“Effervescenze”, di Massimo Zanichelli. Storie di fermenti sulle tracce dell’ancestrale all’italiana

Di • 20 Lug 2017 • Rubrica: Attualità e idee, Da leggere
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effervescenze_copertinaTutti coloro che potrebbero irretirsi di fronte alla “volumetria del volume” e alla fittezza dell’impaginato si tranquillizzino, ché non c’è niente da temere. La speditezza del racconto, grazie ad una vena narrativa al contempo ispirata e concreta, con le cento storie tratteggiate, la sceneggiatura cangiante, i paesaggi umani e il coinvolgimento che è in grado di suscitare, faranno passare in subordine l’impegno di una lettura: non ti viene di smetterla.

E siamo pure certi che questo affascinante viaggio on the road andrà ad inserirsi con pieno merito in quella branca tematica della critica enologica che ha più a cuore -vivaddio – lo spessore narrativo che non l’urgenza di una frammentazione classificatoria. Perché nel recuperare, direi quasi esaltare, l’epica quotidiana del racconto a viva voce, riesce a condurci nei meandri di un universo dalle decise connotazioni rurali, restituendo alle storie un respiro di autenticità che ci fa stare bene.

A chi è dedicato questo libro apparirà chiaro fin da subito: ai vini frizzanti rifermentati in bottiglia, e che non sono Metodo Classico. E ai loro interpreti, ovviamente, che posseggono tutti i crismi del vignaiolo praticante. Eh sì, la rifermentazione in bottiglia: lo spartiacque che distingue i vini oggetto della trattazione rispetto alla massa dei frizzanti prodotti in autoclave. Oddio, uno spartiacque non solo metodologico, a ben vedere: le grandi cantine da un lato (autoclave), i piccoli dall’altro (rifermentazione in bottiglia). Questioni di socio-politica!

Nel rivalutarne la straordinaria attualità in termini di caratterizzazione e radicamento territoriale, le pagine del libro di Zanichelli ci mostrano la quintessenza di un “bere fragoroso” e tutto italiano, popolato da vitigni “nostrani” e da vini “obliqui”, declinati secondo una tecnica d’altri tempi (con i dovuti distinguo e gli inevitabili aggiustamenti), quale quella della rifermentazione in bottiglia, generata, ma non sempre, dall’aggiunta di mosto ed eseguita sovente senza sboccatura, da cui il nome di metodo ancestrale, rurale, o familiare.

Il libro, in fondo (o forse sarebbe meglio dire “col fondo”), ci narra l’esigenza di una riappropriazione: il recupero dei gesti e dei modi che furono degli avi e l’approdo verso una espressione più vera e rispettosa del territorio. E’ l’alternativa stilistica che si veste di radicalismo, un radicalismo non soltanto di metodo ma fortemente idealistico. E’ il vino come “atto politico”, il vino come rivendicazione del diritto alla diversità.

Grazie alla personalità di questi viticoltori consapevolmente refrattari agli accomodamenti, in buona parte giovani, se ne esce fuori un panorama fitto di memorie, di “prese di coscienza”, di vini e di paesaggi ambientali e interiori; un affresco contadino di stimolante vivacità animato da chi ha trovato la propria dimensione esistenziale in un pezzo di vigna restaurato dalle sconcezze della chimica per affidarlo alla umoralità di un metodo di vinificazione familiare, o ancestrale, o rurale che dir si voglia, nel quale il lavorio dei fermenti gioca un ruolo attivo per decretare il “concetto” che fa la differenza e al quale tutti tengono, quello di vita.

Mario Soldati, al cui seminale “Vino al Vino” questo libro sembra ispirarsi, individuava la bontà e la conseguente bellezza di un vino GENUINO nella sua variabilità, intesa anche da bottiglia a bottiglia. Era ciò che lo distingueva dalla massa dei vini tecnici e industriali. Bene, la variabilità è una delle caratteristiche fondanti di questi vini artigianali e genuinamente espressivi, a volte compiuti a volte meno, a volte ruspanti a volte fini, ma sicuramente individui.

Sono figli di storie che sono storie per davvero, narrate in presa diretta dagli stessi protagonisti e messe in prosa da un autore ispirato, la cui scrittura dettagliata e chiarissima, priva di orpelli e di gravami auto-incensatori, si arricchisce qua e là di citazioni, di rimandi storici o cinematografici (il cinema, altro pallino “zanichelliano”!). E a volte, di fronte a certi vini e a certi personaggi, prende una piega emozionale, a stemperare l’importante spessore descrittivo in un mood ancor più personale e coinvolgente.

Dal Veneto dei “còlfondo” e dei Prosecco d’autore, alla selva dei Lambrusco (ma non solo) emiliani, fino alla Lombardia dell’Oltrepo’, “Effervescenze” si dipana nel cuore profondo della campagna padana e oltrepadana, con i suoi riti, le sue tradizioni, i suoi retaggi e i suoi cambiamenti. Nel pensiero saettante dei protagonisti, a volte sognatori, a volte pragmatici, si riflette un amore incondizionato verso la propria terra. Sono le scelte di vita, e come esse si sono radicate nelle coscienze, il viatico più bello da apprezzare e da conoscere. E poi, appunto, l’adozione e la riscoperta di un metodo di vinificazione particolare, che guarda caso sta incontrando un crescente rigurgito di interesse da parte degli appassionati più sensibili alle istanze del vino di matrice più squisitamente artigianale.

Insomma, l’autore ci insegna e ci spiega che negli anfratti angolosi di un vino ancestrale, o più in generale di un frizzante rifermentato in bottiglia, restano impressi in modo abbagliante il timbro, gli accenti e le potenzialità di vitigni e terroir. Bevibilità, spigliatezza, dinamica e trasparenza espressiva sono gli attributi elettivi che li sdoganano e li fanno svicolare dai luoghi comuni più sedimentati, che vedono ancora nel frizzantino il vino quotidiano secondo una accezione penalizzante, semplificatoria e retrò.

La puntuale descrizione delle suggestioni sensoriali offerte dai tanti vini che Zanichelli ha degustato nel corso di questo viaggio, nutrita dalla profonda conoscenza che gli deriva dal mestiere di critico enologico (per tredici anni abbiamo lavorato assieme alla ex-Guida dei Vini de L’Espresso, da non confondersi con la attuale, mi raccomando!), si avvantaggia qui di un qualcosa di più prezioso: il “senso” alto del racconto e della valenza narrativa. Non solo (non più) legati alle evoluzioni di un liquido dentro a un bicchiere, ma tesi a comprendervi altri sottotraccia, altre possibilità, altre ragioni. Imperdibile.

“Effervescenze. Storie e interpreti di vini vivi”, di Massimo Zanichelli. Bietti Editore; pagg. 490; € 25,00

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