevolissimo timbro fruttato, la dolcezza della sua trama é armoniosamente accogliente, ben sostenuta dall’alito di freschezza.

Brunello di Montalcino 2011

Sangiovese di temperamento, caldo e incisivo, sapido e sincero, la cui pienezza non sente il freno ( e gli obblighi) della ridondanza.

LA SORPRESA DI UN GIORNO

foto-di-famigliaBrunello di Montalcino 1985

L’evoluzione non smette i panni della portatrice sana di sottintesi. Più che la finezza, ad emergere, è un indomito carattere terragno. Bel sorso, leggermente asciutto nell’incedere ma vivo, succoso, schietto, checchennedicano la fibrosità del tratto e la rugosità del tannino.

Brunello di Montalcino 1975

Lo abbiamo appena stappato. Manco la cortesia e il dovere di attenderlo, che la sua bocca già ti incanta. Stratosferico e cangiante, sciolto e puro, rilascia succo, autenticità e un senso innato di naturalezza, mostrando una eleganza inattesa e una progressione étonnante, con la statura del fuoriclasse.

Azienda Agricola SanCarlo – Loc. SanCarlo – Tavernelle  – Montalcino (SI)

Tel 0577 848617 e-mail: info@sancarlomontalcino.it

Crediti fotografici (dell’autore): Gemma Marcucci, Gemma e Giancarlo nel vigneto; vigneti; i suoli di SanCarlo in un bicchiere; la Vigna della Sorgente

Ultima foto (dal sito aziendale): Fausto, Giancarlo e Gemma Marcucci

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